In aumento i casi di cyberbullismo anche nella didattica a distanza

La rivoluzione che la pandemia di Covid-19 ha imposto al mondo della scuola non ferma il cyberbullismo. I casi continuano ad aumentare e si verificano anche con la didattica a distanza: uno studente su 8 è stato preso in giro durante le lezioni online. E’ quanto emerge dall’ultima survey dell’Associazione nazionale Di.Te, condotta in collaborazione con il portale Skuola.net e con Vrai (Vision, Robotics and Artificial Intelligence – Dipartimento di Ingegneria informatica dell’università Politecnica delle Marche), su un campione di 3.115 alunni di età compresa tra 11 e 19 anni. Una fotografia diffusa alla vigilia della Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo (7 febbraio).

“L’immaterialità della relazione digitale libera da tutta una serie di freni inibitori, scatenando fenomeni feroci come l’hate speech o il cyberbullismo – riferisce il cofounder di Skuola.net, Daniele Grassucci – Anche nella Dad si replica una dinamica simile per cui sono enormi le percentuali di studenti che si sentono liberi di prendere in giro altri compagni o i propri docenti: 2 intervistati su 5 hanno assistito a prese in giro a insegnanti, uno su 5 ad altri compagni. Fenomeni che di sicuro avvengono anche in classe, ma non ci risulta in queste proporzioni”.

“La didattica a distanza ha bisogno di altri ritmi rispetto a quelli della classe in presenza – osserva Giuseppe Lavenia, psicologo, psicoterapeuta e presidente di Di.Te – Il tempo online, da soli nella propria stanza, non è lo stesso di quello offline. Servono lezioni più dinamiche, più energiche, più capaci di incuriosire, più coinvolgenti. Quelli che i ragazzi credono essere scherzi, in realtà sono atti aggressivi: la messa online o in chat di una foto e/o di video senza il permesso dell’altro è cyberbullismo, e queste immagini rischiano di rimanere nel web per sempre, con tutte le conseguenze immaginabili. Le cronache sono piene di queste situazioni. Bisogna sensibilizzare ancora di più su queste tematiche, già a partire dai banchi di scuola”.

In crescita anche l’autoisolamento

Il cyberbullismo può portare anche all’autoisolamento, come hanno dichiarato il 45,9% degli intervistati vittima del fenomeno nella fascia di età tra 11 e 13 anni, il 53,4% dei ragazzi tra 14 e 16 anni, e il 65,9% dei giovani tra 17 e 19 anni.

“L’autoisolamento si verifica per due motivi: la mancanza di prossimità con l’altro e il trauma subito a seguito di un episodio di cyberbullismo”, analizza Lavenia. “Questo è un periodo dove sono presenti entrambi questi aspetti – evidenzia – Gli effetti della pandemia stanno lasciando strascichi di paure enormi. Adulti e ragazzi hanno paura di uscire di casa, sta mancando da tanto tempo il contatto con gli altri: sono fattori che non faranno abbassare il bisogno di autoisolarsi. E a supporto di questo si aggiunge anche che è cresciuta la difficoltà a immaginare un domani”. Rispetto ai dati del sondaggio di giugno scorso (47,5%), infatti, sono aumentati del 20% i ragazzi che non riescono a immaginare il loro futuro a seguito della pandemia.

Per Lavenia “serve una maggiore consapevolezza sul tema, e una educazione al digitale, come chiede anche il 77% dei ragazzi intervistati nel nostro campione. Dobbiamo ritornare a sentire le emozioni, a dare valore al corpo, alla relazione e allenare l’empatia”.

In occasione della Giornata nazionale in calendario domani, sono due gli appuntamenti promossi dell’Associazione Di.Te: l’8 febbraio dalle 9 alle 10.30 si terrà quello rivolto ai ragazzi dei primi 2 anni delle scuole di primo e secondo grado, mentre il 13 febbraio dalle 9.30 alle 11 si incontreranno genitori e insegnanti. Entrambi gli incontri sono a titolo gratuito e si possono seguire sui canali social Di.Te.

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