Attacco alla Siria senza count down?

marinaDi Salvo Barbagallo

Attacco alla Siria senza count down “ufficiale”? Possibile e comprensibile, e questa volta non ci sono “anticipazioni” da parte dei mass media internazionali. Se ci sarà un attacco (ed è facile che ci sia) ora sarà sferrato in un momento qualsiasi: Assad ormai ne è convinto tanto che le forze siriane sono “pronte a rispondere”, come hanno riferito fonti della sicurezza di Damasco ad “Al Arabiya”.

Prima, comunque, di un attacco gli Stati Uniti, se vogliono mantenere l’accettazione, anche se non partecipativa, di alleati e governi amici, dovrebbero presentare al Consiglio di Sicurezza dell’Onu le eventuali prove di un attacco chimico in Siria. E questa è la stessa  posizione del presidente russo Vladimir Putin. Bisognerà vedere se il presidente Barack Obama, che allo stato attuale può contare soltanto sulla compartecipazione ad un’azione bellica di Hollande (cioè della Francia), attenderà la decisione dell’ONU per sferrare un colpo di maglio ad Assad.

Difficile la partita che si sta giocando per la questione Siria, al di là delle reali motivazioni che l’hanno provocata. Sono solo due i “veri” protagonisti di questa partita della quale si conosce l’alta posta: gli USA e la Russia, Obama e Putin. Gli “alleati”, da una parte o dall’altra, sono comprimari più o meno “interessati”.

Che qualcosa in loco, in Siria, si stia già muovendo è probabile: la televisione “Al Jazeera” ha riportato la notizia di una esplosione a Damasco (forse un attentato) nei pressi della sede dei servizi segreti.

Per ovvi motivi la natura dell’operazione punitiva USA-Francia non è  nota nei dettagli, ma l’incremento della Flotta statunitense con la “Uss San Antonio”, una nave da trasporto anfibio con diverse centinaia di marines Usa a bordo, potrebbe far supporre anche un intervento a terra. Se così fosse troverebbe spiegazione anche la presenza, già da qualche mese, di un contingente di marines a Sigonella “pronti all’uso”. Se i preparativi in Siria per controbattere l’annunciato e dilazionato attacco fervono ormai da settimane, le preoccupazioni, o meglio gli allarmi per eventuali ripercussioni si notano anche altrove nello scacchiere: Israele ha già dispiegato a difesa di Tel Aviv batterie antimissili “Iron Dome”.

Negli Stati Uniti non tutti condividono le posizioni di Obama; in centinaia sono scesi in piazza a New York e Washington per manifestare contro un intervento in Siria ”costruito su bugie”.

Secondo Pietro Batacchi, direttore della “Rivista italiana difesa” i siriani poco possono fare per contrastare un attacco missilistico: i sistemi missilistici antiaerei in dotazione all’esercito di Assad non sembrano avere alcuna possibilità di difesa contro la valanga di Tomahawk che le navi USA possono rovesciare loro addosso. I siriani sono in possesso dei “Pantsyr S-1” superficie-aria, tra i 36 e i 50 esemplari comprati dai russi, e tre batterie di “Buk M-2”, costruiti per intercettare bombe a guida remota e missili Cruise. Ben poco per fronteggiare una pioggia di missili.

Il punto non è quanto materiale bellico di contrasto possa mettere in campo la Siria, ma ciò che possono fare i suoi alleati, principalmente la Russia che ha schierato una flotta nel Mediterraneo, e l’Iran. Le due potenze certamente non staranno a guardare. “Un attacco Usa in Siria provocherà una reazione che andrà al di là dei confini siriani”: lo ha dichiarato Mohammed Ali Jafari, comandante dei Guardiani della rivoluzione islamica iraniani, che ha aggiunto “Gli americani credono che le reazioni a un intervento militare siano limitate all’interno dei confini siriani. E’ un’illusione“. Si tratta solo di minacce?

L’Italia, intanto, guarda alla questione Siria per il rischio profughi provenienti dalla Siria. Il capo dipartimento immigrazione del Viminale, prefetto Pria, avrebbe in programma una missione lampo in Libano per valutare la portata di un afflusso considerevole di profughi che per fuggire alla guerra possano attraversare il confine per tentare la partenza verso l’Italia.

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