I marines perfettamente integrati a Catania

di Salvo Barbagallo

 

Anche se in ritardo, dovremmo dare ragione al ministro della Difesa Roberta Pinotti in merito all’integrazione dei militari statunitensi di stanza a Sigonella con la collettività Siciliana? È forse vero (!) che i marines sono perfettamente “inseriti” nel tessuto sociale etneo?  Quindi corrisponde alla “verità” quanto ha dichiarato il ministro al giornalista Mario Barresi il 6 settembre scorso, in occasione della sua visita a Catania per prendere parte alla Festa nazionale dell’Unità: So che Sigonella è una base ben inserita nel territorio e in realtà gli americani e gli italiani sono come se fossero un’unica realtà (…)?

Qualcosa (per caso) ci ha fatto cambiare opinione? No, la nostra opinione rimane intatta e lo dimostra un articolo che abbiamo avuto modo di leggere ieri (24 settembre) nell’inserto del Corriere della Sera (Corriere Sociale – Corriere del Mezzogiorno). Un articolo significativo sul “rapporto” dei militari statunitensi con la popolazione locale, molto più esplicativo di quanto detto da Roberta Pinotti…

Già il titolo del servizio giornalistico (a firma di Riccardo Rossi) spiega in maniera chiara quanto e perché gli yankee siano ben voluti dai Siciliani: “Dalla base di Sigonella volontari in chiese, scuole e associazioni. Ogni anno 159 iniziative di solidarietà per ricambiare l’ospitalità siciliana. Così i militari Usa aiutano i più deboli”. C’è da commuoversi sin dalle prime righe dello scritto di Rossi: Gli americani sono un popolo che influenza la vita di questo pianeta in tanti modi. Pochi sanno che tutte le basi e navi militari nel mondo hanno un programma di solidarietà verso le popolazioni locali. La Stazione aeronavale della Marina Usa di Sigonella, dislocata nella Sicilia orientale, si è distinta nel mondo ricevendo il premio come come migliore programma di buon vicinato del 2015 per avere effettuato 150 progetti solidali, che ha visto impegnati 1200 militari, con un totale di 8000 ore di volontariato (…). Questi uomini che fanno parte di vari reparti, svolgono servizi utili alla collettività (…).”.

Veramente commovente e ammirevole.

Peccato che negli incontri di volontariato come da programma ben definito non si parli dei droni Predator o Global Hawks o del Muos, e cerchi ora di riportare indietro le lancette del tempo cercando di riproporre metodologie di persuasione che si credevano seppellite. C’è da chiedersi, infatti, se qualcuno negli USA ha inteso rispolverare le teorie propagandistiche di Joseph Paul Goebbels…

In più circostanze noi ci siamo occupati del “volontariato” dei marines di stanza a Sigonella: torneremo su questo argomento ogni qual volta si presenti l’occasione.

E non volendo aggiungere altro, ci limitiamo a riportare “qualche” articolo dei tanti pubblicati su questo giornale.


Ecco cosa fanno gli americani di Sigonella a Catania

7 giugno 2016

Di Salvo Barbagallo

Se non fosse per la stampa locale non sapremmo quale attività svolgono effettivamente gli americani di stanza nella base militare di Sigonella. Periodicamente (ma con “costanza”) veniamo a conoscenza del perché ormai da oltre mezzo secolo gli yankee si sono stabiliti alle porte del capoluogo etneo: i giovani marines stanno a Catania per svolgere il lavoro di…giardinieri! È vero, poiché gli enti locali non sanno più come ripulire il (poco) verde urbano, si avvalgono della partecipazione straordinaria dei marines. Da non crederci, ma è così. Probabilmente (ma in merito non è mai stato diramata comunicazione da parte degli organismi competenti, e quindi il dubitativo è d’obbligo) tra la Naval Air Station di Sigonella (base autonoma statunitense) e il Comune di Catania è stata firmata da tempo qualche particolare convenzione, in quanto sistematicamente (sempre dalle notizie riportate dalla stampa locale) pattuglie di marines ripuliscono i giardinietti (?) delle scuole pubbliche e quelle di qualche piazza della città.

Sempre da notizie della stampa locale, ora apprendiamo che la collaborazione USA/Catania si è estesa fuori dal perimetro del capoluogo, grazie ai Club Services della provincia. E così abbiamo appreso che i marines hanno “adottano “un’aiuola” del Comune di Sant’Alfio.

Questa iniziativa è veramente significativa, come le altre che l’hanno preceduta: è il segno più tangibile dell’ottimo e incomparabile rapporto esistente tra gli “alleati” USA e la collettività Siciliana e la collettività catanese in particolare.

Tutto qui?

Certo, tutto qui.

INDISCRETO

Domanda –

E a Sigonella i Global Hakws, i Predator (i droni, i velivoli senza pilota, fortemente armati e operativi), a Niscemi il MUOS, e tutte le altre diavolerie belliche americane sparse nel territorio dell’Isola, che ci stanno a fare?

Risposta –

Ma via, quello è un altro discorso che con la Sicilia non ha nulla a che fare perché gli apparati bellici USA costituiscono un “rapporto” specifico e preciso con il Governo Italiano.

Domanda –

Ma, ci prendiamo in giro? La Sicilia non è “Italia”?

Risposta –

Beh, anche questo è un altro discorso…

Domanda –

Forse che la Sicilia ha chiuso il suo Parlamento e non ha più un suo Presidente della Regione in grado di decidere cosa fare o non fare nel suo territorio?

Risposta –

…Questa è propaganda di stampo stalinista! Perché porsi questi interrogativi quando neanche Putin ha mai obbiettato sulla presenza stabile di basi militari americane in Sicilia, pesantemente attrezzate per prevenire qualsiasi evento che possa mettere in pericolo l’Italia e l’Europa!

Domanda –

E i pericoli che corre la Sicilia per questo suo senso (obbligato?) di “ospitalità” militare straniera non si tengono in conto?

Risposta –

Ma quali pericoli e pericoli: gli americani stanno qui per difendere tutti noi!

Domanda –

Da cosa ci difendono? Dai migranti o dalla mafia?

Risposta –

Ci difendono anche da quanti sporcano i giardinetti: non vedi che adottano anche le aiuole?


Non solo replay: riecco i marines in azione a Catania

17 giugno 2016

di Vittorio Spada

 

Se non fosse per il quotidiano La Sicilia non verremmo sicuramente a conoscenza delle “missioni” che sono chiamati ad affrontare i marines di stanza (in forma stabile) nella vicina base “americana” di Sigonella. Grazie al giornale locale, la collettività etnea sistematicamente e puntualmente è tenuta informata sui movimenti dei militari statunitensi e sulle rischiose trasferte operative che compiono in un territorio (per loro) straniero.

Marines in addestramento a Sigonella

Certo, le “missioni yankee” sono splendidamente pianificate da esperti programmatori che da decenni hanno studiato ogni minimo dettaglio della provincia catanese e dell’intera isola, e si avvalgono anche delle più moderne e sofisticate tecnologie belliche. I militari USA, infatti, hanno a disposizione innanzitutto i droni, velivoli senza pilota di ultima generazione, quali i Global Hawks e i Predator che sono in grado (quando non vengono armati con missili) di fotografare ogni millimetro di terreno e scoprire eventuali (?) pericoli con largo margine di anticipo.

I militari USA, inoltre, hanno a disposizione centrali di ascolto e di intercettazione, hanno pure (anche se ufficialmente tenuto sotto sequestro dalla magistratura) il formidabile impianto satellitare di comunicazione mondiale, il MUOS di Niscemi. Insomma, gli americani di Sigonella hanno una vasta gamma di aggeggi bellici a disposizione che, da soli, possono far fronte a una Terza Guerra mondiale.

Ma l’elemento più importante sul quale può contare il personale della Naval Air Station USA di Sigonella è il “supporto” delle competenti autorità locali, che hanno molto a cuore il destino della collettività che rappresentano e che, opportunamente, ritengono, come avvenne nei lontani Anni Quaranta, che una nuova “AMGOT” (Allied Military Government of Occupied Territories) potrebbe risolvere tutti i problemi presenti e futuri.

Chissà perché tornano in mente le dichiarazioni che il politologo Edward Luttwak rilasciò nel settembre dello scorso anno:. Cosa diceva di “interessante” il politologo (anche lui!) “made in Usa”? Forniva una efficace “ricetta” ai Siciliani per uscire dalla interminabile crisi e dal sottosviluppo che li affligge: “E’ semplice. Rialzando con orgoglio il loro vessillo indipendentista sanguinante, i siciliani si riuniscono in assemblea e dichiarano la loro separazione da Roma. Non vogliono più un soldo da chi li ha asserviti e distrutti. Il loro capo – che vedrei bene indossare un elmetto – prima di tutto dichiara che in ogni caso non vorrà essere rieletto, poi procede al licenziamento di tutti i dipendenti pubblici della Regione. Sarà riassunto solo chi ha intenzione di lavorare. Viene dato spazio all’iniziativa privata, al commercio, al turismo, alla cultura. Viene incoraggiato il co-investimento. Vengono ristrutturati i porti eliminando la burocrazia, viene alacremente costruito un hub portuale internazionale nella piana di Enna. L’isola non sarà più governata dalla mafia, dalla politica, dal Calogero Sedara, ma dai siciliani veri, compresi i suoi nobili, come ai tempi di Federico II. E di nuovo stupirà il mondo”.

Forse quel “messaggio” è stato raccolto e c’è chi si adopera di conseguenza?

O forse esageriamo noi: questa pappardella di osservazioni per commentare l’articoletto de La Sicilia” (15 giugno) dal titolo “Marines e migranti insieme per pulire il lido salesiano”?

Ah!… Avevamo dimenticato il connubio “marines-migranti”: e cosa significa?…


Libia, Sigonella, USA ed altre facezie

7 agosto 2016

di Salvo Barbagallo

Mentre passa “quasi naturalmente” inosservato e dimenticato l’anniversario (6 agosto 1945) della bomba atomica USA sganciata su Hiroshima, che provocò oltre centomila morti, oggi l’Italia si trastulla sull’uso delle basi italiane da concedere alle forze aeree statunitensi che devono operare in Libia per colpire gli insediamenti dell’Isis nella Sirte.

Trastullarsi? Secondo il dizionario italiano Sabatini Coletti, significa perdere tempo, protrarre inutili passatempi senza svolgere il proprio dovere… Questa definizione è da applicare al Governo italiano e, in particolare, al ministro della Difesa Roberta Pinotti? Non sta a noi dare risposta all’interrogativo: dovrebbero rispondere, infatti, tutti gli Italiani e tutti i Siciliani.

A noi non compete entrare nel merito delle decisioni che la cosiddetta Coalizione internazionale prende in riferimento alla lotta allo “Stato” islamico jihadista e in merito alla lotta al terrorismo: strategia e politica vanno di pari passo e le responsabilità (volente o nolente) sono di coloro che “decidono”.

Roberta Pinotti

Noi, come abbiamo scritto da anni, cerchiamo di mettere in evidenze ambiguità e discrepanze nelle dichiarazioni che i vari governanti fanno piovere sui cittadini “comuni” utilizzando i mass media. E i cittadini “comuni” (che ancora e nonostante tutto conservano la capacità del raziocinio) le domande se le pongono anche se, alla fine, non possono esternarle nel modo dovuto.

Per noi la questione che resta sul tappeto (e ci riferiamo soltanto alla Sicilia) non riguarda esclusivamente l’uso delle installazioni militari che portano ancora il Tricolore, nella lotta all’Isis, ma la permanenza stabile di forze militari straniere (quelle statunitensi, se pur “alleate”) sul territorio “nazionale” che hanno operato e che operano in maniera autonoma con i loro mezzi. Basti citare i casi di Sigonella, Augusta e Niscemi.

A Sigonella la Naval Air Station – base della Sesta Flotta USA nel Mediterraneo – agisce da decenni, e da diversi anni ha in dotazione i droni Global Hakws e da recente i droni Predator che si alzano in volo (dalla pista “Italiana”) per missioni ignote. Nel porto di Augusta attraccano periodicamente (e dai depositi si riforniscono di munizionamento) sottomarini nucleari. A Niscemi (evitata la bagarre giudiziaria…) opera il MUOS, impianto di trasmissione satellitare della US Navy, la cui realizzazione è costata decine e decine di miliardi dollari. Che si parla a fare, quindi, di “concessione d’uso” ad hoc per la Libia, quando l’uso di queste installazione è già stato concesso da tempo? La Pinotti non se l’abbia a male: tutto ciò sembra una clamorosa presa in giro degli Italiani e dei Siciliani!


I droni a Sigonella che ci stanno a fare?

28 febbraio 2015

 

Di Salvo Barbagallo

Interrogativo inquietante: i droni a Sigonella che ci stanno a fare? La domanda nasce da una notizia apparsa su qualche quotidiano, dispersa e quasi inosservata per il rilievo dato, grazie alla quale si apprende che il segretario generale della NATO, Jean Stoltenberg, ha dichiarato in merito alla delicata questione della Libia che “la NATO deve essere pronta a difendere ogni alleato dalle minacce che vengono da oriente o da sud. La NATO desidera anche intensificare la nostra capacità di presa di conoscenza delle situazioni con una maggiore sorveglianza sul terreno con l’uso di droni e faremo riferimento a Sigonella a partire dall’anno prossimo”. Interrogativo, dunque, più che giustificato dal momento che i droni – i temibili “Global Hawk” –  a Sigonella ci stanno come presenza fisica da oltre tre anni. Una presenza dei velivoli senza pilota d’osservazione e armati, ufficializzata (vedi foto) alcuni anni addietro nel corso della visita in Sicilia dall’allora segretario della Difesa degli Stati uniti ed ex direttore della Cia, Leon Edward Panetta. In questi anni trascorsi, come sono stati utilizzati i droni, se ora si parla di un loro uso nel 2016? Domande che non chiedono e non avranno risposta in quanto – ovviamente… – si tratta d’informazioni militari riservate.

Trapani, Augusta, Sigonella, Niscemi, Cava Sorciano, e tante tante altre: sono tutte installazioni militari italiane dove c’è personale (quanto?) statunitense. La Sicilia è probabilmente la regione italiana che ha il più alto indice di basi nel territorio. Sono tutte strutture – ovviamente… – per la Difesa e la Sicurezza Nazionale, e là dove si riscontra l’insediamento di militari stranieri – nel caso siciliano, di militari, tecnici e personale altamente specializzato “made in USA” – la spiegazione la si ritrova nei trattati Italia-USA redatti nel corso dei decenni da questo o quel Governo italiano.

In un rapporto del Ce.S.I. (Centro Studi internazionali)  si legge, per esempio, per quanto riguarda Sigonella:

“La Base di Sigonella è una delle installazioni storiche che caratterizzano la presenza militare americana in Italia. Originariamente, alla fine degli Anni ’50, fu istituita per decongestionare le infrastrutture di Malta della Marina Americana e divenne sede di un’unità equipaggiata con velivoli antisommergibili.

Nel corso degli anni, Sigonella è diventata il più importante polo logistico per le attività di supporto alla Sesta Flotta della Marina Militare Americana schierata nel Mediterraneo, ospitando depositi, un aeroporto, un ospedale e un numeroso contingente di genieri costruttori della Marina Americana noti con la denominazione di “Sea-Bees”.

Nel 1980 l’installazione ha ricevuto, per la parte americana, la sua attuale denominazione di Naval Air Station – Stazione Aeronavale (NAS) Sigonella.

A seguito della fine della Guerra Fredda, e del conseguente mutamento delle esigenze operative, la parte americana di Sigonella ha perso la caratteristica di base dedicata esclusivamente al supporto di unità della Marina Americana, per trasformarsi in un’installazione destinata al più generale sostegno delle operazioni delle diverse forze armate statunitensi nel Mediterraneo.

In particolare, oggi il ruolo di Sigonella si sta ulteriormente trasformando nel contesto delle operazioni americane e NATO con gli Aeromobili a Pilotaggio Remoto (APR) Global Hawk stanziati permanentemente nella base e con la presenza di altri APR lì basati in virtù di autorizzazioni temporanee”.

E’ sempre il Ce. S. I. che “spiega” quali sono gli “accordi” Italia-USA:

“La presenza permanente di forze USA a Sigonella va inserita nel quadro giuridico normativo determinato da:

  • art. 3 del Trattato Istitutivo della NATO (Patto Atlantico del 1949);
  • il NATO SOFA (1951) che regola la presenza di personale NATO sul territorio di un altro Paese dell’Alleanza;
  • il Promemoria di intesa relativo all’applicazione in Italia nei confronti delle Forze Armate degli Stati Uniti d’America della “Convenzione fra gli Stati partecipanti al Trattato del Nord Atlantico sullo status delle loro Forze” (NATO SOFA – 1951);
  • l’Accordo Bilaterale sulle Infrastrutture (BIA) stipulato tra Italia e USA nel 1954;
  • il Memorandum d’Intesa relativo alle installazioni concesse in uso alle Forze USA in Italia (c.d. Shell Agreement – 1995), che indica i principi generali e le procedure per l’uso e la restituzione delle installazioni/infrastrutture;
  • il Technical Agreement (TA) specifico di Sigonella firmato il 6 Aprile 2006;

Tra i documenti citati, il più significativo è sicuramente il Technical Agreement (TA) siglato nel 2006 che, partendo da un quadro di principi generali, discendente direttamente dallo Shell Agreement, ha lo scopo di definire attribuzioni, compiti, responsabilità di Comando e procedure per l’applicazione di Accordi Internazionali tra l’Italia e gli Stati Uniti riguardanti l’uso di installazioni/infrastrutture militari situate a Sigonella. Nel TA, all’annesso 1, è specificato che sono concesse in uso esclusivo alle forze armate USA le seguenti installazioni: la U.S. Naval Air Station Support Site (NAS 1), la Stazione TLC di Niscemi, il Poligono di Pachino, la U.S. Naval Air Station Airfield (NAS 2, all’interno della Base NATO di Sigonella). Sono invece individuate quali installazioni ad utilizzo congiunto: la Base NATO di Sigonella, il deposito munizioni della Base NATO di Sigonella (Spinasanta), la NATO Magazine Area (Fagotto) e la Mobile Mine Assembly Unit (MOMAU).

Al 2013 le unità statunitensi permanentemente basate a Sigonella comprendono:

  • il Comando della Naval Air Station (NAS) che dipende operativamente dal Comandante di US Naval Forces Europe (USNAVEUR);
  • un’unità aeronavale (Patrol Squadron Detachment) della Marina Militare Americana equipaggiata con velivoli tipo P-3 Orion per lo svolgimento di compiti di pattugliamento marittimo;
  • distaccamenti relativi agli Aeromobili a Pilotaggio Remoto (APR) di tipo RQ-4B Global Hawk dell’Aeronautica Militare Americana, il cui rischieramento permanente è stato autorizzato nel settembre 2010 attraverso l’inserimento dell’Allegato 5 all’annesso 12 al Technical Agreement e relativo alle operazioni da Sigonella con APR;
  • la SP MAGTF 12 (Special Purpose Marine Air-Ground Task Force 12) dei Marines, unità specializzata nell’addestramento e supporto logistico destinata ad operare esclusivamente nell’ambito di tre missioni in territorio africano: African Union Mission in Somalia (AMISOM); African Contingency Operations Training and Assistance (ACOTA) e Trans-Sahara Counterterrorism Partnership (OEF-TS). L’autorizzazione allo schieramento di questa unità è stata ottenuta a livello politico nel 2011 e sarà conseguentemente recepita attraverso un’apposita variante del Technical Agreement in via di predisposizione.

Oltre alle unità precedentemente citate, nel prossimo futuro la Base di Sigonella diventerà la sede operativa anche dei 5 APR Global Hawk che verranno a breve acquisiti dalla NATO nel contesto del programma Alliance Ground Surveillance (Sorveglianza del Territorio Alleato) che vede la partecipazione di 15 Paesi membri dell’Alleanza tra cui l’Italia.”.

Va ricordato che la competenza dell’area del Mediterraneo ricade sotto il comando dell’Alfsouth che racchiude cinque Paesi membri della NATO: Italia, Turchia, Grecia, Ungheria, Spagna. Questa area parte dallo Stretto di Gibilterra e arriva fino al Mar d’Azov, comprendendo il Mediterraneo e il Mar Nero. La sede della Sesta Flotta è a Gaeta. A Nisida c’e il quartier generale della NATO.

Dunque, a qualche interrogativo rispondono i Trattati Italia-Usa, quei Trattati (detto tra parentesi) che non consentiranno lo smantellamento degli impianti MUOS di Niscemi o di qualsiasi altra installazione statunitense “collocata” nel territorio siciliano. Parliamo di “servitù militari” sulle quali, e nonostante altri Trattati internazionali prevedevano il contrario, la Regione Siciliana può mettervi “naso” o veto di qualsiasi natura. E ciò, come detto, nonostante precise clausule del Trattato di Pace Internazionale del 1947, sottoscritto da tutti i Paesi, stabilissero, all’articolo 49 che:

  1. Pantelleria, le Isole Pelagie (Lampedusa, Lampione e Linosa) e Pianosa (nell’Adriatico) saranno e rimarranno smilitarizzate.
  2. Tale smilitarizzazione dovrà essere completata entro un anno a decorrere dall’entrata in vigore del presente Trattato.

Articolo 50

  1. In Sardegna, tutte le postazioni permanenti di artiglieria per la difesa costiera e i relativi

armamenti e tutte le installazioni navali situate a meno di 30 chilometri dalle acque territoriali francesi, saranno o trasferite nell’Italia continentale o demolite entro un anno dall’entrata in vigore del presente Trattato.

  1. In Sicilia e Sardegna, tutte le installazioni permanenti e il materiale per la manutenzione e il magazzinaggio delle torpedini, delle mine marine e delle bombe saranno o demolite o trasferite nell’Italia continentale entro un anno dall’entrata in vigore del presente Trattato.
  2. Non sarà permesso alcun miglioramento o alcuna ricostruzione o estensione delle installazioni esistenti o delle fortificazioni permanenti della Sicilia e della Sardegna; tuttavia, fatta eccezione per le zone della Sardegna settentrionale di cui al paragrafo 1 di cui sopra, potrà procedersi alla normale conservazione in efficienza di quelle installazioni o fortificazioni permanenti e delle armi che vi siano già installate.
  3. In Sicilia e Sardegna è vietato all’Italia di costruire alcuna installazione o fortificazione navale, militare o per l’aeronautica militare, fatta eccezione per quelle opere destinate agli alloggiamenti di quelle forze di sicurezza, che fossero necessarie per compiti d’ordine interno.

C’è da chiedersi che valenza hanno i Trattati Internazionali se poi questi vengono ufficialmente disattesi dagli stessi Paesi che li hanno sottoscritti…

Quindi, all’interrogativo iniziale “…che ci stanno a fare i droni a Sigonella” una risposta “concreta”, anche se indiretta, una risposta può essere data: i droni (i “Global Hawk”) attualmente e da anni stanziati a Sigonella sono “statunitensi” e gli americani ne fanno l’uso che credono opportuno, quelli della NATO invece (da qui le dichiarazioni del segretario generale Jean Stoltenberg) saranno operativi dall’anno prossimo.

Le conclusioni? Ognuno faccia le riflessioni che crede.

Così è, che ci piaccia oppure no…

 

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