Femminicidio: a Nicolosi apre sportello antiviolenza

di Giuseppe Stefano Proiti

  • 25 Novembre 1960 – le tre sorelle Mirabal (oppositrici del dittatore domenicano Trujillo) vennero sequestrate, torturate, violentate e gettate in un burrone.
  • 8 ottobre 2015 – a Nicolosi (Catania) viene uccisa una giovanissima mamma, Giordana Di Stefano. Il corpo è stato ritrovato nella sua auto, massacrato da decine e decine di coltellate inferte dal suo ex convivente Luca Priolo.

Secondo l’OMS, almeno una donna su cinque ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo nel corso della sua vita. La violenza sulle donne è una condizione trasversale che attanaglia anche l’Occidente. (Ovviamente nei Paesi orientali il fenomeno è ancora più diffuso. Si pensi alla pratica delle mutilazioni genitali femminili che ha portato all’introduzione in Italia di una forma specifica di reato culturalmente orientato nel quadro delle fattispecie di lesioni gravissime di cui all’art. 583 c.p.)
La giornata del 25 novembre è stata istituita dall’ONU (in ricordo del massacro delle sorelle Mirabal) per avere un momento celebrativo e di confronto in tutto il mondo su un tema di livello internazionale: il “femminicidio”. Questo termine compare per la prima volta nel 19mo secolo e sta ad indicare l’estrema forma di violenza dell’uomo contro la donna in quanto donna, che nella propria vita esce dai canoni che la società convenzionalmente le assegna.
L’Italia sinora ha compiuto importanti passi verso la tutela effettiva delle donne vittime di violenza.
A livello legislativo, l’ultima riforma del 2013 ha introdotto una novità molto efficace: l’istituto dell’ammonimento da parte del Questore quando si verificano i primi segnali (i cosiddetti reati sentinella: percosse, lesioni ecc.).
Nell’agosto del 2014 è entrata in vigore la Convenzione di Istanbul (adottata dal Consiglio d’Europa) sulla prevenzione e la lotta alla violenza domestica e contro le donne.
Purtroppo il piano nazionale pare ben lontano dall’aver raggiunto gli scopi prefissati dalla suddetta direttiva.  <<C’è ancora molto da fare, a partire dal livello territoriale. Bisogna intensificare gli interventi e attivarsi in maniera concreta per fornire ai cittadini e alle donne gli strumenti per far fronte a qualsiasi forma di violenza. Occorre altresì lavorare sulle coscienze delle nuove generazioni per andare a stanare l’origine di questi comportamenti devianti, instillare una cultura delle pari opportunità e del rispetto dell’altro”.
Sono queste le parole che utilizza la dott.ssa Stefania Laudani (assessore alle Pari Opportunità e alle Politiche Sociali) nella mattinata di sole del 24 novembre, giornata di apertura dello sportello antiviolenza Galatea nel Comune di Nicolosi, (recentemente scosso dall’efferato omicidio di Giordana) alla presenza del sindaco Nino Borzì, della dott.ssa Marisa Scavo (Procuratore Distrettuale Aggiunto della Repubblica), dell’avv. Loredana Mazza (Presidente Centro Antiviolenza Galatea), della dott.ssa Giusi Scalia (assistente sociale Centro Antiviolenza Galatea), del maresciallo Giuseppe Esposito (Comandante Carabinieri – Caserma di Nicolosi), e di un variegato pubblico di partecipanti all’evento.

Entra subito nel vivo della questione la dott.ssa Marisa Scavo, segnalando le conclusioni del rapporto che è stato depositato nel 2013 dall’inviata speciale dell’ONU Rashida Manjoo (esperta del fenomeno in tutto il mondo). L’illustre inviata, dopo aver esortato tutti gli Stati ad impegnarsi nella lotta contro la violenza di genere, si esprime in questi termini: <<è una lotta che va affrontata con la dovuta diligenza per la promozione e la protezione dei diritti delle donne, in quanto il femminicidio è crimine di Stato. A livello mondiale la discussione degli omicidi basati sul genere ha assunto proporzioni allarmanti; culturalmente e socialmente radicati, continuano ad essere accettati, tollerati, giustificati, e l’impunità ne costituisce la prova. Le donne sono soggette a continue violenze, sono costantemente discriminate, è come se vivessero sempre nel braccio della morte con la paura di essere giustiziate>>.

Certo è che il fenomeno della violenza sulle donne è una materia complessa e a differenza di altre tipologie di reato presenta delle sfaccettature con radici psicologiche e sociali.
Indi per cui il Procuratore della Repubblica si sofferma sulla forma (altrettanto grave) di “violenza psicologica”. Non è una morte in senso fisico, ma morale, dell’umano: una lesione estrema della dignità che porta all’annullamento totale della personalità e dell’autostima della donna.

12312002_421868364604586_2020439644_nLa dott.ssa Scavo si serve di questo input di natura psicologica per non tralasciare la necessità di porre l’accento sulla tutela del soggetto maltrattante. Afferma l’autorevole relatrice: <<La tutela della parte offesa non è solo da ricercare a livello giudiziario. Il processo ha un inizio e una fine. Cosa facciamo del reo quando avrà finito di scontare la pena detentiva? Avendo una tendenza alla violenza, probabilmente, una volta libero, tornerà a reiterare. Ecco che bisogna agire in un’ottica preventiva e rieducativa, iniziando a lavorare sul recupero  dalla violenza dei soggetti maltrattanti.
E su questo il codice di procedura penale ci conforta con la norma sull’obbligo di comunicazione che ha la polizia giudiziaria ai servizi socio-territoriali dei provvedimenti coercitivi di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento. Con questa comunicazione, il servizio socio-territoriale dovrà prenderà in carico il soggetto colpito dalle misure coercitive>>.
Il Procuratore ha però lamentato in aula la mancata attivazione di questo servizio (previsto dalla legge) in tutti i Comuni della Sicilia, e ha lanciato un appello alle associazioni antiviolenza a lavorare in tal senso.

E’ stata poi la volta dell’avv. Loredana Mazza, che dopo aver ringraziato l’amministrazione comunale per l’attivazione di quest’iniziativa, commossa, dichiara il suo sentimento di mestizia per la perdita di Giordana (che aveva ballato e regalato momenti di arte al centro Galatea). Parole, le sue, che hanno tutto il sapore di un’arringa: <<Questa è una sconfitta istituzionale. Ed è per questo che oggi siamo qui per non lasciarci abbattere dal senso della sconfitta, ma farci conquistare dal senso della lotta>>. Subito dopo il comprensibile sfogo, l’avvocato raccoglie lo spunto della dott.ssa Marisa Scavo per precisare che intervenire solo sul sostegno psicologico alle donne maltrattate è un punto di partenza ma certamente un limite. Di qui le domande: cos’è un centro antiviolenza e perché esiste?
E’ una struttura privata formata esclusivamente da donne che lottano contro la violenza di genere.
Il centro antiviolenza esiste per colmare quel gap tra le istituzioni e il privato. Talvolta le istituzioni non riescono a intervenire tempestivamente, oppure l’intervento di quest’ultime è più importante e comporta delle conseguenze inaspettate. Allora un centro antiviolenza rappresenta quel luogo intermedio per cui una donna che desidera uscire dal circolo della violenza riesce a trovare un punto di ascolto per raccontare il suo episodio di violenza a delle professionalità del settore. Quest’azione non comporterà automaticamente l’intervento delle istituzioni, delle forze dell’ordine, o l’instaurazione di un processo che ha delle conseguenze ben precise. Lo sportello antiviolenza opera virtualmente: vi è un numero di telefono attivo h24 (333 9000312) e una data fissa per l’incontro apposta presso i servizi sociali del Comune. Non appena un’assistente sociale dovesse avere il sentore che una donna ha necessità di un incontro, lo sportello da virtuale si trasformerà in reale: immediatamente verrà fissato l’incontro dove la donna riceverà il sostegno psicologico, di un avvocato, e di una stanza (messa a disposizione dal Comune) dove eventualmente accoglierla in caso di necessità.
12308848_421867947937961_1838656246_nLa dott.ssa Giusi Scalia avvia l’interessante dibattito verso la conclusione con un discorso pieno di positività: <<In questo clima di dolore e disperazione l’unico modo per combattere il femminicidio è parlare di amore>>. Invita a fare attenzione, a saper distinguere una relazione affettiva sana da quella che invece è malata. L’amore è un locus dove la persona realizza se stessa e tira fuori tutte  le sue caratteristiche positive. Cita il suo grande maestro Umberto Galimberti: <<L’amore è quello spazio in cui attraverso il Noi sviluppo e do spazio all’Io>>.
In chiusura dell’incontro assieme ai saluti del sindaco Nino Borzì, il Comandante dei Carabinieri della Caserma di Nicolosi (maresciallo Giuseppe Esposito) lancia un appello: <<E’ opportuno che tutti facciano la loro parte, perché anche una persona insospettabile innanzi a dei sentimenti che vede persi può perdere il lume della ragione. Qualunque cittadino, anche una persone estranea alla vita domestica della violenza, può contattare i centri antiviolenza o rivolgersi alle forze dell’ordine per segnalare una situazione da attenzionare. A quel punto le forze dell’ordine sono tenute a fare i loro accertamenti, e già senza l’iniziativa della vittima, possono chiedere al Questore l’ammonimento del soggetto maltrattante, che anticipa l’intervento della Magistratura. Questo provvedimento cautelare minimo (di restrizione della libertà personale) blocca la possibilità del soggetto di reiterare i comportamenti violenti e non può più avvicinarsi alla vittima>>.

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