MUOS sulla pelle dei Siciliani

di Salvo Barbagallo

Forse è vero quanto sostiene qualcuno, che la Sicilia è una Terra senza speranza. E forse ciò è vero dal momento che gli stessi Siciliani non reagiscono all’accaparramento della loro Terra da parte di stranieri i quali, grazie alla connivenza di pochi Siciliani, di questa Terra fanno l’uso che vogliono. L’ennesima riprova è data dalla questione del MUOS di Niscemi che, nonostante l’opposizione di qualche magistrato coraggioso, è destinata a chiudersi come ampiamente previsto: il temibile e terribile sistema di comunicazione satellitare militare opererà da Niscemi, così come già operano le altre tre interfacce dislocate a Kojarena in Australia, a Chesapeake nel Sud-Est della Virginia e nell’Area Master Station Pacific nelle isole Hawaii. E’ praticamente impossibile che “qualcuno” in Sicilia possa bloccare il MUOS di Niscemi, e, purtroppo, ora (e ieri) le proteste sono vane.

usaIl problema sta a monte e la responsabilità della costruzione del MUOS in questo caso è principalmente siciliana e, ovviamente, del governo italiano. Non si può (e non si deve) dimenticare, quantomeno a futura memoria, e come abbiamo già scritto (repetita iuvant) che la procedura per la realizzazione del nuovo impianto di telecomunicazioni a Niscemi prese formalmente il via il 24 gennaio 2007. Il comando dell’Aeronautica militare italiana di Sigonella inoltrò il progetto MUOS all’Assessorato regionale territorio e ambiente, diretto al tempo da Rossana Interlandi (Mpa), ex consigliere d’amministrazione dell’Università di Catania. Nonostante le origini niscemesi e una militanza nel WWF siciliano, l’assessore non si oppose all’insediamento del sistema satellitare all’interno della riserva “Sughereta” di Niscemi area naturale protetta della Regione Siciliana, con il parere favorevole (9 settembre 2008) dell’ufficio tecnico, della Sovrintendenza ai Beni Culturali di Caltanissetta, del Dipartimento regionale Ambiente e Territorio, dell’Ente gestore della Riserva, dell’Ente Foreste Demaniali, dell’Ufficio per la Protezione Ambientale di Caltanissetta.

La presenza militare straniera – quella degli Stati Uniti d’America – non è quantificabile, così come non sono quantificabili gli armamenti (di varia natura) “made in USA” che sono sparsi nel territorio siciliano: ciò è stato possibile (e ripetiamo, ovviamente) non solo a seguito di accordi bilaterali USA-Italia, ma anche (ed è questa la causa principale negativa) per la connivenza di chi ha governato la Regione. L’esempio MUOS è emblematico: il progetto statunitense a Niscemi si è concretizzato negli anni della presidenza alla Regione di Raffaele Lombardo, il politico che era assurto a quel ruolo con l’MPA, il Movimento fautore dell’Autonomia Sicilia! E’ tutto dire…

La Sicilia è isola militarmente occupata da forze straniere e poca importanza ha che queste forze vengono formalmente definite “alleate”: anche i tedeschi nel 1940, “alleati” dell’Italia di Mussolini, occuparono militarmente la Sicilia, ma dopo l’8 settembre del 1943 divennero “nemici”. L’attuale occupazione militare USA dura da oltre sessanta anni e nessun governo regionale siciliano ha mai reagito, nonostante in possesso di uno Statuto Speciale Autonomistico che alla Regione offriva (e offre a tutt’oggi) gli strumenti per far valere le proprie ragioni.

usa1Non è soltanto il MUOS che deve allarmare i Siciliani, ma quanto di immaginabile (e inimmaginabile) oggi è collocato in Sicilia nelle diverse basi statunitensi, da Sigonella ad Augusta. A nostro avviso – ma noi, è risaputo, non siamo esperti di Trattati internazionali –, come abbiamo detto in tanti articoli precedenti, ci troviamo di fronte a una “sovranità” territoriale violata. E poiché non siamo “esperti” in faccende internazionali, ci riferiamo sempre e pedissequamente a quanto contenuto in un Trattato internazionale, quel “Trattato di pace fra l’Italia e le Potenze Alleate ed Associate” sottoscritto a Parigi il 10 febbraio del 1947 che all’articolo 50, comma 4, recita letteralmente “In Sicilia e Sardegna è vietato all’Italia di costruire alcuna installazione o fortificazione navale, militare o per l’aeronautica militare. Non è soltanto il MUOS che deve allarmare i Siciliani, ma tutto l’armamentario (più o meno noto) esistente in Sicilia il cui uso (o abuso) non viene portato a conoscenza. E ci mancherebbe che si venisse a sapere, per esempio, quale attività svolgono i droni Global Hawks stanziati a Sigonella da anni, e che armi vengono custodite nei depositi della Naval Air Station e anche altrove (ordigni nucleari? Quanti depositi ad Augusta o nelle vicinanze, per esempio?)

Pezzi di Sicilia “proprietà” degli Stati Uniti d’America? A quanto pare risposta “affermativa”, visto che, con molta disinvoltura, per apparati militari non italiani gli USA in terra italiana (leggasi MUOS o Sigonella, o Augusta e zone vicine) spendono decine e decine di milioni di dollari.

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One Thought to “MUOS sulla pelle dei Siciliani”

  1. Mauro

    Il MUOS non e` pericoloso per il Comune di Niscemi; ma piuttosto per la Foresta di San Pietro che si trova proprio di fronte; il cono di uscita e` molto piccolo, per cui potrebbero essere interessati alcuni aerei in arrivo o partenza all’aeroporto di Comiso; bastera` modificare la loro rotta per non subire influenze.
    Purtroppo la paura e` stata generata incautamente da qualche incoscente ed e` oramai radicata.
    Ci auguriamo che la commissione del CGA di Palermo riesca finalmente a misurare le reali emissioni del MUOS senza subire alcuna pressione. Vedremo i risultati.

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