Le proteste a Palermo e Catania organizzate da Matteo Messina Denaro?

Le proteste di piazza delle ultime ore a Palermo e Catania sono state organizzate da Matteo Messina Denaro? Ma vah! Eppure non ci vuole molta fantasia per supporre che “qualcuno”, prima o poi, attribuirà i movimenti di piazza nelle due principali città siciliane alla mafia, alla criminalità (organizzata e spicciola), alla delinquenza comune. Ribadiamo: non ci vuole molta fantasia, un capro espiatorio bisogna pur trovarlo.

Nessuno, in questa sede, intende escludere che fra i manifestanti nelle serate di “ribellione” civica possano essersi infiltrati individui “male intenzionati” con l’intento di fomentare la rabbia di chi viene colpito pesantemente nelle proprie attività dall’ultimo decreto restrittivo governativo. Di “infiltrati” è piena la storia delle proteste che si sono registrate negli anni in Italia: a volte gli “infiltrati” provenivano da spezzoni “deviati” delle stesse Istituzioni, quando si trattava di gruppi che agivano sotto insegne politiche. Episodi che la memoria ha cancellato perché, in quei “casi”, c’era di mezzo la “politica” e chi la rappresentava. Ma oggi, nel pesante tempo della Pandemia, la “politica” (quella “partitica”, almeno) appare assente, anche se l’attuale Governo si autodefinisce “politico”.

La rabbia è stata prevista da chi sta ai Piani Alti dei ministeri competenti: lo abbiamo già evidenziato in più circostanze via via che la situazione dei contagi del Coronavirus si aggravava. Le misure restrittive indubbiamente andavano prese: è il “metodo” che viene applicato che lascia sconcertati. Razionalmente – dal cittadino comune, al cosiddetto intellettuale – non si comprende il “criterio” che viene adottato nel redigere le “norme”, tenuto conto che la “giustificazione” di evitare un nuovo lockdown per le festività di Natale regge poco.

Senza entrare nei dettagli delle “norme” che devono essere applicate (le abbiamo già pubblicate, e sono ben note) le contraddizioni che si notano sono tante, e non vale la pena elencarle. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: diverse categorie ne piangono amaramente le conseguenze. Dai ristoratori agli operatori culturali, attività che vanno in malora inevitabilmente. La rabbia di chi viene colpito dalle misure restrittive è solo consequenziale e prevedibile. Dunque “rabbia spontanea”. Una rabbia sulla quale possono facilmente innescarsi meccanismi alieni e devastanti di chi ha interesse a cavalcare l’onda del malcontento.

E gli “interessi” possono essere di varia natura, magari “interessi inconfessabili” da parte di quanti, in questo momento critico, tirano le fila a loro piacimento.

Da più parti (a livelli “qualificati”) è stato fatto notare che il Paese vivrà settimane molto dure: ciò che preoccupa, ciò che allarma la collettività nazionale (o parte di essa) è la mancanza di un concreto dialogo con chi governa l’Italia, l’assenza di una visibile programmazione dei sistemi utili per affrontare la crisi in atto che tenga conto delle reali esigenze della collettività. Non funziona il discorso che si limita ad enunciare “Obbedire” alle norme e “Combattere” il Coronavirus là dove si è potuto constatare che nei mesi precedenti l’annunciata seconda ondata della Pandemia il Governo non si è mostrato adeguato a preparare gli strumenti idonei (attrezzare gli ospedali, per esempio) per sopperire alle necessità che si sarebbero sicuramente presentate.

La martellante informazione fatta di comunicati sui “numeri” della Pandemia, senza che si sia proceduto a soccorrere – come dovuto – le categorie già colpite dalla prima ondata di Covid, accresce ansia e timori, e porta alla “rabbia”: troppo facile e “stupido” attribuire “soltanto” a “forze eversive” le proteste. E c’è chi ipotizza (già, le teorie complottiste!) che quanto accade segua un piano ben preordinato…

Così è, allo stato delle cose: se vi pare o no poca importanza ha…

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