Elezioni: in Sicilia e altrove il cazzotto dei 5 Stelle ai potentati

di Salvo Barbagallo

 

L’hanno definito “schiaffo” al sistema, il risultato elettorale per il rinnovo del Parlamento nazionale, ma di “cazzotto” alla pancia ai potentati (di tutte le specie) invece si è trattato. Le “analisi” dei sapientoni dei “numeri” potranno alla fine giustificare il crollo del PD, ma il “crollo” non è stato dovuto “principalmente” al Movimento 5 Stelle.

Consentiteci di esprimere la nostra opinione in merito, fra l’altro espressa in tempi non sospetti, quando “ufficialmente” si presentò alla ribalta il “giovane” Matteo amante dei coni gelati. La “missione” di Renzi era quella di “distruggere” quella Sinistra (più o meno Sinistra) che si riconosceva nel PD. Il “buon” Matteo (lo definimmo anni addietro anche “Super man”, ed espressione tipo della “Forza occulta” delle Guerre Stellari di Spielberg) iniziò il suo faticoso lavoro con la “rottamazione” dei principali esponenti della “vecchia guardia” di quel partito, quella che (bene o male) ricordava ancora il PCI, Togliatti e Berlinguer. Ci chiedemmo, allora, dove attingesse l’energia necessaria il giovane fiorentino, e ipotizzammo (visti i continui viaggi) uno stretto collegamento con il lontano Oltre Oceano di Obama, e con la più vicina Merkel. Un percorso che mal nascondeva pure equivoche “simpatie” verso l’avversario (presunto)  Berlusconi. La “forzatura” personale (fino a che punto “personale” non si sa) per lo stravolgimento della Costituzione Italiana avrebbe dovuto mettere in guardia i suoi “compagni” di partito, i quali, per rendersene un po’ conto, hanno dovuto attendere l’esito del Referendum. Paradossalmente, e senza proseguire oltre nella “storia” personale del personaggio, Matteo Renzi è il “vero” vincitore di queste elezioni: è riuscito a portare alla debacle il PD. Movimento 5 Stelle e Destra, in fondo, gli devono essere grati: soltanto Renzi e chi ha governato il Paese in questi ultimi anni sono riusciti ad aprire gli occhi agli Italiani che, finalmente, sono usciti dalla loro apatia, come era accaduto per il Referendum Costituzionale, e dire “basta!”. E, intanto, gli Italiani hanno messo un “punto” fermo. Un “punto” fermo che porti l’etichetta di Grillo, o di Salvini e Berlusconi – ora come ora – poco importa: di “cambiamento” si tratta, di “cazzotto” al “sistema” si tratta, e non di semplice “schiaffo”. Un “cazzotto” che i “potentati” non incassano bene, anche se non finiranno al tappeto. Almeno  in questo round.

La Sicilia – considerata da sempre “laboratorio” politico del Paese – pur avendo registrato la percentuale più bassa di votanti, ha decretato un successo quasi incondizionato al Movimento 5 Stelle, con un consenso che raggiunge punte del 50 per cento e fa il pieno dei seggi assegnati nei 28 collegi uninominali: un 28 a “0” che gli avversari non avevano previsto, mentre la coalizione di Centrodestra è vicina al 30 per cento dei voti, con Forza Italia tra il 20 e il 21 per cento, seguito dalla Lega al 5 per cento circa, chiara sconfitta per il centrosinistra che, a risultati conclamati, dovrebbe attestarsi sul 14 per cento.

Matteo Renzi si-dimette-non-si-dimette da segretario PD? Probabilmente, se non sicuramente, agli Italiani interessa poco il destino del “rottamatore”.

(La storia continua da sé a puntate con i nuovi episodi che presenteranno aspetti non consueti… in aggiornamento)

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