Gheddafi, un massacro “interessato”?

GheddafiDi Salvo Barbagallo

Pochi amano ricordare Gheddafi, soprattutto alla luce degli avvenimenti che sconvolgono la Libia da quando venne decretata la fine della sua dittatura. Forse oggi molti rimpiangono il “male minore” (costituito dall’ingombrante presenza del rais) di fronte alle tragedie che si consumano quotidianamente in quel Paese, di fronte all’incalzare degli jihadisti, e di fronte al pericolo costituito dal milione di disperati che bivaccano in Libia in attesa di trovare una imbarcazione che li conduca sino alle coste della Sicilia. I massa media hanno dimenticato Gheddafi, ma di tanto in tanto su qualche sporadico quotidiano che accoglie le notizie più particolari, emerge qualche informazione tendente a fare luce sul dittatore massacrato anche se vinto. E’ il quotidiano “Il Giornale” che parla del “Giallo sulla morte di Gheddafi” e sul ruolo che avrebbe avuto Sarkozy nella sua eliminazione, riportando le polemiche (apparse sui giornali d’Oltre Alpe) scaturite su presunti finanziamenti all’ex presidente francese proprio da parte del Rais. E molti ora ricordano le dichiarazioni del figlio di Gheddafi Saif al-Islam a raid iniziati: “Abbiamo finanziato noi la sua campagna elettorale e ne abbiamo le prove“. Altri interrogativi emergono dal libro di Hillary Clinton “Hard choices”: Perché il 19 marzo 2011 Nicolas Sarkozy avrebbe lanciato i suoi bombardieri contro Tripoli, tre ore prima di avvertire gli alleati e con al fianco il solo David Cameron?

Lo scenario che emerge dalle inchieste avviate dalla magistratura francese è quello di un interesse personale di Nicolas Sarkozy nell’orchestrare una campagna che doveva portare alla distruzione delle prove di un suo grande e inconfessabile segreto: aver ricevuto un ricchissimo finanziamento da Gheddafi. L’ultimo atto di questa storia è stato raccontato da “La Stampa” e riportato da “Il Giornale”: il fermo giudiziario di Claude Guéant, “che è stato l’uomo chiave della ragnatela di rapporti tra Sarkozy e Gheddafi. Rapporti che infittiscono a partire dal 2005, due anni prima della presidenziale vittoriosa, e che riemrrgono cinque anni dopo, nel 2012 a pochi giorni dal ballottaggio per l’Eliseo vinto da Hollande”.

la Libia oggi non è “terra incantata” e non lo era neppure nel marzo del 2011 quando venne portato avanti l’attacco militare da Paesi (Italia compresa) aderenti all’ONU autorizzati dalla risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza che, nel marzo dello stesso anno, aveva istituito una zona d’interdizione al volo sul Paese nordafricano ufficialmente per tutelare l’incolumità della popolazione civile dai combattimenti tra le forze lealiste a Mu’ammar Gheddafi e le forze ribelli nell’ambito della guerra civile libica. Ora viene ricordato che l’intervento armato venne “inaugurato” dalla Francia con un attacco aereo diretto contro le forze terrestri di Gheddafi attorno a Bengasi, seguito, dal lancio di trecento missili “Tomahawk” da navi militari statunitensi e britanniche su obiettivi strategici in tutto quel territorio.

Ovviamente si dimentica quel primo settembre del 1969 quando Gheddafi prese il potere in modo incruento: in quella circostanza Stati Uniti e Gran Bretagna non accolsero l’invito di re Idris a intervenire militarmente e lasciarono fare. In quel tempo non cambiarono neanche i rapporti Italia-Libia, nonostante che quasi trentamila italiani furono costretti a lasciare quel Paese (21 luglio 1970) dopo che il governo di Gheddafi aveva loro espropriato proprietà terriere e immobili.. Le proprietà di Eni e Fiat però non vennero toccate. Il prezioso liquido continua ad affluire in Italia ancora adesso, ma il pericolo non è più Gheddafi: il nemico numero “uno” adesso è il feroce Califfato. E’ sempre una nuova ferocia ad avere il sopravvento sulla ferocia che l’ha preceduto. Scandali e soldi ricevuti – sostengono in tanti – non puzzano: chi ha avuto, ha avuto, chi ha dato…ha dato.

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