Se a Putin scivola il piede piangiamo tutti

di Salvo Barbagallo

Poco ci manca che lo chiamino “Superman”, ma solo con sarcasmo non certo per definirlo “eroe” della gente: Vladimir Putin è un personaggio scomodo che a molti non piace e una sua eventuale scomparsa dalla scena mondiale renderebbe felici tanti, tanti governanti e potenti (presunti o tali). Ma Vladimir Putin c’è e i mass media hanno voglia di ironizzare sulla sua “camminata” da Kbg: Putin c’è e fa sentire (non solo) la sua voce. La maggior parte dei mass media (quelli che contano) hanno ironizzato pure sulla conferenza stampa di fine anno (tenutasi giovedì scorso 17 dicembre al Cremlino), protrattasi per oltre tre ore alla presenza di 1.400 giornalisti accreditati, alle cui domande (anche quelle”antipatiche”) Putin ha risposto puntualmente. Così come ancora non è definito “Superman”, poco ci manca che venga affiancato al superbaffo Stalin.

La nave russa Cesar Kunikiv al largo di Instanbul
La nave russa Cesar Kunikiv al largo di Instanbul

Perché fa paura (?) Vladimir Putin? La “sua” Russia non è l’Unione Sovietica dimenticata dai meno giovani e che i giovani d’oggi non conoscono: questa Russia è indubbiamente un Paese forte, e già questa caratterizzazione allarma. Chi vuole dominare tutto non ama la concorrenza. Ma con questo Paese/Russia in tanti fanno affari e commerciano, anche molti che l’osteggiano e si pongono di traverso in ogni possibile occasione. Quando serve ogni cosa può essere strumentalizzata o “interpretata” a seconda della convenienza di parte. Quindi sul jet militare russo abbattuto dai turchi, chi ha ragione, Putin o Erdogan? Ebbene, c’è una “scatola nera” recuperata dai rottami del velivolo schiantatosi dopo essere stato colpito: i sigilli sono stati tolti ieri alla presenza di giornalisti e di esperti di 14 Paesi e le immagini sono state trasmesse in diretta televisiva “per garantire la massima trasparenza e apertura”. Il capo del Cremlino non esclude che dietro all’incidente ci sia stato un piano concordato tra Ankara e Washington: come scrive Valentina Santarpia sul Corriere della Sera, raccogliendo a Mosca le dichiarazioni di Putin “Abbattendo il cacciabombardiere Su-24, forse la Turchia ha desiderato compiacere gli Usa o forse le autorità turche hanno deciso di mostrare a Usa e Ue che sono un partner affidabile”; e come scrive Anna Zafesova sul quotidiano La Stampa “Qualcuno voleva leccare quel posto agli americani”, e così i turchi hanno proposto di abbattere un aereo russo per avere in cambio il via libera per occupare parte dell’Iraq. Sperando forse che la Russia si sarebbe ritirata dalla Siria.

Erdogan
Erdogan

E ora Vladimir Putin mostra i muscoli: “Se prima l’aviazione turca violava lo spazio aereo della Siria, che voli ora”, ha affermato il leader russo. “La Russia ha installato nel Paese missili antiaerei S-400” ha dichiarato Putin, sottolineando la circostanza che prima dell’abbattimento del jet russo gli aerei turchi violavano sempre lo spazio aereo siriano.

Non è una partita a scacchi, quella che si sta giocando contro Putin, mentre sul tappeto (in questi giorni passata in archivio) c’è la questione del terrorismo jihadista ben piazzato in una Libia che sta cercando di ritrovare, con grande difficoltà, l’unità del Paese, con l’ausilio (interessato) di un Occidente che continua a mantenere alti contrasti al suo interno.

Da non sottovalutare la presa di posizione di Vladimir Putin: La Russia è pronta a lavorare con l’America e con qualunque presidente gli americani decideranno di eleggere (…) Sono gli americani che cercano di indicarci tutto il tempo che cosa dobbiamo fare nel nostro Paese, chi eleggere chi non eleggere e che procedure usare. Noi non lo facciamo mai, non ci intromettiamo nelle questioni  altrui (…).

Non si sta giocando una partita a scacchi: la trasversalità degli intenti mette a rischio l’attuale (pseudo) pace “armata”. Spingere il pedale della macchina dell’instabilità non può portare nulla di buono. Il pressante atteggiamento di opposizione alla Russia potrebbe fare scivolare il piede a Vladimir Putin: forse è quello che vogliono in tanti. Alla fine, se dovesse accadere, le conseguenze le piangeremmo tutti.

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