Tutto è stato detto e scritto

di Guido Di Stefano

    La Parola, il Logo, il Verbo hanno indicato al mondo la via da percorrere per conseguire il bene comune in tutti e le dimensioni (o “stati”) cui sono destinati i viventi; e il messaggio è sintetizzabile semplicemente nell’invito ad “amare e rispettare il Creatore e il prossimo” (i così detti “altri”), con tutti i comportamenti annessi, connessi e conseguenti agli universi “amore e rispetto”.

     Dubitiamo che tutta la saggezza del passato sia pervenuta a noi. Per quanto ne sappiamo la pratica della scrittura non si perde nella notte dei tempi e quindi il “sapere” prima si propagava per tradizione orale, con le inevitabili variazioni, arricchimenti, depauperamenti. Le forme scritte (figurate, simbolistiche,  geroglifiche, cuneiformi, alfabetiche, verticali, orizzontali …) consentirono di fissare  e  trasmettere su pietra, terracotta, tavolette varie, bastone,  papiro, pergamena, tela, carta (ora siamo oltre).

     Ma nessuna forma di “memorizzazione” assicura la fedele e integrale trasmissione (ai contemporanei per primi e ai posteri a seguire) della verità e con essa della giustizia. Distrazioni, dimenticanze, smarrimenti, cancellazioni incidentali  o peggio ancora, quando servono ai potenti di turno, ben programmati  occultamenti (che portano all’oblio),parzializzazioni, distruzioni  hanno insieme impoverito e avvelenato l’umanità.

     Quindi anche se tutto è stato detto non tutto è stato scritto e ancor meno è quello che ci è pervenuto. D’altra parte il più delle volte non riusciamo ad avere contezza esatta neppure dei fatti che turbano (prossimi o lontani nello spazio e nel tempo) la nostra esistenza. “La storia è scritta dai vincitori”: è un’amara constatazione profferita con “cinismo” dai potenti “pro tempore” e con sconforto da chi vede negata la verità e la giustizia.

     Sempre più spesso tornano in auge usanze che furono dei tempi bui: non ci sono più fisicamente roghi, patiboli, persecuzioni, scomuniche (riservati a eretici, ribelli, teste calde, eretici e indemoniati) come non ci sono più i vantaggi censuari per  proni adulatori e servi  in contrasto con i fedeli difensori del “regno”)  e “forse” non ci sono i pugnali insanguinati che finiscono nelle tombe con i  segreti impronunciabili dei potenti; oggi roghi, patiboli, persecuzioni, scomuniche, vantaggi, pugnali sono per lo più “mediatici”.

     Oggi  abbiamo degli espertissimi “comunicatori” che con i media” riescono a far volare anche un asino e magari a dimostrare che i poveri, lupi affamati, sono colpevoli della povertà nel mondo e non i plutocrati, satolli agnellini.

      Poi abbiamo il segreto di stato, vera tomba senza fondo ad uso esclusivo dei potenti governanti democratici. Si cede un’isola? Segreto di stato! Un attentato con centinaia di morti? Segreto di stato! Viene abbattuto un’aereo civile? Segreto di stato! Trattati sovranazionali che pesano e peseranno sui cittadini? Firmati, ratificati con la copertura del segreto di stato (fino al momento di non ritorno)! Si comprano due elicotteri? Cala il segreto di stato sulle spese! Si  prende un aereo di rappresentanza? Costi subito secretati (salvo fuga di notizie)! Dov’è la differenza reale con l’assolutismo? Forse nella sempre più rarefatta libertà di parola e di pensiero?

      E abbiamo ancora le Corti penali internazionali! Stupendo! Peccato, però, che in certo senso gli accusatori vestono le stesse ideologie dei giudicanti e sono inoltre inclini all’uso dei classici “due pesi e due misure”.

    Sono sempre i vincitori e senz’altro è molto utile esserlo o sedere accanto a essi.

    Avete sentito parlare del processo di Norimberga? La giustizia doveva punire tutti i crimini connessi al triste periodo nazi-fascista e quindi anche a quelli del periodo bellico (crimini di guerra in genere). Il mondo sognava giustizia, non vendetta: perché se un governo è dominato da criminali non significa che tutto il popolo lo è, a prescindere dal numero e dalla visibilità di chi dissente. Anche in Germania c’è stato chi si è opposto alla follia di Hitler; lì fu coniato il detto “etsi omnes ego non” (ovvero “anche se tutti fossero nazisti io non lo sono”).

    Eppure Amburgo e Dresda furono bombardate a tappeto dai buoni “mister”; addirittura i civili delle due città conobbero la famigerata “tempesta di fuoco” per cui molti indifesi cittadini bruciarono vivi tra le fiamme. Quante furono le vittime civili? Le cifre divergono molto: dalle poche decine di migliaia ammesse a denti stretti dai vincitori alle centinaia di migliaia proclamate da alcune voci degli sconfitti. Se dovesse passare il principio che tutti i tedeschi erano nazisti allora si può rilanciare la folle idea che i popoli delle nazioni dei “mister” sono geneticamente predisposti alle “guerre indiane” e allo sterminio, ad armi impari”, degli “indigeni” delle nazioni da sottomettere ed espropriare: e l’Europa sembra votata a detto destino.

       La giustizia internazionale? Lascia perplessi l’interpretazione e la classificazione dei crimini di guerra e contro l’umanità: il processo di Norimberga non si occupò affatto dei bombardamenti a tappeto (specie quelli di Amburgo, Dresda, Tokyo) né dei bombardamenti atomici (Hiroshima e Nagasaki).

    Ed ancora una perplessità: sono state mai accertate tutte le eventuali responsabilità “belliche e non belliche” riconducibili agli ambienti dei vincitori?

    I vincitori, torniamo a ripetere, scrivono la storia e i forti (e prepotenti) demonizzano chi vogliono, ponendosi nella posizione del lupo con l’agnello.

    Eppure tutta l’umanità ha sognato e contribuito al difficile cammino verso il bene comune. Molto ha dato l’Oriente e molto anche l’Occidente: perle di saggezza spesso trascurate, dimenticate, nascoste,  distrutte o, come si suole dire, buttate ai porci.

      Proprio di “bestie” parlando, la disinformazione, l’ipocrisia, la perfidia che accompagnano i fatti attuali ci spingono a  condividere  il convincimento  di “chi vede”   “concretizzata”  proprio in occidente l’allegorica satira (rivolta all’oriente) raccontata da George Orwell (Arthur Blair) nella sua “Animal farm” (La fattoria degli animali).

     Magari ci sbagliassimo!

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