Lo strano caso del signor B., trasformato per magia in un premio di maggioranza

di Giovanni Negri*

 

E’ complicato il cul de sac nel quale è finito Silvio Berlusconi. Lo avevano convinto di essere Ghino di Tacco, capo di un gruppo di parlamentari destinati a distribuire le carte, fare e disfare esecutivi. La bacchetta magica del 4 marzo lo ha però trasformato in una sorta di grasso premio di maggioranza, un vitellone trascinato al mercato di governo. Io ci ho anche questo, dice Salvini. A me fa orrore, risponde Di Maio. Il guaio è però che per il signor B. è un calvario obbligato. Al Quirinale, agli altri partiti, negli incontri più o meno riservati non può dire Si e non può dire No. Può solo dire: Voglio.

Il signor B. vuole, fortissimamente vuole essere parte di governo. Quale che sia. A tutti i costi. Anche perché più che volere, deve . Deve perché ne va delle sue aziende che , vero, sono comunque un patrimonio nazionale. Deve perché ne va della rispettabilità sua e della sua famiglia. Deve perché il suo partito comunque se ne è già andato o se ne andrà alla spicciolata, e verrà meno anche quel labile scudo protettivo. Perciò, dovendo a tutti i costi essere Governo di presidio o interdizione a tutela dei propri beni, il signor B. anziché distribuire le carte è divenuto una carta, anzi un cartone.

Lui, che di media aveva ferito, di media è perito. Da sei mesi, come in un gioco degli specchi, i media rilanciavano la sua immagine come quella del Risorto, del Capo indiscusso del Centrodestra, del Crocevia di ogni scelta di Palazzo. E lo facevano nonostante ogni seria analisi , e persino nonostante i numeri (in Sicilia un fragile 16% a fronte del 40% della coalizione). E lui quel ruolo di ago della bilancia lo adorava, ripetendo in ogni intervista che il più forte era lui e che se nessuna coalizione avesse vinto “andrà avanti il governo Gentiloni, ci saranno le Larghe Intese”. Ogni intervista un punto in meno, travasato al buon Salvini.

E adesso ? Può uscire dall’impasse il signor B. ? I modi per provarci mi pare siano solo due. Il primo è il Modello Sansone. Ovvero, forte di tutto ciò che ancora è ed ancora ha, provare a ribaltare il rapporto di forze interno al Centrodestra dando vita a una grande convenzione moderata liberale capace di produrre molta politica organizzata e sfidare la Lega. Ambizione alta, certo, ma anche alto rischio di veder Sansone morire con tutti i Filistei : anni di letargo politico sono piombo su un corpo stanco, e la differenza tra una classe dirigente e la corte di un monarca assoluto pesa come un macigno. In certi casi non è vero che tentar non nuoce.

Il secondo è il modello Nonno Nobile. Con un colpo di generosità , diciamo, il signor B. scioglie Forza Italia e apre la strada a ciò che al Nord è in pratica già realtà, tuttavia plasmando la nascita di un nuovo Centrodestra con alcuni punti vincolanti, con paletti rigidi non aggirabili. Altre strade non mi pare vi siano, o rischiano di essere solo buie gallerie. Ad esempio quella di un’orgogliosa e pietrificata solitudine dinnanzi al formarsi di una maggioranza di Governo dei cui rischi era stato avvisato. Quel Governo Grillo, Grasso, Pd De-Renzizzato che avrebbe nel Partito dei Giudici la sua ossatura e nel suo collante la pulizia etnica del berlusconismo in un fioccare di leggi punitive, dal conflitto di interessi alle spallate a Mediaset alle cento inchieste sempre vaganti. Una strada, o meglio una buia galleria, sostenuta magari da un rinnovato clima di “simpatia” che si va preparando grazie all’ opera d’arte di Sorrentino che sta per essere presentata al pubblico, con il solito e davvero abilissimo Toni Servillo. Una galleria buia che porta ad Hammamet.


*Giovanni Negri (Torino, 1957) è giornalista, scrittore, politico e imprenditore. Deputato a ventisette anni, è stato parlamentare italiano ed europeo, segretario del Partito Radicale (1984-1988) e ha avuto un ruolo centrale nel Caso Tortora e nella battaglia contro la fame e per lo sviluppo del Sud del mondo. Ha inoltre ricoperto le cariche di presidente di gruppo parlamentare alla Camera e di consigliere del Ministero dei beni culturali. È autore di diversi volumi, tra cui Il Paese del Non fare (Ponte alle Grazie, 1999), I senza patria (con Maurizio Stefanini; Ponte alle Grazie, 2000) e una serie di saggi e romanzi gialli ambientati nel mondo dell’enologia. Tra i suoi libri, Il gioco delle caste (Piemme 2015). Il suo ultimo libro edito da Feltrinelli è L’Illuminato. Vita e morte di Marco Pannella e dei radicali (2017). Il suo sito web è www.giovanninegri.eu.

Con questo articolo inizia la sua collaborazione con La Voce dell’Isola

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