Lunedì summit a Palazzo Chigi su Mediterraneo “Mare sicuro”…

Br 1150 Atlantic
Br 1150 Atlantic

Di Salvo Barbagallo

Continuano “no stop” i viaggi della speranza o della disperazione dei migranti che fuggono dalle loro terre e chiudono la loro esistenza, con la vita o con la morte, nelle acque della Sicilia. Da episodi “straordinari”, questi viaggi sono ormai di “ordinaria” amministrazione.

Lunedì pomeriggio si terrà a Palazzo Chigi il vertice per definire i dettagli della missione militare-umanitaria “Mare sicuro” nel Mediterraneo, con lo scopo di “evitare” nuove tragedie del mare. Il summit è stato convocato dal premier Enrico Letta, ed è stata data notizia ufficiale che i pattugliamenti avverranno con i mezzi della Marina Militare, imbarcazioni, aerei ed elicotteri.

Viene da chiedere al premier Enrico Letta se (oppure no) è stato informato da poco tempo, o se era a conoscenza prima ancora che assumesse il pesante incarico di “premier”, che i mezzi della Marina Militare pattugliano il Mare Mediterraneo da anni e anni, praticamente dal dopoguerra, senza dimenticare gli anni del Ventennio fascista, quando Il Mediterraneo, (vale la pena ricordarlo) era definito “Mare Nostrum”, cioè dell’Italia…

Il “pattugliamento” avviene regolarmente via mare e via cielo, con mezzi adeguati. Basta informarsi, se si sconoscono le forze in campo! Ci si chiede, allora, come è possibile che sfuggano al costante controllo le imbarcazioni dei migranti? L’interrogativo è d’obbligo perché non comprendiamo cosa significhi esattamente “Missione militare-umanitaria Mare Sicuro”. Il Mediterraneo non è, o fino ad ora non è stato  un “mare sicuro”?

A Sigonella, alle porte di Catania, è di stanza il 41° Stormo dell’Aviazione Militare Italiana. Dal sito ufficiale apprendiamo quali sono i suoi compiti: “Missione. Il 41° Stormo ha il compito primario di contrastare la minaccia subacquea e navale e quello secondario di concorrere al servizio di ricerca e soccorso. Grazie alle intrinseche caratteristiche tecniche del velivolo Br1150 Atlantic ed al particolare addestramento degli equipaggi, lo Stormo può svolgere le missioni di supporto Antisom ravvicinato a forza navale o convoglio, ricerca indipendente di area, sbarramento in particolari zone di mare in collaborazione con sommergibili alleati, guida di velivoli caccia-bombardieri in missione di attacco alle unità navali, ombreggiamento delle forze navali nemiche, ricognizione fotografica, ricognizione elettronica, minamento, ricerca e soccorso aereo, particolarmente in ambiente marittimo, con la possibilità di sganciare speciali contenitori trasportati nel capace vano ventrale idonei a fornire un valido ed immediato soccorso ai naufraghi. Da diversi anni, inoltre, lo Stormo effettua quotidianamente missioni di controllo dei flussi migratori diretti verso le coste italiane. Attraverso l’insieme di tali operazioni, i velivoli Atlantic si pongono a protezione delle principali vie marittime e contribuiscono efficacemente a garantire il libero svolgimento del traffico marittimo che, per il nostro Paese, rappresenta un elemento determinante di sviluppo e sopravvivenza”. Da anni la funzione “secondaria” è diventata “primaria”, come hanno affermato in più occasioni gli stessi responsabili dello Stormo aereo.

La Marina Militare Italiana opera altresì con questa funzione, se è vero, come è vero, che intraprende periodiche esercitazioni aeronavali alle quali prendono parte unità navali ed aeree di Paesi come Malta, Tunisia, Algeria, Libia, Marocco, Spagna, ed altre nazioni rivierasche. L’ultima di queste esercitazioni (la diciannovesima) si è tenuta nel giugno scorso, la “Canale 13”, con lo scopo di focalizzare e incrementare le capacità e la flessibilità nei più ampi interventi di cooperazione ed integrazione in operazioni di soccorso in mare, Maritime Law Enforcement e sicurezza nel Mar Mediterraneo”. Esercitazioni finalizzate, dunque, che hanno, fra l’altro, alti costi di realizzazione, con impiego non indifferente di energie umane. Mezzi e uomini che possono e dovrebbero essere impiegati per prevenire il verificarsi di tragedie “annunciate”.

Inoltre. Periodicamente si tengono manovre “bilaterali” Italia-Malta, periodicamente si tengono altre esercitazioni e i comunicati stampa ufficiali sottolineano, come un leitmotiv no-stop, come un ritornello ossessivo, le finalità: “Le attività addestrative saranno focalizzate a incrementare le capacità e la flessibilità nei più ampi interventi di cooperazione e integrazione in operazioni di soccorso in mare, Maritime Law Enforcement e sicurezza nel Mar Mediterraneo”.

Inoltre. Dislocati a Catania-Fontanarossa (a ridosso dell’aeroporto civile) sono di stanza gli elicotteri della Marina, nella base denominata “Maristaeli”, che ha festeggiato proprio giorni addietro i 50 anni della sua presenza nel territorio etneo.

Inoltre. Non parliamo dei velivoli e del naviglio della Guardia Costiera…

Inoltre. Non parliamo dei potenti e sofisticati mezzi statunitensi ospitati a Sigonella – dagli “Orion” ai “Global Hawks” – che non fanno altro che “perlustrare” il Mediterraneo…

Se tutto questo armamentario non rende il Mediterraneo “Mare Sicuro”, a cosa serve? Ai migranti? No, di certo.

Ci chiediamo, a questo punto, quale possa essere il significato del “summit” di lunedì prossimo, se il premier Enrico Letta non è stato e non è informato dei potenti strumenti che l’Italia – e pertanto il Governo – possiede.

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