Sigonella e i droni armati: dalle bugie alla realtà

di Salvo Barbagallo

Se chiedete a un milanese cosa sia Sigonella, probabilmente vi risponderà che è un nuova bibita. Se poi al milanese chiedete se il Ponte sullo Stretto di Messina possa essere un’opera utile al Paese, probabilmente vi risponderà che sono soldi sprecati e vi ricorderà cosa è accaduto con l’autostrada Salerno-Reggio. Cos’è la Sicilia? Per l’immaginario collettivo principalmente la terra della mafia, in secondo ordine l’isola dove approdano migliaia di profughi che vengono accolti solo perché l’accoglienza dei fuggitivi a qualcuno porta moneta sonante, e infine vi si potrà spiegare che è la regione dove gli scandali sono pasto quotidiano. Certo, ci sarà pure chi vi parlerà in maniera entusiasta della Sicilia, ci sarà chi vi dirà anche che è un territorio ricco di storia con spiagge bellissime e che ha il mare dove nuota Montalbano tra un delitto e l’altro. Non molti vi spiegheranno che la Sicilia è la Patria di Mattarella, Alfano e Grasso, qualcuno forse farà riferimento a Pirandello per spiegarvi che la Sicilia è “Uno, nessuno, centomila”. A conti fatti, stringati, gli italiani conoscono ben poco della loro regione più a sud e come tira avanti la collettività che lì vive e, a conti fatti, poco importa ai più del mancato sviluppo e di come e da chi è stata sfruttata e continua a essere sfruttata la Sicilia.

sigOra la parola “Sigonella” ha coperto le prime pagine dei giornali nazionali (e stranieri) perché il governo italiano, su “richiesta” degli Stati Uniti d’America, ha concesso agli USA l’utilizzo della base “militare” siciliana per mettere in azione i famigerati droni che dovrebbero operare in Libia solo “in funzione difensiva”. C’è da sottolineare, innanzitutto, che questa notizia dell’0k italiano agli USA, in Italia è giunta dall’estero (grazie a un articolo del Wall Street Journal) un mese dopo essere stato concesso. Poi c’è da sottolineare che questo “uso” di Sigonella su “concessione particolare” è da considerare una ipocrisia “governativa”, se non bugia a lettere grosse.

sig1La base militare di Sigonella è ufficialmente “italiana” e il comando “ufficialmente” ricade sul 41° Stormo dell’Aeronautica Militare italiana. Ma all’interno di questa installazione (tutta “italiana”!) c’è la Naval Air Station degli USA ormai da tempo immemorabile, che opera in maniera “autonoma”, anche se adopera non stop le piste di atterraggio degli Atlantic con etichetta tricolore. I droni, i velivoli senza pilota, i Global Hawks statunitensi cioè, risiedono in forma stabile a Sigonella da cinque anni: si alzano in volo continuamente e le loro destinazioni (e quel che fanno) sono ignote perché le loro missioni sono americane e non italiane o NATO. Lo stesso discorso vale per tutti i velivoli statunitensi (aerei, elicotteri, eccetera) che sono in servizio su Sigonella in appoggio alla VI Flotta USA di stanza in Italia e operativa nel Mediterraneo. Quali e quante missioni abbiano portato a termine questi droni in questi cinque anni? Bisognerebbe chiederlo ai ministri Gentiloni e Pinotti, ma (anche se ne fossero a conoscenza, il che c’è da dubitare) non darebbero alcuna risposta. Qundi affermare da parte del governo italiano che l’utilizzo dei droni è “ora” e sarà specificato “caso per caso” appare come una presa per i fondelli, in quanto si tratta di un “utilizzo” che è stato “concesso” da anni, e l’ex ministro di origine siciliana La Russa ne dovrebbe sapere qualcosa, anche se ai suoi conterranei non ne ha mai fatto parola.

sig3Ma la questione è più a monte e riguarda tutte le installazioni USA in Sicilia, anche se allo stato attuale è Sigonella che viene potenziata dagli USA oltre misura. E senza sfiorare un qualsiasi “segreto” militare, e andando solo con la logica e le informazioni “pubbliche”, si dovrebbe chiedere ai ministri Pinotti, Gentiloni, al governo e al premier Matteo Renzi se il Congresso USA continua ad approvare stanziamenti economici (parliamo di milioni e milioni e milioni di dollari, e i rendiconti sono noti) per rendere più “efficienti” le strutture statunitensi già esistenti nel territorio siciliano (da Sigonella, appunto, al MUOS di Niscemi, ad Augusta, eccetera), qualcuno in Italia il “benestare” lo avrà pur dato, oppure no?

sig2Ebbene, perché allora, il Parlamento (?) non si è mai occupato di queste vicende, e si lascia spazio a ipocrisie e bugie di comodo? La circostanza che chi governa (o ha governato) la Sicilia non abbia mai posto sul tappeto la tematica della progressiva militarizzazione USA dell’Isola non appare limpida, tenendo conto che tutto ciò che viene fatto in materia si gioca sulla pelle dei Siciliani, e non dei milanesi o dei piemontesi o dei veneti o dei romani. O degli stessi americani…

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