E se la Sicilia volesse staccarsi dall’Italia?

SICILIADi Salvo Barbagallo

L’evento Crimea preoccupa i “grandi” della terra. Preoccupa quel 96,77 per cento della popolazione che ha votato per la riunificazione con la Russia, un referendum che è risultato un plebiscito. Un plebiscito inaspettato e “incompreso” da quanti vedono il mondo in una certa maniera. Era prevedibile che Unione Europea e Stati Uniti d’America definissero e tacciassero “illegale” il referendum  e che a Bruxelles si preannunciassero subito  sanzioni contro Mosca e contro esponenti di primo piano della Russia di Putin. L’Unione Europea – qualora si volesse dire il contrario – mostra e dimostra la sua dipendenza dagli USA. Lo scenario che si prefigura non è limpido perché la reazione dell’Occidente deve essere drastica per evitare che si inneschi un “effetto domino” estremamente pericoloso: gli assetti territoriali non vanno cambiati anche se dagli accordi di Yalta è passata tanta, tanta acqua sotto il ponte e le leadership non sono più quelle determinate a conclusione dell’ultimo conflitto mondiale.

Ora è tutto in movimento, gli imprevisti sono dietro l’angolo e non ci sono analisti talmente capaci da affermare che la situazione possa normalizzarsi, non ci sono sfere di cristallo nelle quali si possa intravedere il futuro. Ora è tutto in movimento e ciò – è innegabile – favorisce le spinte secessionistiche.

Anche la Sicilia oggi potrebbe chiedere di staccarsi dall’Italia se la popolazione lo volesse. E’ grande fortuna dei governanti nazionali e dei politici regionali che la popolazione sia “addormentata” e non ha voglia né forza per reagire a tutte le malefatte che subisce quotidianamente. I Siciliani non sono ancora alla fame, forse lo saranno presto, per adesso tirano a campare distruggendo le giovani energie che non hanno alcuna prospettiva e che devono accontentarsi di vivere nella precarietà. Nel 1944-1945 c’era un forte Movimento che si batteva per l’indipendenza della Sicilia: venne “comperato” con la Carta dell’Autonomia che nessun Governo regionale ha fatto applicare. I tempi sono diversi, la memoria storica è stata scientificamente cancellata, i giovani non riconoscono più le loro radici, non sanno o non capiscono che la Sicilia è una “colonia” italo-americana occupata anche militarmente.

D’altra parte, chi dovrebbe portare avanti una spinta secessionistica? Nessun politico o forza politica ha interesse a farlo, non ci sono Masanielli disposti a spendersi per una rivolta impossibile.

Troppi interessi stranieri gravitano sulla Sicilia, principalmente quelli statunitensi avvallati dai Governi che si sono succeduti nei decenni. Pure alle proteste non si dà voce, l’esempio del MUOS di Niscemi fa scuola.

D’altra parte ancora, quale “straniero” oggi sarebbe disposto a dare una mano a eventuali e improbabili “ribelli” che volessero una Sicilia indipendente? Nessuno correrebbe un rischio simile vista la massiccia e radicata presenza americana nell’isola, da Sigonella a Trapani, da Augusta a Niscemi. La macchina bellica “made in USA” – che in Sicilia ha trovato la sua posizione migliore per controllare e dominare Mediterraneo, Medio Oriente e quant’altro – è troppo forte, troppo ben strutturata per potere essere scalfita da qualsiasi contestatore.

Una Sicilia libera e indipendente? Ma se non è neppure autonoma!

C’è una foto scattata qualche tempo addietro nell’ufficio del comandante della base di Sigonella: la pubblichiamo perché è emblematica e mostra e dimostra in vero stato della nostra isola. Una Sicilia incorniciata fra la bandiera italiana e quella americana. Nell’ufficio non c’è bandiera della Sicilia…

Così è se vi pare…

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