Migranti, subito misure d’emergenza

migranti-6500Di Salvo Barbagallo

Settecento o novecento, o forse più, le ultime vittime nel Mediterraneo: stanno provocando polemiche, montagne di parole, ma nessuna soluzione d’emergenza. Si assiste increduli agli scontri verbali fra varie posizioni politiche, si assiste ancora una volta a sterili piagnistei (“l’Italia non deve essere lasciata sola…” – “Occorrono maggiori aiuti dal’Unione Europea…”) che non fanno altro che dimostrare una drammatica inefficacia nell’affrontare un problema che, volente o nolente, riguarda principalmente il nostro Paese in quanto è il “primo” territorio europeo a subirne le conseguenze immediate. Si gioca con le parole: “Non si tratta di migranti, sono profughi…”, come se le vittime di questa tragedia (o di quelle future, che si dovrebbero scongiurare) avessero bisogno di una “etichetta” per trovare una soluzione. Innanzitutto sono Persone, esseri umani. Riunioni plenarie, ma soprattutto polemiche che sono la palude delle azioni (quali che possano essere) che si dovrebbero portare avanti. Il termine “emergenza”, un’emergenza che si protrae da anni, ha perso il suo significato. Il numero dei morti continua a salire, ma la “soluzione” non si prospetta.

Si afferma che ci troviamo di fronte a una nuova forma di “schiavismo” e si scade nelle discussioni accademiche perdendo di vista l’urgenza necessaria per porre fine ai viaggi della morte. Migranti, o profughi che si vogliano definire, il problema pare che sia esclusivamente quello dell’accoglienza o dell’integrazione. Cioè è come mettere il carro davanti ai buoi là dove non è stata effettuata (almeno per quanto risulta)  una approfondita analisi sui flussi di provenienza di questi “migranti”, di questi fratelli-esseri umani che noi chiameremmo più semplicemente “fuggitivi” dalle rispettive realtà.

Le Procure della Repubblica in Sicilia svolgono un lavoro puntiglioso per scoprire le reti dei trafficanti di esseri umani, per consegnare alla giustizia gli scafisti e quanti lucrano sulla disperazione altrui. E’ accertato che dietro gli sbarchi dei ”migranti-profughi-fuggitivi” vi sia una regia criminale: le recenti operazioni della Polizia a Palermo, Agrigento e Catania lo hanno ampiamente dimostrato con l’arresto di una trentina di persone. I magistrati Maurizio Scalia, Leonardo Agueci, Calogero Ferrara e Claudio Camilleri che si occupano della questione, hanno individuato un’organizzazione transnazionale composta da eritrei, etiopi, ivoriani, guineani e ghanesi che si occupa del trasporto su barconi o gommoni dalla Libia alla Sicilia di coloro che intendono raggiungere il nord Italia o l’Europa. Un traffico molto redditizio, basti pensare che dal gennaio scorso a oggi sono giunte in Italia 23.556 persone. Il ministero dell’Interno parla di un trend in crescita del 30 per cento.

fiori-in-marePolemiche e contrapposizioni creano confusione e si trasformano in formidabili alibi per coloro che non sono in grado (o non sono capaci, o non vogliono) di trovare soluzioni d’emergenza: inutile affermare dopo che le tragedie erano “annunciate”, questo lo sanno tutti perché è vero. Perché le “tragedie annunciate” si verificano puntualmente da anni, dalla strage della notte di Natale del 1996, quando in un tragico tentativo di sbarco al largo di Capo Passero, persero la vita 283 migranti. tra pakistani indiani e cingalesi Tamil. Erano ammassati su un mercantile che trasportava circa 450 immigrati: il cargo si fermò tra Malta e la Sicilia per trasbordarli in una imbarcazione più piccola che, a causa delle avverse condizioni del mare, andò a picco. Altro naufragio il 6 aprile del 2011: nella notte un barcone con 300 profughi a bordo provenienti dall’Africa sub-sahariana e partiti dalle coste libiche, si ribaltò nelle acque maltesi, a 39 miglia dalla costa di Lampedusa. Se ne salvarono solo 51. Poi la strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013, che provocò 366 morti e 20 dispersi. Episodi noti e non noti che finiscono con l’essere archiviati, come quello recente di una quindicina di ghanesi e nigeriani accoltellati e scaraventati in mare, uccisi da “musulmani” solo perché loro erano “cristiani.

Tragedie annunciate? La Sicilia è la “nuova” frontiera che bisogna attraversare per raggiungere l’Europa. E’ una frontiera colabrodo che può essere superata da chiunque, e gli scafisti-criminali che trasportano i disperati lo sanno bene. Probabilmente anche i “fuggitivi” altrettanto bene i rischi che corrono. Ma ciò non può giustificare l’assenza di soluzioni d’emergenza, né si possono giustificare le polemiche che queste tragedie finiscono con il sollecitare.

E’ vero: il problema deve essere risolto all’origine, ma in attesa che la Comunità internazionale decida il da farsi, è necessario approntare e mettere in atto un piano d’emergenza. Subito, non domani…

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