Sicilia-Europee: alla fine a vincere è l’astensionismo

di Salvo Barbagallo

 

Molti soddisfatti, molti delusi per il risultato elettorale delle Europee, ma alla fine a vincere è stato l’astensionismo: in Sicilia la percentuale dei votanti può considerarsi un dato altamente significativo stigmatizzato dal 37,5 per cento degli elettori. Un dato che dovrebbe far riflettere, che in queste ore viene ignorato da (quasi) tutti gli interessati alla “competizione”. L’affluenza alle urne è diminuita notevolmente di circa cinque punti rispetto alle Europee del 2014 (di cinque punti) mentre ancora peggio in riferimento alle elezioni Politiche dello scorso anno (25 punti), quando la percentuale dei votanti aveva toccato il tetto del 63 per cento. Ieri – domenica 26 maggio 2019 – il 62,5 per cento dei Siciliani ha voluto dire apertamente “no” anche ai politici (a qualsiasi schieramento appartengono) che oggi cantano vittoria seppur eletti da una “minoranza” della collettività isolana. Una sfiducia generalizzata che la dice lunga sullo stato di credibilità dei partiti: è questa l’impressione (più che l’analisi) che si ricava dal dato elettorale. Che, poi, vincitori e vinti si accontentino (o meno) del risultato ottenuto senza badare al mancato consenso di gran parte della popolazione Siciliana, è tutt’altro discorso.

Certo possono essere lieti i Cinquestelle con quel 29,85 per cento ottenuto: sono stati votati dalla “maggioranza” della “minoranza” dei votanti Siciliani. Dovrebbero gioire anche Matteo Salvini (secondo partito più votato) che fa conquistare alla Lega nel territorio isolano un notevole 22,42 per cento, e la Meloni che raggiunge nell’Isola ben il 7,28 per cento, e dovrebbe rammaricarsi Berlusconi che si piazza al quarto posto nella classifica con il 14,77 per cento, lontanissimo il tempo quando in Sicilia spopolava perché in tantissimi avevano sperato nel “cambiamento”. Dovrebbe rammaricarsi pure il PD (che invece esulta per la sua “rinascita”) che si blocca al terzo posto con il 18,48 per cento, dopo Cinquestelle e Lega. Tutti a non tenere conto che quelle percentuali acquisite fanno parte integrante di una percentuale di minoranza (ricordiamo, il 37,5 per cento) di votanti. Ma “tutti”, a conclusione della competizione, si dichiarano appagati dal risultato elettore. Non proprio tutti, in verità. La Bonino, infatti e nonostante le notevoli sponsorizzazioni che vengono da lontano, ha fatto buca: Emma con +Europa si è inesorabilmente fermata all’1,94%. Ed è già tanto, a conti fatti.

Il consuntivo? Tre seggi al Movimento 5 stelle, due alla Lega, uno al Partito democratico, uno a Forza Italia e uno a Fratelli d’Italia

Fra gli afflitti che tornano a casa dopo una trasferta durata cinque anni a Bruxelles, sicuramente la giornalista Michela Giuffrida che nel PD dai novantamila voti presi nel 2014 ha visto quasi dimezzate le preferenze, non superando quota cinquantaduemila, scavalcata da Pietro Bartolo con un successo che pesa 135.037 voti.

I più acclamati nel M5S: Dino Giarrusso 116.776 preferenze), Ignazio Corrao (115.365 preferenze), Alessandra Todde (88.206 preferenze).

Ecco a seguire (salvo ulteriori verifiche) le preferenze ottenute dai candidati nell’elezione appena conclusasi per il rinnovo del Parlamento Europeo:

Movimento 5 stelle
Dino Giarrusso 116.776
Ignazio Corrao 115.365
Alessandra Todde 88.206
Flavia Di Pietro 45.686
Matilde Montaudo 44.286
Donato Forcillo 20.004
Giuseppina Antonella Corrado 22.970
Antonio Brunetto 17.621

Lega
Matteo Salvini 239.026
Annalisa Tardino 32.767
Francesca Donato 28.067
Igor Gelarda 26.383
Massimiliano Piu 25.788
Sonia Pilli 24.568
Angelo Attaguile 20.553
Maria Concetta Hopps 15.786

Partito democratico
Pietro Bartolo 135.037
Caterina Chinnici 112.459
Andrea Soddu 69.506
Michela Giuffrida 52.185
Virginia Puzzolo 13.522
Leonardo Ciaccio 11.711
Attilio Licciardi 10.086
Mila Spicola 7.331

Forza Italia
Silvio Berlusconi 90.271
Giuseppe Milazzo 74.624
Saverio Romano 73.093
Dafne Musolino 47.097
Salvatore Cicu 28.470
Giorgia Iacolino 24.211
Gabriella Giammanco 18.455
Gabriella Greco 13.148

Fratelli d’Italia
Giorgia Meloni 63.360
Raffaele Stancanelli 30.293
Giovanni Luca Cannata 20.028
Maria Carolina Varchi  14.295
Francesco Paolo Scarpinato 13.888
Antonella Zedda 13.536
Maria Fernanda Gervasi 9283
Francesco Rizzo 7166

Più Europa
Fabrizio Ferrandelli 8596
Pietrina Putzolu 5058
Maria Saeli 3958
Giuseppe Sanò 3012
Stefania Ficani 2131
Elia Torrisi 1984
Silvia Manza 1083
Marco De Andreis 422

La Sinistra
Corradino Mineo 12.672
Maria Cristina Ibba 4395
Matteo Iannitti 3553
Vera Pegna 3344
Anna Bonforte 3271
Omar Tocco 2877
Abdelkarim Hannachi 2099
Giovanna Cosenza 810

Europa Verde
Nadia Spallitta 4253
Egidio Trainito 2485
Claudio Torrisi 1181
Raffaella Spadaro 1154
Filippo Occhipinti 996
Ilaria Fagotto 900
Giuseppe Cuschera 530
Elvira Maria Vernengo 359

Partito Comunista
Marco Rizzo 2418
Laura Bergamini 726
Giuseppe Salvatore Doneddu 715
Alberto Lombardo 635
Calogero Bavetta 334
Silvia Stefani 222
Eleonora D’Antoni 127
Giovanna Bastone 70

Popolo della Famiglia
Nicola Di Matteo 2280
Elena Di Pietra 1902
Fabio Nalbone 1814
Maria Daniela Paglietti 905
Barbara Figus 829
Eleonora Pagano 730
Giovan Battista Montemaggiore 718
Salvatore Anello

Partito Animalista
Enrico Rizzi 1428
Carmelo Carlo Callegari 639
Cristiano Ceriello 562
Isabella Campana 432
Annunziata Bruno 246
Anna Tonia Ravicini 219
Alberto Musacchio 126

Casapound
Simone Di Stefano 1624
Rosamaria Volcan 889
Pierluigi Reale 627
Giuliana Pinna 311
Luca Virdis 308
Vittorio Susinno 307
Francesca Caria 263
Giusy Morello 197

Popolari per l’Italia
Roberta Isgrò 964
Livio Trombetta 896
Francesco Fazio 412
Luigi Barbera 410
Francesco Casula 382
Barbara Bartolotti 333
Valentina Valenti 160
Federica Nardo 148

Forza Nuova
Roberto Fiore 723
Antonino Currò 276
Monica Grillo 261
Agatino Sapia 225
Maria Borgia 133
Pasquale Alba 123
Antonina Impellizzeri 123
Alessia Augello 15

 

One Thought to “Sicilia-Europee: alla fine a vincere è l’astensionismo”

  1. Luigi Donatello Asero

    Sono stato al comizio di Nicola Zingaretti, che ho avuto il piacere di incontrare a Piazza Manganelli in data 23 maggio 2019, e di intrattenermi con lui brevemente, giusto per dirgli il mio nome e cognome ed essere sicuro che mi avesse presente, visto che sono in contatto online con lui da qualche mese. Nel corso del comizio, il nuovo Segretario del PD ha accennato alla lotta ai sovranismi ed a tale proposito io vorrei aggiungere che occorre analizzare i risultati delle elezioni al Parlamento Europeo del 2019 nel suo complesso: ecco i sovranismi non hanno migliorato i risultati nella maggior parte dei Paesi dell’UE ma solo in alcuni di questi Paesi, ad esempio in Svezia ( leggi Sverigedemokraterna ) Perciò penso che il pericolo sia stato sventato.
    Detto questo, ha poi relativa importanza quale candidato della lista del PD sia stato eletto, se si considera che il segretario
    del PD è comunque Nicola Zingaretti, che sarà perciò responsabile della linea dello stesso Partito, fino a quando si svolgeranno le prossime Primarie, a meno che lo stesso Partito dovesse scegliere di rinunciare alle Primarie e di cambiare nuovamente sistema.
    Certo, il problema dell’astensionismo resta e come, ma è da supporre che i pochi che hanno partecipato, proprio perchè pochi, possano trarne maggiori vantaggi, soprattutto se si considera che anche gli altri avevano la libertà di votare ed hanno semplicemente scelto essi stessi di non farlo.
    Sarebbe interessante approfondire quali siano i meccanismi elettorali attualmente adottati in Russia ed in Cina, Paesi, visto che dei loro sistemi elettorali si parla troppo poco, sebbene entrambi i Paesi siano all’avanguarda dal punto di vista tecnologico ed economico: del sistema politico degli Stati Uniti sappiamo molto di più.

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