La (non) resurrezione del PD

di Giovanni Negri

 

Il dibattito sul se e come la sinistra possa sopravvivere al tracollo più grave della sua storia è solo all’inizio. Stupisce però che sia tutto politicistico (come posizionarsi Contro questo o quello) anziché affrontare il punto: un Pd privo di identità e riferimenti saldi (un partito Per fare cosa?). Quando ero ragazzo il Pci organizzato rispondeva da par suo al “Marx-Lenin-Maotsetung” dei gruppi estremi con un solido “Gramsci-Togliatti-Longo-Berlinguer”. Sapevano chi erano e perché stavano al mondo. Il crollo del muro e l’impraticabilità della parola “comunismo” portò con sé il grande vuoto.

Prima Occhetto poi Veltroni rifiutarono la scelta di lasciare a nuovi dirigenti un partito rifondato come semplicemente socialista, laburista, socialdemocratico. Occhetto fu castigato insieme alla gioiosa macchina da guerra che abbracciava Pci e sinistra Dc. Veltroni negò le proprie radici (“Non sono mai stato comunista”) e delegò l’identità culturale e politica a ciò che c’era sul mercato. Addio Rinascita e l’Unità, lo Scalfarismo diventò il tutto. Il guaio è che – allora brillante e a la page in edicola – quel salotto di potere in politica ha sempre stonato.

Sicchè il Pd veltroniano provo’ a riempire il grande vuoto prima con una melassa che andava , per dirla con Jovanotti, da Che Guevara a Madre Teresa (“Dedicherò la mia terza età alla lotta alla fame in Africa”) , poi con un Ulivo che via Prodi tenta di rivitalizzare la creatura con dosi ormonali di Dossetti e La Pira, infine con una colla americana che offre in vetrina tutto ciò che suona kennedyano, modernista, anglo progressista. Oggi l’accanimento persino eccessivo contro Renzi suona ipocrita: è il veltronismo l’incubatrice del Kennedyno di Rignano sull’Arno e delle sue Leopolde.

Ma soprattutto, oggi, quello che appare eccessivo è l’accanimento terapeutico di chi chiede al Pd di esercitare un qualsiasi ruolo senza prima fornire una carta di identità che suoni vera e credibile. Io ne scorgo solo 4 possibili, e identifico ciascuna di esse con un Guru, un Personaggio-Riferimento, ovviamente estremizzando per provare a spiegarmi.

Il primo è il Partito Bergoglio. Insomma una svolta apertamente cattolica, assistenziale, buonista e pauperista come naturale sbocco di una sinistra in terra non solo cattolica ma clericale come l’Italia: sezioni e parrocchie convivono insieme, ma il motore non è più il partito bensì la Chiesa e il Pd diventa una grande Caritas. Segretario perfetto: Del Rio.

Il secondo è il Partito Juncker. Un partito che fa della difesa dell’establishment targato Unione Europea la propria stessa ragion d’essere contro la “barbarie populista alle porte”, un partito minoritario, elitario e tecnocratico che cede al grillismo la rappresentanza della sinistra ma ha dalla sua finanziamenti e poteri forti , o almeno forti finchè prevale l’attuale visione della Ue. Segretario perfetto: Calenda.

Il terzo è il Partito Farinetti. Un partito che reinterpreta la sinistra recidendo il passato industriale e lanciandosi in un progetto di Italia museo vivente import-export per il turismo ricco del mondo globale, esaltando da Bolzano a Marsala il bello e il buono tricolore: è forse un po’ malinconico passare dalla presa del Palazzo d’Inverno alla valorizzazione della Cena d’Autunno, ma potrebbe funzionare. Segretario perfetto: Chiamparino.

Infine il quarto modello, quello che non si volle e non si vorrà perseguire. Il Partito Schroeder, o il Partito Olaf Palme che dir si voglia. Un partito socialdemocratico moderno che sappia riaprire il Paese a grandi investimenti anche industriali, radicare nel mondo il made in Italy, difendere un nuovo welfare (certo incompatibile con vincoli e parametri Ue) , concepire una risposta di politica estera e intervento nel Sud del mondo all’immigrazione incontrollata. Un modello che capovolgerebbe alla radice non solo la vecchia storia del Pci ma anche l’altrettanto recente, e anch’essa finita, vicenda del Pd. Segretario perfetto: Nessuno. Questo forse è il punto.

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