Depistaggio Borsellino, poliziotto: “Dopo interrogatorio Scarantino incontrò Tinebra”

“Ho accompagnato il pentito Scarantino all’interrogatorio alla Procura di Caltanissetta. E quando è finito l’interrogatorio lo abbiamo accompagnato nella stanza del Procuratore Tinebra. Non lo avevo mai detto fino ad oggi perché nessuno me lo aveva chiesto…”. A parlare, nel processo sul depistaggio sulla strage di via D’Amelio è l’ex poliziotto della Dia Vincenzo Militello, sentito come teste della difesa. Era il 29 giugno 1994, cioè il giorno dell’interrogatorio dell’ex collaboratore di giustizia che poi ha smentito le sue stesse dichiarazioni. “Scarantino ha posto al Procuratore delle domande relativamente alla sua collaborazione, ad esempio sulla scuola dei figli, l’eventuale relazione con la moglie con cui non si era ancora incontrato. Ricordo che ha chiesto anche la possibilità di vendere la casa dove abitava alla Guadagna. Mi rimase impressa questa cosa. Lui disse valeva 200 milioni di lire”.

Il 20 febbraio del 2020 Ilda Boccassini, il magistrato che indagava sulla strage di via D’Amelio aveva fatto già questa rivelazione: “Quando Scarantino arrivava in procura a Caltanissetta, si chiudeva in una stanza da solo con il Procuratore Tinebra. Non so il tempo preciso ma per un bel po’. Poi Tinebra apriva le porte e si entrava a fare l’interrogatorio. Alla luce di questo, di tutti i miei tentativi di cambiare metodi e atteggiamenti, dei colleghi che non vedevano l’ora che me ne andassi, scrissi una seconda relazione. Tutti sapevano, tutti conoscevano questa relazione, dove mettevo per iscritto che secondo me si dovevano rispettare i codici”. Durante la deposizione Boccassini aveva fatto riferimento a relazioni “sparite” in cui parlava della inattendibilità di Scarantino e che sarebbe stata “mandata via” dalla Procura proprio perché aveva iniziato “a capire che Scarantino diceva sciocchezze”.

“La Boccassini era spessissimo nei nostri uffici – dice ancora Militello, andato da poco in pensione – Ricordo quando mettemmo una microspia. Quando venne fuori che si erano portati il figlio del collaboratore Di Matteo. Che i fratelli Vitale si erano messi a disposizione per farlo portare via. Boccassini e Arnaldo La Barbera ci hanno atteso fino a notte, ricordo. Ci attendevano in ufficio per aspettare noi”.

E poi racconta che dopo la strage di via D’Amelio “sono andato all’anagrafe per identificare gli immobili di tutti, per vedere se c’era qualche soggetto noto. Sono stato impegnato diverse ore, all’indomani sono andato in via D’Amelio. Abbiamo collaborato con la Scientifica e i vigili del fuoco per risalire ai pezzi di macchine saltati in aria, per cercare di portare via i rottami”.

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