Catalogna, il giorno della “verità” sull’Indipendenza

di Salvo Barbagallo

 

La “questione Catalogna” scomparsa dai mass media (o quasi) alla vigilia della scadenza, oggi (16 ottobre) dell’ultimatum lanciato dal Governo di Madrid al presidente catalano Charles Puigdemont che dovrebbe dare una “risposta” esauriente sulla dichiarazione (o meno) dell’Indipendenza della regione. Cinque giorni trascorsi da quando il premier spagnolo Mariano Rajoy ha negato qualsiasi possibilità di dialogo con chi (dal suo punto di vista) viola la Costituzione e la sovranità dello Stato, cinque giorni durante i quali non si sono appresi eventuali passi avanti nelle mediazioni intercorse per evitare il punto di frattura definitivo. Cinque giorni dove la “voce” dell’Europa poco si è fatta sentire, e quanti hanno espresso un’opinione (ovviamente) hanno soltanto rafforzato la posizione del Governo di Madrid, senza minimamente offrire uno spiraglio di soluzione equilibrata per salvare (come suol dirsi) capre e cavali, per salvare (come suol dirsi) la “faccia” dell’uno o dell’altro dei protagonisti (Rajoy e Puigdemont) di una querelle che può vantare ragioni sia da una parte che dall’altra.

Carles Puigdemont

Diversi lettori ci hanno chiesto quali sono i motivi che hanno spinto (e spingono) il nostro giornale ad occuparsi di una vicenda, di una contesa che si svolge fuori dai confini della nostra Isola. A parte le romantiche e storiche affinità (solo presunte?) tra la Sicilia e la Catalogna, a nostro avviso, ci sono ragioni di fondo che, quantomeno, dovrebbero interessare tutti: ragioni che si chiamano richiesta di “democrazia”, di “libertà”, di “autodeterminazione”.  E se, da una parte o dall’altra, si perde di vista lo scenario comune, le ricadute negative non sono esclusivamente per una parte o per l’altra, ma per tutti. Ma, ovviamente, è solo un punto d’opinione, condivisibile oppure no. Resta il fatto che se mancano quei fattori (Democrazia, libertà, autodeterminazione) il rischio è quello di un arretramento irreversibile della cosiddetta “civiltà”. Solo opinioni? Forse.

Mariano Rajoy

La realtà, intanto, in Spagna si gioca oggi nelle irreversibili decisioni che prenderanno Mariano Rajoy e Charles Puigdemont. Probabilmente mentre scriviamo le decisioni sono già state prese: se così è, le conseguenze si conosceranno in tempo reale. È uno scontro fra “diritti”: quello della Spagna a mantenere la sua “sovranità” di Stato, quello della Catalogna a vedere applicata la sua autodeterminazione scaturita da un Referendum (purtroppo) osteggiato con metodi dittatoriali. Se Charles Puigdemont affermerà d’avere dichiarato l’Indipendenza della Catalogna, allora, come annunciato, Mariano Rajoy applicherà l’articolo 155 della Costituzione spagnola che consente di sospendere l’autonomia catalana, e l’articolo 116, che permette di istituire lo stato di eccezione in una parte del territorio dello Stato e, quindi, commissariare la Catalogna, con tutti i risvolti micidiali che ne potranno derivare, quali possibili arresti del Governatore, del comandante dei Mossos d’Esquadra, Josep Lluis Trapero, e chissà quanti altri personaggi del Governo catalano.

Di certo, qualunque evento scaturirà in queste ore non potrà considerarsi “conclusivo”.

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