Qualcuno ha voluto l’ecatombe di migranti a Lampedusa?

Molo-LampedusaDi Salvo Barbagallo

 

A giorni di distanza dalla tragedia di Lampedusa, mentre ancora centinaia di corpi giacciono nelle profondità del mare e dentro la stiva del barcone della morte, inquietanti interrogativi vengono necessariamente posti: l’ecatombe di migranti poteva essere evitata? Potranno essere evitati altri eventi terribili, che qualcuno ha già preannunciato come “probabili”?

La risposta la possono e la dovrebbero dare quanti governano l’Italia, quanto governano l’Europa, quanti governano i Paesi da dove partono i disperati in cerca di una vita che ritengono migliore di quella che vivono.

In realtà gli strumenti operativi per prevenire ci sono: lo abbiamo scritto in tanti articoli. Questi strumenti, però, sembrano inefficaci, e subito affiora l’altro interrogativo: perché?

Le forze navali e aeree dei Paesi rivieraschi del Mediterraneo compiono periodicamente esercitazioni di “cooperazione” con lo scopo preciso di focalizzare e incrementare le capacità e la flessibilità nei più ampi interventi di cooperazione ed integrazione in operazioni di soccorso in mare”. Ma questi migranti, il cui flusso appare inarrestabile, a quanto pare, nessuno li vuole aiutare, nessuno li vuole “soccorrere”, nonostante che gli strumenti per farlo siano stati predisposti. I soccorsi sono demandati allo spontaneismo, alla buona volontà, al senso di umanità che hanno dimostrato in tante occasioni gli abitanti di Lampedusa, o di Scicli, o di altre località siciliane dove i migranti si sono diretti in cerca di una speranza. Disattesa.

Lo abbiamo scritto spesso: le parole non bastano, occorrono fatti, iniziative concrete, lo scaricabarile delle responsabilità non serve, la compassione è un alibi dietro al quale ormai non si può nascondere nessuno.

Non ci stancheremo di ripeterlo: Con cadenze programmate periodicamente nell’area del Mediterraneo si tengono esercitazioni aeronavali interforze alle quali prendono parte unità navali ed aerei di Paesi come l’Italia, Malta, Tunisia, Algeria. Libia. Marocco, Spagna, ed altre nazioni rivierasche. L’ultima di queste esercitazioni (la diciannovesima) si è tenuta nel giugno scorso, la “Canale 13”. A che servono queste esercitazioni se poi si verificano episodi dove perdono la vita centinaia e centinaia di esseri umani?

Ecco perché gli interrogativi che la gente si pone vanno considerati veramente inquietanti: è come se ci fosse una volontà, ovviamente non espressa, che simili tragedie si verifichino. Forse non tanto per un disprezzo verso la vita di un essere umano, forse soltanto per mettere in luce un problema che è di tutti. Se così fosse tutti i Paesi interessati – mediterranei ed europei – si sarebbero macchiati di colpe che nessuno potrebbe cancellare.

Non ci stancheremo di tornare su questi aspetti della tragedia: qualcuno, prima o poi, dovrà dare risposte, dovrà rendere conto del proprio operato. Se non lo farà alla giustizia terrena, lo dovrà fare alla Giustizia Divina.

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