Divide et impera

di Guido Di Stefano

 

Parafrasando (in certo qual modo) Leonardo da Vinci ci sentiamo giustificati a definire la storia una maestra ben trista poiché nessun allievo la avanza, meglio, non ne trae il giusto insegnamento.

In ogni periodo, per ogni popolo e per ogni civiltà la  storia (quando non celata, non travisata, non di parte, non di regime) ci ha tramandato le immagini, la cultura, gli insegnamenti, gli esempi di predecessori   capaci di essere grandi, ma sempre umani nell’intelletto, nei sentimenti, nelle azioni.

Da poco più di un secolo viviamo l’era delle specializzazioni spinte, sempre più inclini a rifuggire dalle visioni globali di ogni problema e sempre più lontani dalla verità, di cui vengono servite briciole sempre più minuscole.

Sempre pronti a pontificare ad libitum: e giù a estrapolare, distinguere, differenziare, sezionare, selezionare, frantumare, assolvere, condannare, lasciarci circuire e ingannare da chiunque i regimi e loro coriferi presentano come onnisciente o onnipotente di turno o addirittura come taumarurgo inviato dall’Altissimo.

E tra nell’universo della grande estrapolazione troviamo il famoso “divide et impera”  che fece di Roma la capitale del mondo.

Ma non è certo garanzia di successo l’errata interpretazione e applicazione del detto, che mal si accompagna al delirio di onnipotenza imperante nelle secrete d’oro dei palazzi occidentali dove, incatenato, langue ogni fil dell’intelletto.

No, siamo convinti che le aquile dalla testa bianca non potranno mai superare le aquile di Roma!

Altri tempi dirà qualcuno! Noi precisiamo: altre menti, altre culture, altro rispetto, altra dignità, altra dignità, altro senso del diritto.

E poi lo stato era lo stato con tutte le sue prerogative, la sua forza, le sue debolezze. Sarebbe stato inconcepibile tanto per chi governava (o imperava) quanto per il senato che a battere moneta fossero i mercanti e gli usurai e che le altre funzioni dello stato fossero usurpate da oscure conventicole e/o comitati d’affari.

Non umiliarono mai le genti, i popoli, le nazioni, non demonizzavano i nemici e financo nella tolleranza e apertura (culturale, sociale, religiosa) furono maestri: anche in fatto di diritto internazionale i nostri primitivi Romani erano superiori a tante migliaia di specialisti moderni e/o contemporanei; non risulta neppure che abbiano permesso l’interferenza religiosa nel conio e nel trattamento della moneta.

Per la prima e (finora) unica volta si scrisse “toto orbe in pace composito”.

Certo non c’erano le borse valori, le banche, i conti cibernetici e nessun capo religioso avrebbe mai plaudito ai desiderata degli usurai (ora magari si potrebbe fare riferimento a banche, alta finanza).

Anche allora gli organi collegiali potevano creare problemi ed essere oggetto di contestazioni e sopraffazioni. Classico esempio è da considerare il Senato romano, in merito al quale riprendiamo qualche detto e diceria. “Mentre a Roma si discute Sagunto viene espugnata” sintetizza bene l’inerzia durante la guerra punica condotta da Annibale. “Senatores boni viri, senatus mala bestia” (i senatori sono uomini probi, il senato una bestia malvagia) “spettegolavano anche gli addetti ai lavori. “Incitatus senator” (il cavallo Incitato senatore) decretò (si dice) quel tal Caligola..

Restano due certezze, per voi forse opinabili ma per noi assolute:

  • la  decantata superiorità tecnologica e scientifica yankee discende sempre da intelletti europei di fresco impianto negli USA;
  • nonostante le sostruttive attenzioni europee verso il nuovo mondo,  fin dal 1769 a seguire le aquile dalla testa bianca non voleranno mai più alte delle aquile romane, finché nel mondo ci sarà un granello di intelletto (o spirito creativo) non asservito ai culti yankee.

L’Europa “da sola” ha progredito in ogni epoca in ogni campo. Però da quando l’aquila americana ha adocchiato le colombelle europee è iniziato il declino anche culturale: è nostra sola impressione?

Due guerre mondiali che hanno devastato in lungo e in largo l’Europa con nemici “pre-iconizzati”, in cui noi Siculi siamo stati precipitati da governanti-invasori poco o nulla lungimiranti e/o diplomatici.

Si dice anche che nella seconda guerra mondiale gli opposti schieramenti utilizzarono (tra l’altro)  in contemporanea equipaggiamenti bellici dalla chiara paternità yankee.

Certo è comunque che già nel 1945 cominciò la campagna mediatica di demonizzazione dell’orso siberiano, pronto a sbranare i buoni (occidentali) europei: campagna accusatoria sempre più in auge, anche contro l’evidenza dei fatti.

Ad ogni buon conto furono inventate due istituzioni, capaci di divedere a dispetto delle proclamate intenzioni unitarie e organizzate come fortezze-prigioni per i popoli “compromessi” con trattati e metodi non proprio trasparenti, forse contrastanti e opprimenti ogni legittima aspettativa.

Due recinti, quasi contenitori di due insiemi intersecantisi e tendenti alla totale coincidenza: la NATO per la difesa militare (è nata prima del patto di Varsavia) e la UE per l’unione socio-politica. Le cronache raccontano che in entrambi i siti tiranneggiano gli amici americani (sanzioni, armamenti, guerre , profughi, caos).

Con il tempo la UE si è in certo senso mutata a “ufficio” reclutatore per la NATO e si sta prestando egregiamente a rinforzare il coro dei demonizzatori dell’oriente europeo, la Russia.

È semplicemente assurdo il coro dei sudditi dell’aquila dalla testa bianca: le armate russe sono state arretrate di migliaia di chilometri mentre i missili e gli armati NATO dilagano e avanzano verso est di migliaia di chilometri e loro, le Cassandre e le prefiche d’occidente, accusano il Cremlino di minacciare i confini della buona e pacifica Europa!

Quasi non bastasse la NATO (e la UE per quanto di competenza) si è prestata alla devastazione del bacino del Mediterraneo e dell’oriente, aggiungendo ulteriori elementi di divisione e caos perché tanto il primo impatto colpirà le italiche terre e in particolare la sicula isola.

Troppo comodo combattere sacrificando gli indigeni! Ci ricorda qualcosa.

Due prigioni per noi Europei (tre per noi Siciliani però): la NATO da cui si entra e si esce a convenienza per volontà dei governi e la UE abbracciata precipitosamente dai governi e “allontanabile” solo con i referendum (tanto osteggiati dai “non statisti” incaricati).

Noi ci interroghiamo ripetutamente.

Che Unione è quella che non ha deciso ancora per l’adozione di una unica lingua sovranazionale? Ricordiamo la fiera opposizione di una certa area culturale (che tanti allievi ha lasciato) contro il recupero e la modernizzazione della lingua dei Romani.

Che Unione Europea è quella che ha rifiutato di affermare nella sua Costituzione le “radici cristiane” della cultura europea? Viene da pensare che già allora si meditava l’apertura verso l’Asia Minore e che si voglia imporre la religione plutocratica.

Che Unione Europea è quella che esclude a priori (sulla base di calunnie e disinformazioni)  l’oriente europeo? Eppure anche Charles De Gaulle “sognava” un’Europa libera e unita da Lisbona a Vladivostok.

Che Unione Europea è quella che ha tollerato l’interferenza di elementi guerrafondai (attivi o complici) esterni e interni di interferire e sindacare l’esercizio democratico al voto di una nazione (UK) vicina? Non è rasserenante leggere e ascoltare le “sentenze” di personaggi non prescelti dagli elettori.

Che Unione democratica è quella che viene governata da un organismo (Commissione europea) non elettivo ma semplicemente selettivo, imposto allo stesso parlamento europeo e posto con antidemocratici accorgimenti “legislativi” al di sopra (o meglio al di fuori) delle leggi valide per i comuni cittadini-contribuenti? Eppure sempre lo stesso Charles De Gaulle avrebbe voluto una commissione elettiva, soggetta alle leggi europee.

E tanto per chiudere: che istituzione è quella che, mentre si vocifera di proteggere le bio-diversità, è capace di promulgare la divertente “legge sulla curvatura delle banane” (così si dice) in base alla quale nell’Unione Europea sono commerciabili (e quindi commestibili) banane calibrate per misura e curvatura?

Noi popoli d’Europa viviamo separati in questa casa che è sempre meno nostra. Governanti immemori  (o forsedecisamente inconsapevoli) delle nostre radici culturali e del nostro doloroso cammino verso la libertà e la verità   ci stanno appiattendo verso lo zero cosmico per ridurci in minuscole entità in perenne lotta tra di loro, come parti di un caotico nulla. Ma non è follia volere governare il nulla?

Tutto ciò premesso riteniamo doveroso dire “viva i cittadini del UK” per il loro no a tanta UE e viva il loro governo che ha loro consentito la libera espressione del  “non gradimento”.

C’è ancora orgoglio e dignità in Europa! C’è speranza!

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