Le parole del Presidente-Conte: è peggio quello che manca o quello che c’è?

di Valter Vecellio

Citare Dostoevskij e Puskin è certamente elegante, ma non sufficiente. I due, comunque, meriterebbero di meglio. Per i cultori della materia.

Il neo-presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel discorso con il quale ha chiesto la fiducia in Senato ha utilizzato il termine “governo” 33 volte; e “Paese” 25;”nostro” 30 volte, “cittadini” 27; la parola “anche”, ricorre ben 41 volte; e ci assicurano che aver adoperato ben 7 volte viene l’espressione “ma anche”, sta a sottolineare la natura quanto più possibile ‘inclusiva’ del programma di governo. Non è stata citata la questione dell’Iva e dell’incombere delle clausole di salvaguardia; nessun cenno alla delicata questione dell’Ilva di Taranto; mai menzionata neanche la parola “scuola”. E questo significhera’ ben qualcosa.

Chi scrive è rimasto colpito da altre cose. Conte annuncia che ci sarà un potenziamento della legittima difesa. In cosa consisterà questo cambiamento? Altre promesse di cambiamento: si metterà fine al business dell’immigrazione che è cresciuta a dismisura sotto il mantello della finta solidarietà.

Abbiamo gia’ avuto modo di vedere cosa significa, il metodo Salvini legittima grande e profonda preoccupazione. Si lotterà contro la corruzione. Si vuole un paese a misura di cittadini diversamente abili che si ritrovano abbandonati, soli con le loro famiglie. Va tutto bene, appena ci si spiegherà come e quando.

E una questione che a chi parla sta molto a cuore, e che costituisce la madre di tutti i problemi del paese: la Giustizia: “Ove necessario, aumenteremo il numero di istituti penitenziari anche al fine di assicurare migliori condizioni alle persone detenute, ferma restando la funzione riabilitativa costituzionalmente prevista per la pena, che impone di individuare adeguati percorsi formativi e lavorativi”. Questo “ove necessario” vuol dir tutto e vuol dire nulla. E tutto e nulla vuol dire “ferma restando la funzione riabilitativa costituzionalmente prevista per la pena”.

Le vocazioni forcaiole delle due forze politiche che formano da architrave per il nuovo governo; la vaghezza e la genericità del discorso programmatico del presidente del Consiglio, non autorizzano alcun ottimismo. Laicamente vanno giudicati i fatti, i comportamenti concreti, e una parola di dialogo non va negata a nessuno.

Però non ci si può neppure nascondere scetticismo, perplessità, inquietudine: per quello che si è detto, per quel che si annuncia di voler fare; soprattutto per quel che non si dice e si vuole o si deve tacere.

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