Migranti? Patata “tiepida”…

bagnomaria-patata-bollireDi Salvo Barbagallo

 

Come ampiamente previsto, l’argomento “migranti” fluttua sui mass media, poco in vista rispetto alle complesse questioni della politica governativa nazionale che conquistano i primi piani, dall’approvazione dell’Italicum alle dimissioni di Civati dal PD. Migranti? No, lasciatecelo dire, i migranti non sono considerati (apparentemente) una “patata bollente” non perché si tenta, anche in questo caso, a minimizzare ma, probabilmente, perché a molti non giova tenere sotto i riflettori un problema che ha suscitato e suscita reazioni di varia natura, spesso contrapposte.

Un dato di fatto salta subito agli occhi, anche se non viene messo in evidenza: dopo la tragedia del 18 aprile scorso – quando nel naufragio del natante che li trasportava perirono novecento fuggitivi – non è arrivata l’auspicata, la sollecitata e indispensabile soluzione che potesse mettere un freno al flusso dei barconi provenienti dalla Libia e diretti in Sicilia. Dopo quella tragedia altre vittime si sono avute, ormai però non fanno “contabilità” sui mass media, solo numeri sui quali si sovrappongono altri numeri. Abbiamo scritto e ripetuto come Il Mediterraneo che doveva essere “mare di pace”, il Mediterraneo che già dal 2010 doveva essere “area di libero scambio”, si sia trasformato in un mare di morte, in un mare che alimenta diatribe e polemiche. Diatribe e polemiche che vanno dall’Europa agli Stati Uniti mentre il tempo scorre velocemente e le acque continuano a inghiottire altri esseri umani. Dalle Nazioni Unite rimbalzano notizie su una risoluzione all’attenzione del Consiglio di Sicurezza che potrebbe prevedere l’uso della forza per arginare partenze, morti e arrivi. Riferiscono fonti del quotidiano “Huffpost”, che attualmente chi garantisce il soccorso in mare “procede quando necessario all’affondamento dei barconi”. Ufficialmente si chiama “rimozione di un ostacolo alla navigazione”, intervento previsto dai codici del mare. Episodi sporadici che procurano danno ai trafficanti, ma che non possono considerarsi “soluzione”. Il tempo scorre e dall’ONU o dal Consiglio di Sicurezza non potranno giungere (come sta accadendo) “risposte” immediate: siamo ancora a livello di “bozza” d’intervento. Una “bozza di risoluzione” che sino ad ora avrebbe avuto il via libera solo da Francia e Regno Unito. Nessun assenso da Russia, Cina e Stati Uniti. L’emergenza, pertanto, resta sul tappeto e, come detto, la “patata” è piuttosto “tiepida”, non “bollente”: viene lasciata a raffreddare in attesa che a qualcuno venga in mente un percorso che possa essere praticato da tutti senza che nessuno abbia a subire contraccolpi.

E il problema “accoglienza”? La Sicilia è “satura”, non sa dove “sistemare” i migranti che vengono portati nei centri che dovrebbero “civilmente” ospitarli: non c’è posto. Altre Regioni (vedi la Valle D’Aosta) si rifiutano di accogliere i migranti, l’intolleranza è destinata a superare i limiti. C’è dell’altro: non è stata “risolta” la questione degli scandali che hanno caratterizzato (e che forse caratterizzano a tutt’oggi) la “gestione dei centri d’accoglienza. Il premier Matteo Renzi ha “blindato” i personaggi indagati che fanno parte del suo governo, e per quanto attiene gli “altri” non si è saputo più nulla delle indagini in corso.

Una patata “tiepida”, quella che riguarda gli immigrati, che pur essendo “tiepida” non viene raccolta da nessuno o, quantomeno, non viene raccolta da chi non è interessato. Dove si andrà a breve alle urne, soprattutto al nord – c’è da aggiungere – l’immigrazione è già facile merce da campagna elettorale…

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