Putin si sta rompendo le “P”

Moscadi Salvo Barbagallo

Forse ci sbagliamo, forse no: a Putin si stanno rompendo le “P”. Come dargli torto, viste le “provocazioni” che continua a ricevere da destra e da manca. L’Unione Europea nel corso di una riunione del Comitato dei rappresentanti permanenti dei 28 (Coreper)  ha deciso che le sanzioni contro la Russia saranno estese fino alla fine di gennaio 2016.  La decisione sarà formalizzata lunedì prossimo, quando sarà approvata come ‘punto A’ (cioè senza discussione) dal Consiglio esteri di Lussemburgo. Le sanzioni economiche nei confronti di Mosca erano state imposte, “solamente” per un anno, nel luglio 2014, in risposta all’annessione della Crimea e al presunto sostegno russo ai separatisti ucraini. L’Europa, e di conseguenza la NATO, vengono tirate in ballo ad ogni piè sospinto nel tentativo (speranza?) di far chinare il capo a chi rappresenta la Russia nel mondo. Probabilmente c’era più “dialogo” ai tempi della guerra fredda USA-URSS che non oggi, e tutti (a quanto pare) sentono il tintinnar di sciabole.

PutinE i rapporti tra Italia e Russia? Nell’intervista rilasciata giorni addietro al Corriere della Sera, Vladimir Putin era stato chiaro: “Non è stata colpa della Federazione Russa se i rapporti con i Paesi dell’Unione europea si sono deteriorati. La scelta ci è stata imposta dai nostri partner. Non siamo stati noi a introdurre certe limitazioni nel commercio e nell’attività economica. È stato fatto contro di noi e siamo stati costretti ad adottare contromisure. Però i rapporti tra Russia e Italia effettivamente hanno sempre avuto carattere privilegiato sia in politica che nell’economia. Negli ultimi anni il volume dell’interscambio è cresciuto di 11 volte, toccando quasi 49 miliardi di dollari. In Russia operano 400 aziende italiane. Stiamo lavorando attivamente insieme nel settore dell’energia. L’Italia è il terzo acquirente dei nostri prodotti energetici. Ma cooperiamo anche nell’alta tecnologia, dallo spazio all’aeronautica. Quasi 1 milione di turisti russi sono stati in Italia l’anno scorso e vi hanno speso circa 1 miliardo di euro. Sul piano politico ci sono sempre stati rapporti di fiducia. Fu un’idea dell’Italia, allora il Presidente del Consiglio era Silvio Berlusconi, la creazione del Consiglio Nato-Russia, un organo di consultazione che certamente è diventato fattore importante di garanzia della sicurezza in Europa. In questo senso l’Italia ha dato e dà un contributo notevole allo sviluppo del dialogo tra la Russia e l’Europa e anche con la Nato in generale. Tutto ciò crea rapporti speciali tra i nostri due Paesi (…)”.

Ora quest’ultima decisione dell’UE e, qualche giorno prima, le dichiarazioni del segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, che la Russia “sta sviluppando nuove capacità nucleari  e usa di più la retorica atomica nel comunicare la strategia di difesa”, confermano uno schema aggressivo”. Le dichiarazioni di Stoltenberg  seguivano l’annuncio dato da Mosca, che  la Russia aggiungerà quest’anno più di 40 nuovi missili balistici al suo arsenale nucleare. I nuovi missili “saranno in grado di superare anche il più tecnicamente sofisticato sistema di difesa missilistico“. Una risposta, questa di Putin, alle manovre della Nato che ha raffreddato le eventuali possibilità di ripresa di dialogo. Secondo quanto riportato dal New York Times nei giorni scorsi, infatti, il Pentagono starebbe pensando di dispiegare mezzi e armi pesanti nei Paesi baltici e in diversi Paesi dell’Est Europa. E, in aggiunta, le affermazioni del segretario del servizio nazionale di sicurezza Ucraino, Oleksandr Turchynov, che a Kiev aveva sostenuto di non escludere di avviare consultazioni sul dispiegamento di elementi di difesa missilistica sul suo territorio.

Come è stato rilevato dagli osservatori, questa è l’ultima puntata della nuova guerra fredda scoppiata tra la Russia e l’Alleanza Atlantica in seguito alla crisi ucraina. E’ possibile ignorare le parole di Vladimir Putin “Se qualcuno mette in pericolo il territorio della Russia, essa deve puntare i propri armamenti verso i Paesi da dove proviene questa minaccia. È la Nato che si sta avvicinando alle nostre frontiere, non noi”, è possibile non aspettarsi risposte di questo tenore?

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