Monaco 9 morti: la “lezione” del terrorismo jihadista

di Salvo Barbagallo

Non sono ancora chiare le dinamiche e le motivazioni che hanno animato l’azione terroristica del diciottenne tedesco d’origine iraniana, ma una cosa appare chiara e bisogna prenderne atto: la “lezione” e il “messaggio” infame del terrorismo jihadista vengono recepiti e fanno presa a vario livello nelle menti sconsiderate. A Monaco ieri pomeriggio nove innocenti hanno perso la vita senza che potessero comprendere cosa stesse accadendo loro: la furia omicida del giovane si è scatenata per ragioni ancora non conosciute. Nessun commando, dunque, ma solo l’attacco di un “singolo” che in breve tempo e in uno spazio abbastanza circoscritto (davanti al fast food McDonald’s e poi tra i negozi del centro commerciale Olympia nel quartiere Moosach a nord della città) ha ucciso nove persone e ferite altre quindici, e quindi suicidarsi dopo una fuga di pochi minuti. Tra le vittime una ragazza di quindici anni e bambini fra i feriti, alcuni dei quali in gravi condizioni.

Il killer (del quale non sono state fornite le generalità) era nato e cresciuto in Baviera, godeva di doppia cittadinanza tedesca e iraniana e da diversi anni risiedeva a Monaco: ha iniziato a sparare con una pistola alle 17.55 davanti al McDonald’s, è stato inseguito da agenti in borghese e poi, si è suicidato a circa un chilometro dal centro commerciale “Olympia”.

Una storia, come accade sempre in casi così gravi, che presenta lati oscuri: il giovane non era noto alla polizia e viveva con i genitori nella periferia della città, a Maxvorstadt. Si ignora come si sia procurato pistola e munizioni. Gli inquirenti stanno cercando di stabilire se si sia trattato di terrorismo di matrice islamista, cioè “pilotato” dall’Isis, o se il movente sia di natura razzista e xenofoba di estrema destra, oppure un atto di estrema follia. Una testimone ha dichiarato che quando il giovane omicida ha iniziato a sparare “Mirava in faccia ai bambini e gridava “Allahu akbar”. Altri testimoni affermano d’avere udito pronunciare frasi di segno opposto, come “stranieri di merda” e “maledetti turchi”. Punti oscuri di una vicenda che ha choccato non solo Monaco, non solo la Germania ma anche l’intera comunità internazionale. La polizia di Monaco, subito dopo l’allarme lanciato, ha attivato 2300 uomini delle forze di sicurezza, tra le quali le unità di elite anti-terrorismo Gsg 9 e Bfe+ chiedendo rinforzi a tutte le altre città tedesche. Quando si è ritenuto che ad agire fosse stato un commando di più persone che si erano poi date alla fuga, l’intera città nel sud della Germania è stata paralizzata con i trasporti bloccati e la polizia che ha chiesto alla cittadinanza di rimanere a casa. Mentre la sede del Parlamento bavarese e le stazioni ferroviarie della Deutsche Bahn hanno aperto le loro porte per dare rifugio ai cittadini che si trovavano lontano dalle loro abitazioni.

L’attacco terroristico del diciottenne tedesco iraniano, va ricordato, si è avuto a quattro giorni di distanza (lunedì 18 luglio) dall’assalto, sempre in Baviera, di un rifugiato diciassettenne di origini afghane, affiliato allo Stato islamico, che aveva colpito a colpi d’ascia cinque persone su un treno a Würzburg, per poi essere ucciso dalla polizia. Una delle vittime di quell’attentato è ancora in coma. Nei giorni scorsi il ministro dell’Interno Thomas de Maiziere ha dichiarato che la situazione della sicurezza nel Paese è molto grave e ha avvertito su possibili attacchi che potrebbero essere perpetrati da terroristi islamici, tra cui lupi solitari.

Il terrore, dunque, non ha confini e quale che sia la reale “matrice” dell’attentato di Monaco, appare più che evidente l’influenza nefasta che il Califfato nero jihadista sta avendo in Europa: i messaggi che incitano alla morte passano attraverso la rete internet e la minaccia diventa globale. Che siano “lupi solitari” o “iene assetate di sangue” o “gruppi organizzati e addestrati”, il risultato non cambia. I fatti lo dimostrano: dal Bataclan a Nizza, da Dacca a Monaco.

 

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