Sicilia/Libia trampolino d’attacco all’Isis pronto

di Salvo Barbagallo

Venerdì scorso (15 gennaio) l’agenzia di stampa ANSA ha informato: La Difesa ha disposto lo schieramento di 5 aerei Amx presso la base di Trapani Birgi. La decisione, fa sapere lo Stato Maggiore, “è maturata a seguito dei recenti sviluppi nell’area dei paesi del Nord Africa e del conseguente deterioramento delle condizioni di sicurezza (…) Nell’ambito delle predisposizioni tese ad assicurare la sicurezza degli interessi nazionali nell’area del Mediterraneo Centrale – indica lo stato Maggiore – è stata incrementata la capacità di sorveglianza e acquisizione informazioni ridislocando, temporaneamente, 4 velivoli AMX del 51/o Stormo di Istrana (Tv) presso la base di Trapani Birgi in Sicilia”. Fonti militari precisano che gli Amx non sono in assetto di bombardamento ma da ricognizioni e hanno solo le armi per la “self defense”.

37° Stormo a Trapani
37° Stormo a Trapani

Ci si chiede quale possa essere stata la necessità di schierare i cinque aerei Amx dal momento che già da decenni lo scalo militare di Trapani-Birgi è sede del 37 Stormo dell’Aeronautica militare Italiana, operativo con i caccia Eurofighter Typhoon F-2000, e quindi dotato – per specifica “missione” – di aerei che assicurano la sorveglianza e la difesa dello spazio aereo nazionale per 365 giorni all’anno, 24 ore su 24, con gli F-2000 pronti a partire per un decollo immediato in qualsiasi condizione meteorologica. Lo Stato Maggiore della Difesa ha fatto sapere che i cinque Amx sono stati assegnati temporaneamente a Trapani nell’ambito delle predisposizioni tese ad assicurare la sicurezza degli interessi nazionali nell’area del Mediterraneo Centrale, e quindi è stata incrementata la capacità di sorveglianza e acquisizione informazioni.

Velivolo del 37° Stormo
Velivolo del 37° Stormo

Non siamo esperti di “cose” militari, ma ci reputiamo capaci di individuare “qualche” discordanza negli eventi che si susseguono in maniera piuttosto veloce, tanto veloce da non essere seguiti “normalmente” con attenzione. Appare chiaro – e lo abbiamo sottolineato anche in altre circostanze – che qualcosa bolle in pentola per la grave situazione esistente in Libia, con le milizie del Califfato jihadista che avanzano nella Sirte, e con un governo libico unitario ancora non assestato. Preparativi per un intervento? Se ne discute da tempo, ma lo stesso ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni, ha tenuto tuttavia a precisare che in questa fase sarebbe un grave errore un intervento militare della coalizione in Libia, nonostante che la preoccupazione per il caos in Libia sia stata condivisa nella riunione presieduta martedì scorso (12 gennaio) a Palazzo Chigi dal premier Matteo Renzi con i ministri di Esteri, Difesa ed Interno, i vertici militari e dei servizi. I report sono allarmanti, con i tentativi di penetrazione del Daesh/Isis, i recenti attacchi jihadisti ai pozzi petroliferi nell’Est del Paese e le minacce all’Italia da parte di al Qaeda.

Bisognerà seguire con attenzione gli sviluppi della situazione: se altre forze aeree saranno dislocate a Trapani (unico aeroporto militare italiano in Sicilia dal quale giunge qualche notizia) potrebbe significare che un’operazione in Libia è imminente. Dalla base di Sigonella (parte italiana o statunitense) non trapelano informazioni e si ignorano anche gli obbiettivi dei droni Global Hawks USA.

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