A Lampedusa è rivolta. Tanti davanti al comune

di Luigi Asero

Fra le vane promesse dello Stato, le vuote parole di circostanza dei rappresentanti locali (si va da “l’hotspot deve chiudere” a “l’hotspot è presidio di legalità e umanità” a “siamo esasperati” per finire a “non c’è nessuna emergenza”), oggi a Lampedusa, dopo che qualche centinaio di migranti era stato trasferito e altri 450 sono arrivati nella notte, la protesta è esplosa.

A guidarla l’ex senatrice leghista Angela Maraventano, mentre il sindaco Martello prova a prendere tempo cercando di convocare per domani le associazioni locali al fine di indire uno sciopero generale (?). Già pare strano che chi amministri convochi lo sciopero. Ma la gente, che non è certo tutta leghista appare invece ormai esasperata.
Tanti i piccoli furti nelle abitazioni, tanti gli animali rubati e uccisi dalle vicine campagne per mangiare visto che in molti sembrano non gradire il cibo italiano servito dalle cooperative nei centri accoglienza e negli hotspot. Tutto mentre i benpensanti dicono che a Lampedusa non ci sono problemi e lì, in vacanza, hanno goduto senza disturbi delle bellezze lampedusane. Certamente. Senza però tenere in considerazione alcuna i disagi di chi Lampedusa non la vive nelle vie del centro dedicate al turismo. Facile insomma: se il problema non si vede allora il problema non c’è.

Intanto tanti migranti continuano a eludere i controlli e nessuno a livello nazionale (in primis i ministri di Interni, Difesa ed Esteri) come a livello locale, pare voler porre rimedio. A contrastare pochi uomini delle forze dell’ordine in proporzione alla massa da controllare lasciati soli dallo Stato.

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