Emergenze a 360 gradi, caos soluzioni

di Carlo Barbagallo

 

Da un capo all’altro dell’Europa, da sud a nord, le emergenze sono a 360 gradi, ma non appaiono soluzioni e i contrasti fra i Paesi dell’Unione aggravano maggiormente la situazione. Al problema profughi/migranti, al problema della mancanza di lavoro nelle fasce sociali più sensibili, si aggiungono i venti di una guerra annunciata da tempo per liberare la Libia dal Califfato jihadista, che coinvolgerà anche l’Italia autopropostasi come “guida/leader” della coalizione. Ovviamente in questo momento la questione che sta infuocando l’Europa è quella delle migliaia e migliaia di esseri umani che cercano di fuggire dagli scenari bellici, ai quali non si riesce a fare fronte sul piano dell’accoglienza per l’assenza di una politica/strategia comune, e quanto si è determinato a Calais o alla frontiera macedone ne è una prova tangibile. Ora, per quanto attiene il Meridione, il punto nevralgico è diventato la Puglia (ed anche la Calabria) con sue coste vicine all’altra sponda calda dell’Albaia e del Montenegro, passaggio obbligato dalla Macedonia. La Sicilia è passata in secondo piano, anche se il flusso dei barconi provenienti dalla Libia non si è mai interrotto, mentre si sono “interrotte” le notizie sugli sbarchi nelle coste dell’isola.

Emergenze non stop, dunque, per le quali non giungono risposte concrete, ma provocano al contrario conflittualità che, alla fine, non giovano a nessuno e altresì suscitano (come aggravante) reazioni spesso non controllabili.

mig1Non viene attualmente attenzionato come necessario il dato sulla disoccupazione giovanile, nonostante che le statistiche Istat parlino chiaramente: il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a gennaio è risalito portandosi al 39,3 per cento, il valore più alto dall’ottobre scorso. Gli occupati crescono di fatto esclusivamente tra gli over 50, tuttto, asppunto, a discapito dei giovani. In Sicilia la situazione si presenta ancora più pesante.

E mentre in Italia si polemizza sulle unioni civili e sull’utero in affitto, trasformati (?) in “casi politici”, poca attenzione viene data ai preparativi bellici (che si trascinano da mesi, mentre sul campo si combatte già realmente). Il Pentagono statunitense è pronto a sostenere “con forza” l’Italia, che è in prima linea per il comando di una missione in Libia. migIl capo del Pentagono Ash Carter ha dichiarato che gli Usa sono pronti a garantire il massimo sostegno “già promesso” a Roma, che si è candidata da tempo per il ruolo guida in un intervento internazionale di stabilizzazione nel Paese allorché si insedierà un nuovo governo. L’Italia si è già dichiarata pronta ad una missione militare di supporto, con un contingente non numericamente rilevante (addestratori, consiglieri e forze speciali) e il compito essenzialmente di addestrare le forze locali e sorvegliare siti sensibili, come ambasciate e sedi istituzionali, ad esempio la sede della missione Onu a Tripoli. Era inevitabile che gli USA appoggiassero la pressante richiesta “made in Italy”, soprattutto nell’attuale loro fase di potenziamento delle basi militari statunitensi in Sicilia e con la vicenda dell’impianto satelittare MUOS di Niscemi ancora in mano alla magistratura e, quindi, non risolta “ufficialmente”.

Nulla, dunque, si mostra “risolto” e risolvibile in tempi brevi. Troppa carne al fuoco rischia di andare in fumo, bruciata. Questo, probabilmente, è uno dei motivi principali per il quale si cerca di distrarre la collettività puntando sul (meritato) Oscar a Morricone o ad altri argomenti “secondari”: anche se è vero che non ci sono “falsi” problemi, molti problemi vengono “accantonati” nella speranza di trovare vie d’uscita per quelli considerati prioritari.

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