Tragedie e insuccessi elevati alla gloria

delrioDi Guido Di Stefano

 

    Ha detto Graziano  Delrio, sottosegretario alla presidenza del consiglio e delegato interlocutore di Crocetta, riferendosi al PD: “Il Pd è un partito grande che ospita tante culture e persone … E’ un grande partito nazionale popolare”. Al volo ricordiamo che ai tempi del “grande” Craxi si esaltava il PSI perché era “pluralista” e quindi con molte anime. A impensierirci è la denominazione “partito nazionale”,  che immediatamente ci ha richiamato alla mente le amare memorie di due  partiti di tragici tempi che molti governanti tendono a “glissare”: il “partito nazionale fascista” (alias “fascismo”)  e il “partito nazional-socialista” (alias “nazismo”). Probabilmente la sua affermazione è spontanea e scevra da occulti intendimenti. Ma noi siamo parte di un popolo che, trascinato nella tragedia “obtorto collo”,  si è già abbondantemente scottato e tutti sanno che la vittima di una scottatura ha paura anche dell’acqua fredda.

   Le nostre perplessità nascono anche dal fatto che la grande “rivoluzione” (detta rottamazione) del “grande” Renzi viene “veicolata” con un nome che non è indicativo di un grande successo: “Leopolda” la stazione del Granducato di Toscana che non raggiunse mai i fasti progettuali. Strano, ma vero.

   Possiamo poi aggiungere il conflitto istituzionale (di cui si è avuta qualche notizia) con il presidente della Camera!

   E se vogliamo ancora si può parlare della acritica obbedienza al signor Obama ed altri nell’applicazione delle sanzioni contro la Russia, in cui si è entusiasticamente tuffata la renziana Mogherini: è stato calcolato che nel 2014 il settore agricolo italiano ne ha avuto una perdita di Euro 1.250.000.000,00 circa e che nel gennaio 2015 si è aggiunta la perdita di Euro 250.000.000,00 circa. Possiamo permettercelo? Proprio noi Italiani che cambiamo orari due volte l’anno per economizzare (si dice) appena novanta milioni di Euro? Noi Italiani che abbiamo assistito alla devastazione “tecnica” della scuola per altri novanta milioni (si disse) all’anno? E poi perché dobbiamo perdere sempre noi e favorire eventualmente i futuri guadagni di altri? Per una riedizione della guerra di Crimea! Quella del XIX secolo fu voluta dalle solite Francia e Inghilterra per la tutela della loro insindacabile voglia di egemonia imperiale-coloniale, che li portò ad allearsi con gli storici nemici Ottomani. Quella attuale obbedisce alle stesse logiche egemoniche che, però, vedono gli USA al posto degli Ottomani.

   Si anche Cavour partecipò a quel conflitto: ma come parte attiva e ne trasse in seguito i benefici; noi oggi, senza un Cavour, ne subiamo passivamente (e, strano a dirsi, entusiasticamente) i danni. E forse dovremo tra i danni annoverare il maggior costo che avrà sicuramente il gas se dovremo comprarlo da qualche altro paese non tanto democratico dell’ex Unione sovietica (qualcuno ha già scritto di contatti UE in questo senso: i nostri governanti lo sanno?).

   Magari qualcuno vanterà chissà quali successi e ammanterà di gloria i nostri disastri come hanno fatto altri con la tragedia della “carica dei 600” (che poi erano di più) nella battaglia di Balaklava.

   E’ la voglia di “accerchiare” la Russia o il progetto della Banca dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa tutte nazioni dalle grandi risorse naturali ed umane) il motivo scatenante del decisionismo anti-orientale  del “grande” Obama? Non sarà questo  (la Banca) il motivo di tante altre inspiegabili tensioni? Sembra proprio che  il progetto di detta banca, in certo senso, ha subito una decisa accelerazione (e questo è eventualmente da approfondire): chissà cosa ne pensano al FMI (fondo monetario internazionale),  diretto dalla brava ma inflessibile signora Lagarde, gradita al signor Sarkozy  il “giudice” di Gheddafi.

   E noi abbiamo sostenuto le azioni del signor Sarkozy anche se non opportunamente motivate. C’era urgenza a rimuovere e “condannare a morte” chi fino al giorno prima avevano ossequiato? Per le materie prime? Ma va, per quanto abbondanti e “pesanti” per l’economia mondiale erano e sono ben ferme sotto il suolo libico! Qualcuno in passato ha insinuato che doveva trattarsi di qualcosa dinamicamente attiva: forse Gheddafi aveva veramente contattato qualcuno dei BRICS e stava stipulando un “contrattino” finanziario-economico sconvolgente per  gli US-dollari e gli Euro? Boh, non potrà mai dircelo! E quindi resteranno solo chiacchiere. Certo, ci ha stupito la fulmineità del voto favorevole dell’ONU per “aggredire” la Libia, per dichiarati motivi umanitari! L’Italia poteva defilarsi come la Germania: ma no, gli ordini erano plurimi, richiedenti una “volontà unanime” e inderogabili oltre che indiscutibili. Abbiamo partecipato e abbiamo vinto: cosa? Una eccessiva esposizione al pericolo e tanti migranti in più, nella più o meno palese indifferenza dei nostri (presunti) amici ed alleati.

   Comunque “sursum corda” (in alto i cuori): hanno organizzato la “Leopolda siciliana”! Speriamo che non vogliano mandarci il messaggio: “lasciate ogni speranza o voi che non contate!”.

   Però pensandoci bene aggiungiamo un’altra quasi preghiera: “Speriamo che non stiano idealmente realizzando il “quadrilatero” di rinascimentale memoria per rendere inespugnabili le roccaforti del potere, che tanti benefici porta a chi lo detiene”.

   Dopo tutto sono lì ad osannare una realtà che un membro del governo nazionale ha definito “partito nazionale popolare”: forse siamo “fissati” ma le tre parole variamente combinate e collegate alla storia ci generano molta ansia.

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