Sicilia e Coronavirus: perché Sigonella USA non interviene?

Di Salvo Barbagallo                                                                

Tante buone intenzioni mostra d’avere l’assessore alla Salute della Regione Siciliana Ruggero Razza, in sintonia con il governatore Nello Musumeci, nella prospettiva di un “post” Coronavirus nell’Isola, con l’intento di affrontare uno scenario ancora offuscato dall’imprevedibilità. A monte delle intenzioni, comunque, c’è l’attesa di conoscere nel concreto quantità e qualità delle risorse che il Governo metterà a disposizione della Regione nel delicato e complesso “comparto” della Salute e “quando” (soprattutto) queste risorse saranno disponibili.

Nei programmi anticipati da Ruggero Razza c’è la realizzazione di un grande laboratorio microbiologico, che prevede la compartecipazione dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Sicilia, il recupero dell’ex Cto di Palermo da trasformare in ospedale per malattie infettive, un nuovo padiglione al Policlinico di Messina, la riconversione dell’ospedale di Marsala. Insomma, un articolato programma di riorganizzazione degli ospedali che possa essere in grado di sopperire alle necessità che potrebbero presentarsi nell’eventualità di un rigurgito della pandemia Covid-19 e per essere preparati a emergenze di natura virologica.

Le “risorse” in Sicilia (così come per le altre Regioni) devono giungere da Roma, dallo Stato, cioè. Ma la Sicilia e lo Stato (i governanti, cioè) hanno dimenticato che la Sicilia è Regione a Statuto Speciale e dovrebbe usufruire di strumenti economici “differenziati”?

Ma la Sicilia potrebbe “usufruire” anche di altre “risorse”? C’è da chiederselo, in campo “Salute”. A Sigonella (già, Sigonella si trova in Sicilia, alle porte di Catania…) c’è da decenni la più avanzata e sofisticata base militare degli Stati Uniti d’America, la Naval Air Station. In questa installazione il 12 dicembre dello scorso anno è stato trasferito, dopo 70 anni, dalla sede del Cairo in Egitto, il Naval Medical Research Unit (NAMRU) 3. Una notizia importante, passata (o trascurata o volutamente ignorata?) dai mass media nazionali e locali, pubblicata da Antonio Mazzeo il 26 marzo scorso in piena pandemia. Cos’è il NAMRU? È il reparto sanitario d’élite delle forze armate Usa che svolge ricerche e test su virus e batteri e concorre alla produzione di vaccini e farmaci “antivirali”. Mazzeo spiega bene: il NAMRU è composto da una decina di ufficiali di US Navy, a cui si affiancano ricercatori del Dipartimento della Difesa e di alcune aziende private “animate a ottimizzare le capacità di combattimento” delle forze armate degli Stati Uniti e dei Paesi partner. L’unità può inoltre contare su un pool di “esperti” di entomologia, microbiologia e infettivologia. Oltre a quella di stanza a Sigonella, esistono altre quattro unità della Naval Medical Research sparse a livello mondiale: NAMRU-San Antonio in Texas; NAMRU-Dayton in Ohio; NAMRU-2 a Singapore e NAMRU-6 a Lima, Perù.

“La missione di NAMRU-3 è quella di studiare, monitore e individuare le emergenti e riemergenti minacce di malattie che interessano i militari e la salute pubblica, così come quella di sviluppare strategie di mitigazione contro di esse”, riporta il Pentagono. “Ciò è svolto in partnership con le nazioni ospitanti e le agenzie Usa come U.S. Centers for Disease Control (CDC). Le ricerche di base, epidemiologiche e cliniche di NAMRU-3 si rivolgono in particolare alle malattie enteriche, alle infezioni acute respiratorie, alle epatiti, alla tubercolosi, alle meningiti, all’HIV e a varie infezioni da parassiti, batteri e virus che sono endemiche e rappresentano un grave problema pubblico (…) Nel 2001 l’unità medico-militare è stata riconosciuta dall’OMS quale “Centro di collaborazione per le malattie infettive emergenti e/o riemergenti” e successivamente quale “laboratorio di referenza” per le influenze e le meningiti nella Regione del Mediterraneo orientale, mentre è in atto il processo di riconoscimento come laboratorio per l’influenza aviaria (…).

La presenza del NAMRU in Sicilia prima ancora che esplodesse “ufficialmente” la pandemia Coronavirus porrebbe diversi interrogativi, che non è il caso, ora come ora, in questa sede affrontare. Al momento, nel “momento” in cui si sta avviando in Italia la cosiddetta “Fase 2” per uscire dalla crisi sociale ed economica provocata dall’epidemia, nel “momento” in cui in Sicilia l’assessore regionale Ruggero Razza (correttamente) pensa a programmare un “dopo, c’è da chiedersi il “perché” nessuno componente del Governo della Regione non abbia ritenuto utile volgere lo sguardo a Sigonella nella cui base dal dicembre dello scorso anno opera il “reparto d’élite” statunitense specializzato nella ricerca di antidoti (chiamiamoli “vaccini”) antivirali? Sicuramente l’esperienza dei ricercatori USA potrebbe apportare un contributo significativo anche nella programmazione delle strutture sanitarie che l’assessore Razza intende attuare.

Forse non è questione semplice: Sigonella USA è un mondo a parte, a sé stante. Poco importa (?) al Governo della Regione che gli statunitensi e le loro alte tecnologie si trovino ufficialmente “ospiti” nel territorio Siciliano, o che “non ufficialmente” siano “Potenza straniera occupante” il territorio, senza che il territorio stesso ne abbia alcun beneficio.

Interrogativo: perché gli USA di Sigonella non si sono posti “spontaneamente” a disposizione dei Siciliani e degli italiani tutti mentre in tutto il mondo impazza la corsa alla sperimentazione di un vaccino?

C’è sempre e costantemente quel ritornello che si ripropone: Qualcosa non torna…

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