Grecia in default non dichiarato, e l’ Italia?

1000_barbettidi Luigi Asero

La grande preoccupazione dei mercati è tutta orientata verso l’annuncio delle autorità elleniche che si dichiarano impossibilitate a pagare il Fondo Monetario Internazionale per carenza di liquidità, Atene quindi il prossimo mese di giugno diventerà “morosa” e questo interromperà gli aiuti programmati sancendo di fatto l’uscita della Grecia dalla moneta unica europea. Siamo ancora a fosche previsioni e non è certo che questo sarà veramente lo scenario. Servirebbe però un terzo “salvataggio” a opera dell’Europa per scongiurare il rischio che la situazione precipiti e non è detto che l’operazione possa, questa volta, andare a buon fine.

A ben vedere appare improbabile riuscire a salvare la Grecia che già dal mese di giugno dovrebbe pagare la prima rata di 1,6 miliardi di euro e che si è dichiarata impossibilitata a pagare già la prima tranche da 302.8 milioni prevista per il 5 giugno. Secondo le autorità europee il nuovo governo guidato da Alexis Tsipras non riesce a presentare un piano di riforme concreto e questo blocca qualsiasi iniziativa di aiuto.

Ciò che si sta disputando è in effetti un lungo, estenuante “braccio di ferro” tra il governo e la troika (o comunque si voglia chiamare il triumvirato Bce-Ue-Fmi). Per il triumvirato infatti sono prioritarie le riforme su pensioni e mercato del lavoro, settori su cui invece il governo Tsipras ha messo uno stop e per i quali non accetta nuovi sacrifici, né umiliazioni. “Piuttosto sarà default” minacciano i suoi ministri.

La Grecia, in “default non dichiarato” ci sarebbe già però. Va ricordato che nel 2012 i proprietari di titoli di Stato greco subirono un taglio del valore nominale degli stessi titoli superiore al 50% con un allungamento della scadenza, lo scorso 12 maggio invece Atene ha rimborsato 750 milioni ma prelevando dai fondi di riserva dello stesso Fondo Monetario. In pratica avrebbe restituito al Fmi soldi con un assegno a firma dello stesso Fmi. Oggi, la soluzione è accedere ai fondi di riserva presso la Bce.

In sostanza il governo di Tsipras propone soluzioni che non ha, in aggiunta sta forse peggiorando la situazione perché l’uscita dalla moneta unica in un momento in cui l’intera economia locale è al collasso rischia di determinare il collasso di ogni attività residuale. Certo non sbaglia nell’opporsi con ogni forza all’austerity imposta da organismi monetari non “sovrani”, ma sarebbe bene che valutasse bene l’impatto di un’uscita dall’Euro in condizioni di assoluta debolezza.

E l’Europa? Nessuno lo ammette ma in molti valutano che se uscisse la Grecia sarebbe un terremoto politico, l’effetto domino rischierebbe di colpire rapidamente Italia e Spagna, la cancelliera Angela Merkel avrebbe seri problemi rispetto al suo elettorato e al suo partito (Cdu). Ma quanto conviene, al contrario, mantenere la spina a un cadavere? Perché di questo si tratta: la Grecia è in default e non lo sa.
E indirettamente, un morto non dichiarato rischia di contagiare altri che sono “seriamente ammalati”. Prossimo target Italia?

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