Okinawa e Sicilia: isole ancora “preda di guerra”

di Salvo Barbagallo

 

La visita di due giornalisti giapponesi in Sicilia nei giorni scorsi ha riportato all’attenzione (di pochi…) la questione dell’occupazione militare straniera della Sicilia.

Okinawa, basi militari USA

Yasuo Sato e Shin-ichi Kawarada provenivano da Roma, responsabili della redazione Capitolina del quotidiano “The Asahi Shimbun” (“Giornale del sole del mattino”) giornale nazionale in lingua giapponese con sede principale ad Osaka, secondo quotidiano per vendite in Giappone. Una “testata” antica, “The Asahi Shimbun” risalente al 1879, che ha avuto come partner fino al 2010 il quotidiano “International Herald Tribune” di proprietà del “The New York Times”.

Un tour veloce in Sicilia, quello di Yasuo Sato e Shin-ichi Kawarada, che abbiamo incontrato nella redazione de “La Voce dell’Isola”: in meno di 24 ore si sono spinti a Niscemi e Siracusa, fermandosi a Catania. Scopo della loro trasferta: apprendere come reagisce la collettività Siciliana alla presenza delle numerose installazioni militari statunitensi in Sicilia. Molto stupore da parte dei due giornalisti giapponesi nell’apprendere che, complessivamente, la popolazione isolana non considera un “problema” l’invadente presenza” USA di marines, mezzi aerei, armamenti, installazioni belliche ormai stabili da anni, ma che, anzi, è del tutto indifferente alla questione, e che le proteste di irrisori gruppi di “contestatori” cadono nel vuoto, senza sortire risultati.

Meraviglia da parte di Yasuo Sato e Shin-ichi Kawarada tenuto conto che proprio oggi, come riporta marginalmente il nazionale “La Repubblica”, I cittadini dell’isola di Okinawa che ospita la stragrande maggioranza delle forze Usa in Giappone, votano sullo spostamento e costruzione di una nuova base Usa che avrebbe un impatto devastante sulla bellissima costa, e secondo gli ultimi sondaggi, il 67% degli aventi diritto voterebbe no mentre solo il 15,8% sarebbe favorevole al progetto. Anche se la posta in gioco geopolitica è molto alta, Tokyo non è obbligata a tenere conto del risultato.

Okinawa, isola del Giappone, è gestita di fatto dalle forze armate statunitensi dalla fine della seconda guerra mondiale, e rappresenta per gli USA una insostituibile piattaforma per il controllo del Pacifico: la maggior parte delle basi militari USA in Giappone, il 75%, si trova nell’isola di Okinawa. Su 52.000 soldati americani presenti in Giappone, la metà stazionano a Okinawa, che ha avuto un ruolo fondamentale nella guerra di Corea, nella guerra del Vietnam, in quella del Golfo, nelle invasioni in Iraq e Afganistan. Da quest’isola gli Stati Uniti riescono a controllare oltre alla Cina continentale e Taiwan, anche la penisola coreana, gli arcipelaghi dell’Oceano Pacifico, le Filippine, la penisola indocinese consolidando in questo modo la propria superiorità marittima nell’area. Taipei, Shanghai, Hong Kong, Seoul, Manila e Tokyo sono tutte situate a 1500 km di raggio da Okinawa.

Considerare quanto accade ad Okinawa e quanto si verifica in Sicilia, per la stampa giapponese, in particolare per il quotidiano “The Asahi Shimbun”, una circostanza “naturale”, una “verifica” più che opportuna: comprensibile, dunque, la “meraviglia” dei due inviati del giornale nell’apprendere che per i Siciliani la questione “presenza militare USA” nell’Isola è pressoché inesistente. Dalla recente installazione del MUOS a Niscemi –dove Yasuo Sato e Shin-ichi Kawarada si sono recati, potendo vedere soltanto le grandi parabole dell’impianto di trasmissione satellitare i cui reali scopi sono ignoti – al continuo e progressivo potenziamento statunitense della base di Sigonella (con i droni d’osservazione e d’attacco), a quella di Augusta, la Sicilia probabilmente per l’area del Mediterraneo e del vicino Oriente, costituisce una “piattaforma” militare d’importanza strategica superiore a quella di Okinawa.

Forse nella lontana isola del Pacifico il referendum che si sta tenendo cambierà qualcosa: noi ne dubitiamo. Ma almeno, c’è da dire, che in questo caso c’è una popolazione che reagisce e vuol far sentire la propria voce. In Sicilia tutto tace, dai politici alla gente, e le sporadiche e “deboli” proteste  di pochi non possono avere vie di sbocco. Rassegnazione o solo indifferenza, per la Sicilia? O forse semplice assuefazione a uno stato di cose che i politici “Italiani”, dagli Anni Cinquanta in poi, hanno consentito con i Trattati bilaterali USA-Italia, “responsabili firmatari” degli “accordi” da Scelba a La Russa d’aver permesso che la Sicilia (e in parte l’Italia”) rimanessero sino ad oggi “preda di guerra”.

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