Cantando di unioni civili mentre il Paese sprofonda…

di Luigi Asero

Non sarà sicuramente digeribile ai nostri lettori (pochi ma affezionati) il titolo che abbiamo voluto dare a questo articolo. Ma anche i lettori, ne siamo certi, dentro di sé avranno notato come l’attenzione dei mass media e conseguenzialmente dell’opinione pubblica sia ancora una volta orientata verso tematiche di per sé importanti ma non cruciali per la sopravvivenza del Paese e -allargando un po’ i nostri orizzonti- osiamo dire del mondo intero.

Perché “cantando”? Perché tutto è imperniato per ora (fino a nuova distrazione di massa) sul Festival di Sanremo e sui suoi ospiti, sul dibattito in Parlamento riguardante le unioni civili e tutto fa presupporre che intorno a noi non ci sarebbe altro di cui parlare.
Ma se appena proviamo ad alzare le palpebre, quindi non proprio ad aprire gli occhi, ci dovremmo invece accorgere di altri 300 morti uccisi dall’Isis, di nuovi suicidi a causa della crisi economica italiana (a proposito, ma non eravamo usciti da questo pozzo senza fondo della crisi?), di altri migranti annegati nei mari del mondo dall’Egeo al Canale di Sicilia, dal Mediterraneo alle coste indiane, di una recrudescenza dei fenomeni criminali non solo a causa dei fenomeni migratori ma anche per l’incapacità dello Stato di far valere le sue stesse leggi penali. Invece no: cantiamo Sanremo e le “unioni civili”.

Intanto la frammentazione politica non sembra in grado nemmeno di produrre un candidato sindaco della Capitale, mentre si trova costretta a barare (checché ne dica il premier/segretario/factotum) a Milano per imporre con la democrazia delle primarie il suo candidato. Intanto le polemiche montano intorno al possibile fallimento di altri istituti bancari e già, buona parte degli italiani hanno dimenticato anche Giulio Regeni.

Certamente saremo tacciati adesso (e in special modo lo scrivente) di omofobia e negazionismo dei diritti civili fondamentali. Ma di quali diritti stiamo parlando? Di un embrione di legge che nulla risolve rispetto alla gente che arriva a suicidarsi per la crisi (l’ultimo ieri a Palermo), di una legge che nulla risolverà per i milioni di giovani disoccupati ormai privati anche della semplice speranza, di una legge che nulla risolve rispetto all’altamente probabile impegno militare italiano in Libia. Di cosa stiamo parlando? Di una legge che sta riempendo le cronache parlamentari ormai da mesi e che nasce senza alcuna omogeneità di contenuti e di consenso.

Intanto Sanremo si avvia alla sua conclusione, fra pochi giorni sapremo chi sarà il vincitore dell’edizione 2016. Prossima settimana un altro argomento di distrazione di massa lo troveremo. Anzi, perdonateci: lo troveranno. Perché noi a questo “gioco al massacro” non ci stiamo.

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2 Thoughts to “Cantando di unioni civili mentre il Paese sprofonda…”

  1. Tiziana

    Questo dovrebbe essere la voce nazionale non solo dell’isola…..se è vero che siamo tutti italiani. Purtroppo ci lasciamo gabbare da moti etti di superficie che facilmente appannano il resto.

  2. Redazione

    Come non darle ragione? In effetti il nome del nostro giornale non si richiama alla cronaca isolana, ma alla nostra voglia di dire la nostra sulle tematiche locali ma soprattutto nazionali e internazionali. Nella speranza di trovar interlocutori nei lettori che vogliano condividere o anche semplicemente discutere i pensieri proposti. Grazie a lei.
    (Luigi Asero)

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