Crederemo ancora?

di Guido Di Stefano

 

Noi esseri umani, noi occidentali in particolare crederemo ancora in qualcuno o in qualche cosa?

Dopo secoli di menzogne e manipolazioni riusciremo ancora a credere in qualsiasi cosa che non sia immediatamente e scientificamente riproducibile anche da noi?

Ora chiunque, quando non vuole credere o nemmeno condividere, si appella alla “concorrenza” di più fonti storiche “non esclusivamente” di parte: tutti vogliono vedere a 360°, anche se per lo più non capiscono esattamente il significato delle loro espressioni.

360° piani o spaziali (solidi)? Tutti parlano e guardano in orizzontale, mai verso l’alto e verso il basso. Noi siamo e viviamo in contesti multidimensionali e quindi dovremmo esplorare in ogni direzione e prospettiva dimensionale.

La lotta alla verità da sempre è condotta a tutti i livelli e in tutte le corrispondenti angolazioni. Chi ha nascosto di più:  gli umili o i potenti? Sembrerebbe che i potenti hanno avuto più vantaggi e mezzi per imporre le loro verità-menzogne e sotterrare la storia, quella vera.

Ai nostri giorni siamo continuamente sferzati dai venti carichi di granelli di sabbia per ostacolarci ogni visione e fragorosi al punto da impedirci ogni diverso ascolto: quella sabbia che cadendo copre tutto quello che è (ed è stato) e ci permette di vedere quello che c’è ancora e cioè il vuoto del deserto; quel fragore che altri non porta se non il riecheggiare i mnemonici balbettii di chi ripete pappagallescamente all’infinito i diabolici “dettati” dei figli di quel satanico artista che ha già convinto troppi occidentali della sua “non esistenza”.

Quanta sabbia “secretante” nasconde ignominie, violenze, distruzioni, morti? Taluni li chiamano segreti di stato, altri semplicemente segreti ma in entrambi i casi sono mantelli per l’invisibilità di colpe e colpevoli.

Quante urla e quanto inchiostro per diffondere e imporre la voce e la  verità di parte! È incredibile: tutti sbraitano la necessità di non sperperare le risorse e i tesori del mondo e nello stesso tempo si sprecano energie e si distruggono foreste per divulgare i mendaci deliri di pochi (pre)potenti!

Spes contra spem” ripetiamo con Paolo di Tarso! Anche  si chi per vocazione e mandato non ci convince continuiamo a sperare. Anche se parole e mosse di chi dovrebbe essere guida super partes ci sembrano influenzate dal grande fratello e dalla sua corte, vogliamo sperare. E mentre preoccupati osserviamo che gli abbracci e le condivisioni sono già stati  offerti ai grandi reprobi di ieri solo perché sono “pro tempore” diventati amici del grande fratello ci ostiniamo a sperare e con “prudenza” ci si avvicina al culto del dio denaro (moneta esclusivamente informatica) ci ostiniamo a sperare.

E mentre plutocrati, tecnocrati, falsi profeti osano accampare e arrogarsi la “custodia di bene e male” alziamo gli occhi in alto e speriamo.

E quando apprendiamo del moltiplicarsi delle caste e delle loro brame di imperio e oro (sulle spalle dei comuni cittadini) soffriamo e speriamo; e se qualcuno dice “così è il mondo” ribattiamo: così sta diventando questo vile occidente perché tutti rifiutano la luce per pescare meglio nel torbido”.

È ora di smetterla di accodarsi alle belanti “folle” che, lusingate dalle vacue promesse di “pascoli grassi”, sono  inclini a gridare a comando “crucifige” e/o  “alleluia”.

Apriamo ogni nostro intelletto sì ché  possa mandare la sua scintilla di luce per illuminare le tenebre! Non nascondiamoci sotto il moggio ma manifestiamoci sul candelabro: le nostre luci devono illuminare e per illuminare dobbiamo essere liberi  e alti.

Ravviviamo i nostri lucignoli fumiganti e ricarichiamoli con “olio”, l’olio delle nostre radici, della nostra cultura, della nostra identità arricchendolo con l’olio buono prodotto in ogni parte del mondo da quella piccola unità costante, identitaria e imprevedibile nella creatività: l’unità essere umano.

Abbiamo avuto tanti maestri, ormai accantonati dai propagatori delle tenebre. Incominciamo magari  a ricercare e capire i pensieri più umani (e meno dogmatici) e luminosi (raramente citati e mai approfonditi) di Socrate. Platone, Gorgia da Lentini, Gesù di Nazareth, Paolo di Tarso e di quelli che li hanno preceduti e seguiti.

Allora avremo la forza di credere “opponendo” speranza contro speranza: e vinceremo le tenebre.

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