Lutto nel giornalismo: addio ad Arturo Diaconale

Era abruzzese di nascita e romano di adozione Arturo Diaconale, il giornalista scomparso nella notte a Roma a 75 anni dopo una lotta contro una lunga malattia. Una carriera iniziata nel 1973 alla redazione romana del Giornale di Sicilia dopo la laurea in Giurisprudenza e conclusa come direttore della Comunicazione e portavoce della S.S. Lazio, incarico che aveva assunto nel 2016.

Diaconale era nato a Montorio al Vomano, in provincia di Teramo, l’8 settembre del 1945. Dopo l’esperienza nella redazione romana del quotidiano siciliano, nel 1980 passò al ‘Giornale’, allora diretto da Indro Montanelli, divenendone prima capo della redazione romana e poi redattore parlamentare e commentatore di politica interna. Nel 1992 lasciò il quotidiano per diventare redattore capo di ‘Studio Aperto’, la testata giornalistica di Italia 1.

Nel 1992 divenne direttore del settimanale ‘L’opinione’, che trasformò in quotidiano d’ispirazione liberale e democratica. È stato vice segretario nazionale della Fnsi e segretario dell’Associazione Stampa Romana. In televisione ha ideato e condotto su Rai3 il programma ‘Ad armi pari’, partecipando come opinionista nel corso degli ultimi quindici anni a tutti i principali talk show. È stato candidato al Senato per il Polo della Libertà nel ‘96 nel collegio di Rieti e nel 2018 per il centrodestra nel collegio Lazio 2. Dal 2015 al 2018 è stato consigliere d’amministrazione della Rai. Nel febbraio del 2014, da garantista convinto, ha istituito il Tribunale Dreyfus, un organo nato per la riforma del sistema giudiziario e fiscale italiano, dedicato alla difesa dei diritti e delle garanzie dei cittadini a favore delle vittime della malagiustizia.

Diaconale è stato anche autore di numerosi saggi tra i quali vanno ricordati ‘Tecnica post-moderna del colpo di stato, magistrati e giornalisti’, ‘Attacco alla libertà’ e ‘Democrazia e libertà’. Ha scritto successivamente ‘Iran, Israele, olocausto nucleare’ sulle tensioni in Medio Oriente, ‘Per l’Italia, una idea nazionale, una idea liberale’ dedicato alle vicende più significative della storia dello Stato unitario e ‘L’anno del Perón alla fiorentina’ sull’ascesa al Governo di Matteo Renzi. È stato anche presidente del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga e della Fondazione ‘Gran Sasso d’Italia’ diretta a promuovere il territorio del massiccio abruzzese.

L’ultimo incarico alla S.S. Lazio e risale a tre settimane fa il suo ultimo post su facebook in cui difendeva la squadra dagli “attacchi mediatici che stanno cercando, senza riuscirci, di mettere in difficoltà la società. La nostra squadra ha raggiunto dopo molti anni la Champions League, nella quale sta difendendo con successo l’Italia in campo europeo, e non ha perso la voglia né la possibilità di ambire allo scudetto. Sono certo che gli ultimi avvenimenti avranno l’effetto di compattare ulteriormente intorno alla Lazio la sua impareggiabile tifoseria, verso la quale confermo il mio immutato impegno, compatibilmente con le mie condizioni di salute”.

Apprendo della morte di Arturo Diaconale, stroncato, appena a 75 anni da un male che lo ha afflitto per lungo tempo. Arturo, liberale nel senso più autentico e vero del termine, era un amico, oltre che un collega. Compagno, aggiungo (lo so, ne sorriderebbe), per le tante volte in cui è capitato di spezzare insieme il “pane”.

Non sempre ho condiviso le sue iniziative come non sempre lui avrà condiviso le mie prese di posizione; ma nello spirito e nel costume liberale da direttore infaticabile de “L’Opinione” ha sempre tenuto aperte le porte del giornale a quello che mi sembrava utile e opportuno scrivere e comunicare. Mai, mai, mai ha neppure mutato una virgola di quello che gli ho mandato. Ricordo le belle e stimolanti conversazioni, quando ci si incontrava alla “Radio Radicale”, ai congressi e alle manifestazioni. Che la terra ti sia lieve, Arturo.

Così lo ricorda Valter Vecellio, noi lo salutiamo con un “ciao, a ben rivederci”

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