Il Generale Evans (NATO) a Randazzo

di Guido Di Stefano

   “Arrivano i nostri!” era il grido liberatorio che tanti anni fa risuonava nelle sale cinematografiche del paese, quando arrivavano i soccorsi per gli ormai soccombenti “nostri” eroici combattenti.

    Erano i buoni per antonomasia i “nostri”: non uccidevano ma difendevano il (bene) e rimandavano al Creatore le animacce nere e difettose (malvage)  degli altri.

    Gli “altri” erano aprioristicamente cattivi: massacravano i “buoni” per il semplice gusto di difendersi (piccoli esseri) e tutelare i loro diritti e le loro terre, reagendo a ogni prevaricazione e invasione. Ma purtroppo erano cattivi irrecuperabili e non accettavano di sottostare supinamente ai buoni.

   E poi erano facilmente individuabili: la loro pelle o il loro “look” già ne denunciavano la malvagità dell’indole; per non parlare delle loro arcaiche usanze e credenze!

   Ora i “nostri” (?) si affacciano ripetutamente  in questa “nostra Sicilia”, nella quale per altro da decenni comandano, e finanche nelle remote terre di Randazzo spingendoci a interrogarci se noi siamo buoni o cattivi e conseguentemente se loro (i “nostri”) sono per noi amici o nemici.

    Immaginate se, come temiamo, loro vedono il mondo secondo l’ immagine che tanti vertici e mass-media attualmente ci presentano: buoni sono (per auto-proclamazione e culto riconosciuto)  i fedeli e opulenti servitori del dio denaro; cattivi sono quanti non sottostanno alle loro “bizzarre” volontà.

   E noi Siciliani e cittadini di Randazzo come siamo classificati? Forse ci inquadrano come buoni in ridotto numero e cattivi (pronti  ad aggredire i buoni) nella quasi totalità.

   D’altra parte né la storia né i fatti e le visite recenti ci aiutano a capire.

Foto0027   Correva l’anno 1943, anno che vide il ritorno in patria di circa 5000 cittadini siculi poco graditi negli USA. Randazzo, dal 13 luglio  al 13 agosto, è stata già vittima di 31 giorni di bombardamenti a tappeto, miranti a cancellarlo dalle carte geografiche. All’origine fu il succedersi di un mix di informazioni e disinformazioni (da parte forse di “amici” troppo interessati e di alleati “giocherelloni” e magari distratti ), oltre che di  controinformazioni (tedesche). Citiamo un fatto emblematico: il primo intervento aereo è stato mirato su una postazione tedesca in prossimità della stazione della ferrovia circumetnea; dopo è stato un diluvio di bombe dall’alba al tramonto, con qualche raid a base di bengala e spezzoni incendiari dopo il calar del sole. Trentuno giorni: giusto il tempo sufficiente ai Tedeschi per attraversare tranquilli lo stretto.

    E venne il giugno del 1945: Randazzo vide (o fu solo coinvolta?) l’omicidio di Antonio Canepa, fino a quel momento molto apprezzato dalle genti di Albione. La versione ufficiale è stata già quasi totalmente smontata dal giornalista Salvo Barbagallo nei suoi documentati scritti. Resta solo il dubbio sull’esatto luogo della tragedia o “imboscata” come forse sarebbe giusto chiamarla.

   Poi, a parte il riconoscimento dei meriti di guerra alla città, è calato il silenzio su Randazzo e i suoi “presunti” (pirandelliani) debiti di guerra.

    Finchè tre anni fa si presentarono gli Americani (o se vogliamo la NATO in quel contesto a supervisione americana). Ci fu un certo (ma ridotto) “battage” pubblicitario, per nulla gradito ai visitatori che contavano su un silenzio più che riservato, quasi religioso, ai limiti della segretezza. Almeno nell’occasione non restituirono cittadini nostrani a loro non graditi. Perché passarono? Non per commemorare la “battaglia” di Randazzo. Per studiare meglio il territorio? Per verificare la salute delle campagne di Randazzo? Per scongiurare eventuali, per quanto  improbabili, scoperte che potrebbero causare turbamenti tra le genti vicine e lontane? Chissà: potente strumento la riservatezza!

    A seguire si è verificata una coincidenza, strana ai nostri occhi: sono gradualmente spariti dalla scena “mondana” del catanese quegli eterni e allegri ragazzoni del nord-America, fino a diventare eterei e quasi impalpabili anche all’interno di quella Sigonella, che si presenta ormai come l’infinito e “deserto” ponte di volo di una gigantesca portaerei in navigazione nel periglioso e procelloso mare ospitante “naviglio nemico”.

    Di coincidenza in coincidenza ci piomba addosso il proclama di uno dei buoni, uno dei “nostri” diciamo, il noto euro-siculo-americano Edward Luttwak: appena un mese prima aveva pesantemente censurato Sicilia e Siciliani ; ed ecco ad agosto 2015 esplode la sua esortazione: il vessillo insanguinato.

    Badate bene che la storiografia ufficiale (a ragione o a torto) colloca a Murazzo Rotto, in quel di Randazzo, sulla strada già percorsa dagli alleati (americani) liberatori nell’agosto 1943, l’unico vessillo insanguinato per una Sicilia indipendente da tutto il resto d’Italia nel mese di giugno 1945.

    Quando si dice (impropriamente) il caso. Il 10 settembre 2015 si presenta ancora la NATO (a supervisione inglese). Sembra che anche stavolta la nostra NATO volesse passare inosservata e invece l’evento è stato in qualche modo pubblicizzato. Si dice che il generale di corpo d’armata Evans sia rimasto contrariato della causata notorietà  della “visita”.

     La delegazione NATO è arrivata in silenzio, a piedi, in borghese, ripercorrendo parte delle strade battute dai liberatori. Non è stata affatto una commemorazione. Giovani, specializzati, consci della consegna e dei compiti su loro gravanti hanno adempiuto all’obbligo di una perfetta ricognizione militare. Abbiamo avuto l’impressione che la ricognizione sia in qualche modo (fotograficamente forse) continuata nei giorni successivi.  Laconicamente è stata ammessa la finalità di studio degli eventi passati sul territorio per meglio operare in futuro su qualsiasi teatro di guerra, ovunque localizzato.

   Alcuni sono alti ufficiali. Tutti si sono presentati da perfetti militari: riservati, composti, attenti (anche a un sussurro), gentili, rispettosi.

   A vederli abbiamo pensato: una volta qualche politico-diplomatico ebbe a dire che la guerra era una cosa troppo seria per lasciarla in mano ai generali (tanto più diciamo noi che a scatenarle sono sempre dei “saggi” politici); ora forse dovremmo dire che buon governo e pace sono troppo fragili per lasciarli  alla mercè di mestieranti della politica e tecnici (più o meno) prestati alla politica.

   Molti militari hanno spesso deprecato le guerre per le nefandezze e i morti (persone non numeri) causati e di cui sono stati “testimoni”; quanti politici hanno avuto la stessa sensibilità verso le persone più che verso i numeri e hanno “censurato” le proprie azioni di governo con conseguenti vittime?

   Nessuno e nulla è perfetto; tutto è perfettibile.

   Però sembra proprio che il semplice concetto di “umanità” non trovi molto spazio e molti seguaci nelle stanze del potere: è troppo impegnativo perché implica tanti magnifici doveri in equilibrio con i diritti.

   Quando qualcuno lo capisce e lo applica viene ricordato come un “grande”, una guida, un maestro, un faro; ma pochissimi ne seguono e ne perfezionano gli insegnamenti.

    E noi siamo buoni o cattivi? E chi sono i “nostri”? Arrivano o sono lontani? Oppure sono (inerti) tra noi?

    Speriamo che a breve possiate “vedere e vivere” la registrazione del “clou” dell’evento del 10 settembre.

  • evans(NdR): Ambasciatore Stephen Evans ha assunto la carica di Segretario generale aggiunto per le operazioni nel mese di agosto del 2011 sul distacco dal servizio diplomatico Regno Unito. Sostiene il Consiglio Nord Atlantico e il Segretario generale della NATO nella direzione politica e la gestione delle attività operative della NATO.

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