Elezioni: volenti o nolenti “un” cambiamento c’è stato

di Salvo Barbagallo

 

Analisti e commentatori potranno discutere a lungo sul perché gli Italiani hanno votato come ormai è noto, ma di fatto “un” cambiamento si è avuto, c’è stato e, volenti o nolenti, deve andare giù anche a coloro che avrebbero preferito un altro risultato. Non piace il termine “cambiamento”? Allora chiamatela “svolta”, positiva o negativa che sia, questa “svolta”, volenti o nolenti, cambierà il modo di far politica nel nostro Paese. Cambierà il Paese? Questo è un interrogativo al quale si potrà dare risposta quantomeno in tempi brevi.

Certo, c’è ancora chi sostiene il “non cambia nulla”, come se quello che è già accaduto non avesse alcuna valenza. Certo, se si vuol stare sulle nuvole la “libertà” che a tutt’ora vige in democrazia, lo consente altrettanto liberamente. Solo che è difficile contestare i “fatti”: la conclusione del voto lo dimostra. Certo… se chi ha vinto non saprà mettersi d’accordo per “governare” degnamente questa Italia che si è espressa in maniera inequivocabile, allora ci sarà un altro “fatto” da registrare. Un altro “fatto” che, comunque, deve essere messo in conto da subito e non da domani.

Certo c’è il “certo”: non si può continuare a stare lì a “dipendere” emotivamente dal crollo del PD e del suo “Capo” Matteo Renzi, come se questo “partito” e questo personaggio fossero la vera anima rappresentativa della collettività nazionale, e quindi si debbano necessariamente piangere i moribondi attendendo che esalino l’ultimo respiro. I mass media (in generale parlando) a risultati definitivi hanno voluto “privilegiare”, con metodo altamente sofisticato, gli aspetti delle ripercussioni negative del crollo della (presunta) leadership del PD quale partito in grado di governare l’Italia. Purtroppo gli aspetti negativi e le ripercussioni negative di Governo dell’Italia li ha dati (non tanto gratuitamente) proprio il PD, quanti lo hanno rappresentato dopo la “rottamazione”, e quanti lo hanno avallato da gregari opportunisti.

La sconfitta non ha ammorbidito Matteo Renzi che adotta la tecnica del rinvio motivato (come previsto) per le sue dimissioni da segretario PD all’insediamento delle Camere (tranne, poi, magari fare marcia indietro sulla decisione), rivendicando il suo “buon Governo” e le tante cose “ben portate avanti”: è la sua opinione e come “opinione” deve essere rispettata. Chi la pensa diversamente, altrettanto liberamente, può tenersi le proprie opinioni: il dato inconfutabile lo ha espresso l’elettorato ed è troppo presto per contestarlo.

Non è cambiata nell’uomo Renzi la caratteristica primaria dell’arroganza politica, del modo di operare di scaricare i fallimenti su cause regresse. Come nel caso odierno in cui si attribuisce la debacle all’occasione perduta dell’Europeismo, affermando con serenità che per lui “Non c’è nessuna fuga” e che per il PD la via dell’opposizione non è un sacrificio, però lasciando fuori dalle logiche attuali lo scenario di un eventuale dialogo con chicchessia. Questo è quanto noi siamo riusciti a cogliere dalle parole espresse dalla guida uscente del PD nel corso della conferenza stampa rinviata da minuto a minuto, forse per accrescere l’attesa dei giornalisti presenti al Nazareno. Parole che fanno già a pugni con quelle espresse da Luigi Di Maio. Cosa accadrà domani? …

(La storia continua da sé a puntate con i nuovi episodi che presenteranno aspetti non consueti… in aggiornamento)

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