Occupazione e ripresa: bugie nazionali

Di Salvo Barbagallo

Non è perché ci sta antipatico che guardiamo spesso con occhi poco benevoli il premier Matteo Renzi, è il fatto che per nostra natura, in generale, non amiamo gli showman, e quando ci troviamo a constatare che un politico qualsiasi ama vestirsi di questi panni, in quanto (chissà per quale privilegio) ha spazio incondizionato in Tv e nei mass media, ci assale sempre il timore che dietro i sorrisi e lo spettacolo in sé possa celarsi la mancanza di verità. Purtroppo – ma questa è solo la nostra opinione – constatiamo che il premier Matteo Renzi fa troppo uso dell’esteriorità e le sue esternazioni verbali a volte non corrispondono a quelle verità che dovrebbero essere un patrimonio inalienabile di chi rappresenta il Governo di un Paese. E’ il caso, per esempio, della tanto sbandierata ripresa dell’Italia che, a quanto pare, solo il premier Renzi vede; lo stesso discorso vale per l’occupazione che sale e la disoccupazione che cala, secondo il teorema del premier. Purtroppo nella realtà, dati alla mano, le cose vanno diversamente e noi, cittadini comuni, abbiamo l’impressione marcata d’essere presi spudoratamente per i fondelli.

Forse le bugie nazionali fanno bene al morale della collettività? Noi non lo crediamo. Le statistiche non vanno prese a trance, secondo convenienza: non si può affermare che un mese (a gennaio) la disoccupazione cala, e  subito dopo (a febbraio) celare il contrario. Innanzitutto bisognerebbe comprendere i dati che vengono annunciati positivamente se si riferiscono all’intero Paese, oppure a una sola regione. Secondo l’Istat il tasso di disoccupazione torna a salire al 12,7% a febbraio, dopo il “forte calo” di dicembre e l’ulteriore diminuzione di gennaio. Secondo i dati dell’Istituto di Statistica, a febbraio è diminuito di 44mila unità il numero di occupati che tuttavia resta in “positivo” di 93mila unità rispetto al febbraio 2014. Sempre secondo l’Istat i dati generali riferiti a febbraio non sono confrontabili con quelli del governo sulle 79mila attivazioni di nuovi contratti, che “sono dati di diversa natura e non necessariamente significano nuovi occupati. Possono anche essere transizioni dal tempo determinato e altri tipi di contratti”.

E’ stato fatto notare che era stato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, a enunciare previsioni ottimistiche sulla ripresa del mercato del lavoro. Ora il ministro afferma che “in coda ad una crisi le cose tendono a non essere stabilizzate ed è immaginabile che ad una fase positiva possa seguire una flessione. Questa situazione non contraddice i segnali positivi come il consolidamento della ripresa della fiducia da parte di imprese e consumatori”.

Al di là dell’interpretazione di parte che si può fare sulle statistiche, la realtà è sotto gli occhi di tutti: forse è vero che (solo) in Lombardia possa esserci una svolta occupazionale positiva, ma occorre considerare se è da considerare “temporanea” a seguito dell’Expo milanese, oppure se manterrà un livello di stabilità anche dopo. E comunque la ipotizzata “ripresa” non riguarda il Sud, non riguarda la Sicilia dove il tasso di disoccupazione (soprattutto quella cosiddetta “giovanile”) è alle stelle. Ma per il premier Matteo Renzi e il suo Governo, che mostra tanti segni di ambiguità, il Sud è lontano, un territorio talmente periferico che non fa testo nel contesto nazionale. Forse per il premier Matteo Renzi alla Sicilia è stato dato anche troppo. Infatti è stato dato il presidente Rosario Crocetta…

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