In Italia preparano una Legione Straniera?

di Salvo Barbagallo

L’abbiamo colta da un cittadino comune che chiacchierava con un amico in piazza: “…Per me far entrare in Italia tutti questi emigranti vuol dire che stanno preparando un esercito straniero. Un esercito di quelli che fanno le cose sporche al posto degli altri, tipo i mercenari che lavorano segretamente per la CIA…”

Abbiamo colto anche la risposta dell’amico: “…Ma non dire cavolate: qui siamo in Italia! Chi vuoi che abbia interesse a fare queste cose… “. Il dialogo fra i due si è perso (purtroppo) nel rumore del traffico e non abbiamo potuto ascoltare come è finita la diatriba.

Riportando questa sorta di battibecco fra due persone di una certa età, forse pensionati, non abbiamo inteso violare una legittima privacy: il colloquio, infatti, non era in sottotono e i due non si curavano minimamente di chi stava vicino a loro e potesse udire le loro parole. Da cronisti abbiamo avuto il tempo di trascrivere le frasi ascoltate involontariamente, e abbiamo sentito il dovere di riportarle: in un momento in cui l’informazione appare mistificata (e di prove se potrebbero portare tante) riteniamo utile far “sentire” la voce del cosiddetto uomo della strada. Quella “voce” che i mass media normalmente non raccolgono e che molti che stanno ai piani alti non prendono in considerazione.

Le fiction televisive (nostrane ed estere) hanno dimostrato ampiamente che spesso la “fantasia” anticipa la realtà e, quindi, razionalizzare a 360 gradi ciò che si ha davanti agli occhi, mettendo sul tappeto ogni possibile ipotesi per “spiegare” i fatti, ciò che accade nel quotidiano, può essere una metodologia da non scartare. D’altra parte, se è vero che le “opinioni” possono avere una loro valenza, anche ciò che viene espresso dal cittadino comune non deve essere sottovalutato. Anzi: bisognerebbe prestare più attenzione, molta attenzione a ciò che pensa la gente, a ciò che può significare il “senso comune”, e dare l’importanza che merita.

Indubbiamente chi governa attualmente il Paese non si pone problemi di sorta o, quantomeno, non mostra alcun interesse verso ciò che pensa la collettività o il singolo individuo. Chi governa tira avanti per la “sua” strada e travolge chi non condivide le decisioni che prende.  L’ultima dimostrazione della sua “intoccabilità” il Governo l’ha dimostrata nei confronti della Sicilia, impugnando una “giusta” ordinanza del Governatore  della Regione, Nello Musumeci, in materia di “salute pubblica” in riferimento ai migranti ammassati negli hotspot e nei centri di accoglienza dell’isola.

Proprio i cosiddetti migranti sono uno dei punti “dolens” della situazione che sta vivendo in prima battuta la Sicilia e in seconda battuta l’Italia intera. Migranti considerati profughi che fuggono dalla fame e dalla guerra che, però, a vederli (direttamente o in foto) sembrano usciti freschi freschi da una palestra, così come appaino muscolosi, bene in carne, forniti di tutti gli oggetti elettronici che il mercato offre a chi ha danaro da spendere.

Allora le frasi che abbiamo ascoltato nel dialogo fra i due sconosciuti in piazza dovrebbe far riflettere e indurre a qualche interrogativo. Di interrogativi, però, noi ne abbiamo già posti tanti in precedenza, preferiamo non porne altri, ma preferiamo avanzare qualche considerazione. Non credendo alla disinteressata “Solidarietà di Stato” verso i migranti, siamo convinti che se il premier Conte (o chi per lui) spiegasse alla collettività nazionale le “vere” ragioni (oppure i “veri” interessi”) che il Governo ha nello spalancare le porte (i porti, cioè) a chiunque arrivi dall’altra sponda del Mediterraneo, o perché non mette in sicurezza le spiagge siciliane dove puntualmente approdano barche, barconi e yacht carichi di persone che si disperdono subito dopo il loro arrivo. Gli strumenti di controllo “umani e tecnologici” il Governo li possiede: lo ha dimostrato ampiamente durante il lockdown con l’uso spregiudicato delle forze dell’ordine e dei droni in loro dotazione. Questi mezzi per il controllo migranti non vengono adoperati. Non siamo più in tema di “solidarietà” ma di “permissivismo”, e la ragione deve pur esserci.

Diamo cifre riduttive: negli ultimi mesi in Sicilia sono giunti non meno di ottomila individui apparentemente in buona salute: la questione che molti di questi siano portatori di Coronavirus passa in seconda linea poiché non tutti sono passati dagli indispensabili controlli. Quanti “battaglioni militari” potrebbero comporre i migranti sparsi in Sicilia e sull’intero territorio nazionale? Pura “fantasia” quanto ipotizzato dal cittadino comune che chiacchiera con l’amico in piazza? O una “ipotesi” che le competenti Autorità dovrebbero vagliare attentamente?

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