Navi NATO contro i trafficanti di profughi

di Salvo Barbagallo

L’annuncio è di poche ore fa e lo ha fatto il segretario alla Difesa Usa, Ashton Carter: il via a  una missione NATO nel Mar Egeo per fronteggiare il traffico dei fuggitivi/profughi. Una vera e propria “operazione militare” che  sarà condotta da Grecia, Turchia e Germania con il preciso obiettivo di annientare  la rete di trafficanti  d’essere umani. Germania, Grecia e Turchia hanno raggiunto l’accordo per la missione Nato e passeranno i tempi brevi all’azione.

Ma intanto si continua a discutere ovunque, nelle sedi deputate, della questione dei fuggitivi/profughi che cercano di raggiungere l’Europa. Se ne discute da Bruxelles a Washington, da Roma a Berlino, ma una soluzione che possa essere considerata definitiva ancora non si è trovata. Éiera Matteucci sul quotidiano La Repubblica di ieri (11 febbraio) faceva notare:

Se nel 2016 dovessero arrivare tanti profughi quanti ne sono approdati nell’area del Mediterraneo nel 2015, gli hotspot previsti dal piano Ue sarebbero presto ridotti al collasso. È questa la conclusione a cui porta una simulazione (prodotta dalla startup Datatellers) di come potrebbero essere i prossimi mesi e basata sulle cifre fornite da Unhcr, Iom e Commissione europea relative allo scorso anno. Conclusioni e timori che sono condivise anche dal Viminale: “Il piano degli hotspot rischia di trasformarsi in un imbuto”, fanno sapere dal ministero dell’Interno. E i dati degli sbarchi a gennaio spaventano: sono quasi il doppio dello scorso anno.

Flotta della NATOFuggono dalle guerre nei loro Paesi: fuggono dalla Siria, come dall’Iraq o dall’Afghanistan, cercano di raggiungere la Grecia o l’Italia attraversano il Mediterraneo, nelle cui acque molti perdono la vita. È un’emergenza non-stop. Turchia e Germania sollecitano un intervento della Nato nella gestione della crisi dei profughi nel Mar Egeo, e il ministro della Difesa italiano Roberta Pinotti afferma: Ricordiamo sempre che il Mediterraneo è ampio: c’è sicuramente la parte dell’Egeo, ma anche la parte più prospiciente all’Italia. Penso quindi che l’impegno sul fronte sud debba essere un impegno ragionato e in modo coordinato con le diverse esigenze dei Paesi Nato.

Ma non è soltanto il problema dell’accoglienza che provoca contrasti fra i Paesi dell’UE, sul tappeto c’è anche la questione dei rimpatri di chi non avrebbe diritto a rimanere sul suolo dove è riuscito perigliosamente ad arrivare. Così si esprime il Rapporto della Commissione Ue: Nonostante il fatto che i ricollocamenti dall’Italia siano iniziati alcune settimane prima rispetto alla Grecia, sono ancora molto indietro rispetto all’obiettivo dei 39.600 rifugiati in due anni. Finora sono stati ricollocati solo 279 migranti dall’Italia, con 200 richieste pendenti rimaste tuttora senza risposta. “Il basso tasso” di ricollocamenti, però, “è largamente dovuto ai limitati arrivi di migranti” con i requisiti per beneficiarne. L’Italia ha compiuto oltre 14 mila rimpatri di persone che non avevano diritto all’asilo nel 2015 e ha partecipato a 11 voli Frontex congiunti di richiedenti asilo respinti, ma questo resta insufficiente nel contesto di oltre 160mila arrivi nello scorso 2015.

Le previsioni per l’immediato futuro non sono tranquillizzanti. Gli hotspot, cioè i centri in cui i migranti, nell’arco di 48 ore, dovrebbero essere identificati, registrati attraverso le impronte digitali e smistati, non sembrano al momento una soluzione in grado di fornire accoglienza, neanche se fossero già tutti operativi.

Con le condizioni metereologiche che andranno a migliorare nei prossimi mesi, la situazione potrebbe ulteriormente aggravarsi. Secondo le previsioni, se nell’anno in corso dovesse registrarsi lo stesso numero di profughi del 2015, la Grecia sarebbe in emergenza umanitaria già dal mese di maggio, mentre l’Italia riuscirebbe a gestire il flusso solo se la permanenza nelle strutture di accoglienza hotspot fosse di un solo giorno. Il problema è, dunque, irrisolvibile?

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