La cascina maledetta di Quargnento: arrestato il proprietario

di Luigi Asero

 

Giovanni Vincenti ha confessato nella notte, in maniera esaustiva. È lui che aveva maldestramente organizzato l’esplosione della sua cascina per riscuotere il premio assicurativo. Nel disastro sono morti tre vigili del fuoco, mentre altri tre soccorritori sono rimasti feriti. Che le indagini fossero a una svolta si era compreso già nella serata di ieri

quando la troupe di “Quarto grado” in diretta dal Comando Provinciale Carabinieri di Alessandria aveva avuto modo di notare come il Vincenti fosse insieme alla moglie presso gli uffici sin dal pomeriggio e poi in serata era giunta in caserma l’avvocato, segno che il Vincenti da testimone avesse assunto la posizione di indagato. Nella notte, come dicevamo, è arrivata la confessione “piena ed esaustiva”, anche perché messo di fronte all’evidenza scientifica delle prove raccolte sin da subito dal Reparto Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri e dai riscontri di tutti gli inquirenti che da cinque giorni hanno esaminato con estrema cura ogni aspetto della vicenda.

I reati contestati sono disastro doloso, omicidio e lesioni volontarie.

Il Procuratore Capo di Alessandria, Enrico Cieri, in conferenza stampa ha precisato: “L’indagato ha ribadito di voler danneggiare le cose ma ha escluso la volontà omicida“.

Nelle intenzioni del Vincenti, che avrebbe una forte esposizione debitoria, c’era la riscossione del premio assicurativo che proprio nel mese di agosto era stato rinnovato aggiungendo fra i danni coperti  il “fatto doloso altrui” con un massimale assicurativo di un milione e mezzo di euro. La moglie di Vincenti, seppur a piede libero, è indagata per concorso negli stessi reati del marito.

Le indagini comunque non sono concluse anche se il Procuratore ha precisato: “Non diciamo nulla sulle prospettive future delle investigazioni”.

Ma come si è arrivati alla svolta? La svolta nelle indagini è stato il ritrovamento in casa di Giovanni Vincenti del foglietto di istruzioni del timer che l’uomo teneva sul comodino della camera da letto. “Ieri pomeriggio nel corso di una perquisizione disposta dalla procura in casa dell’uomo in qualità ancora di persona offesa per chiarire ogni aspetto della vicenda risarcitoria e della pesante situazione debitoria che veniva da lui denunciata, sono stati acquisiti elementi oggettivi e dimostrativi di una sua responsabilità nell’apprestamento di questo congegno esplosivo, in particolare è stato trovato il foglietto di utilizzo del timer che è stato sequestrato nella parte di abitazione parzialmente crollata”.

Giovanni Vincenti dunque è l’attentatore maldestro che nel tentativo, goffo, di truffare la società assicurativa per risanare i suoi debiti ha sconvolto la vita di tante famiglie, compresa la sua. Restano alcuni dubbi, almeno a noi. Se veramente non voleva causare danni a persone perché dopo la prima esplosione non ha fatto nulla per impedire che i soccorritori entrassero dentro la cascina? Perché ha provato ad accusare altre persone fingendo la parte del “perseguitato” in paese? Perché infine ha tenuto con sé le istruzioni del timer conservandole addirittura proprio nel suo comodino? In una intervista dei giorni scorsi aveva chiarito che a seguito di un incendio precedente alla stessa cascina nessun colpevole era stato individuato. Abbiamo certezza che non volesse “vendicarsi” di quei Vigili del Fuoco sentendosi già a prescindere un “perseguitato”? Le indagini successive forse chiariranno anche questi aspetti.

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