Formichieri e formiche, Vertici e popoli

John F. Kennedy e Nikita Kruscev
John F. Kennedy e Nikita Kruscev

di Guido Di Stefano

   Alcuni non erano nati; altri imbrattavano il pannolino; altri ancora sfoggiavano i pantaloncini e inseguivano palle e palloni vari: non erano a prendere scienza e coscienza dello scontro tra titani, i due grandi J.F. Kennedy e Nikita S. Kruscev.

   Il loro grande equilibrio e l’amore che nutrivano per le rispettive nazioni li condussero lungo i sentieri della ponderazione e della pace, annullando o almeno contenendo i deleteri effetti delle consulenze approssimative e faziose che sono abituali nel mondo (specie occidentale), ancor di più ai nostri giorni come la storia più recente dimostra.

   Nel 1961 J.F.K. fiducioso nei progetti e nelle informazioni di consulenti vari e servizi segreti (si dice la CIA) si lasciò coinvolgere in una tentata invasione di Cuba, ritualmente da camuffare e vendere come  rivoluzione spontanea, stante una parziale  partecipazione di cittadini cubani: è storia e cronaca insieme evocata con   la denominazione della località  “Baia dei porci”.  A fallimento acquisito se ne attribuì ogni responsabilità il grande presidente,  con somma intelligenza “strategica”: è sempre meglio ammettere un errore piuttosto che farsi scudo degli incompetenti o dei falsi  che  inducono in errore.

   L’anno successivo (1962) si scoprì che il “buon” Nikita stava forestando la caraibica isola del Fidel con moderne piante dalla testata nucleare, che proiettavano la loro ombra sui non troppo lontani Stati Uniti.

Immediata e giustificata fu la reazione di John: blocco navale di Cuba.

   Furono settimane di tensione, con missili e forze armate in riallineamento. Il mondo trepidava con non celata partigianeria e malumore verso l’uno o verso l’altro, anche se qualcuno si chiedeva se entrambi non avevano di meglio da fare che giocare con i missili.

   Fu grande prova di forza tra due giganti, che privilegiarono però il dialogo e optarono saggiamente e “onorevolmente” per un accordo  umano  che rasserenava il mondo e  non si affidarono al mortale responso di una “disumana” guerra che avrebbe lasciato la morte unica vincitrice. Cosicchè Nikita e John “deforestarono” (via i missili nucleari) Cuba un poco del sud Europa; inoltre fu concordata la non invasione (sine die) di Cuba e il rispetto della sovranità di Fidel Castro. Vinsero entrambi!

   Altri tempi con ideali e sogni, altri personaggi capaci di essere “guide” (leaders si dice ora, duces avrebbero detto gli antichi Romani).

   Non erano infallibili e lo sapevano: erano essere umani, con tutti i pregi e difetti della loro umanità,  dotati però di intelletto, animo e cuore.

   L’ucraino Nikita per esempio commise l’errore di “regalare” la Crimea all’Ucraina: donde parte delle “chiacchiere” ultime.

   Andiamo con ordine e rivisitiamo i corsi e ricorsi storici, nella fallace speranza di stimolare curiosità e sapienza nei ragazzi di ieri, il cui cervello, “in tutt’altre faccende affaccendato, a questa roba è morto e sotterrato (Giuseppe Giusti)”

   Anno 1961: “los gringos” si impelagano in un maldestro tentativo di rovesciare (e forse giustiziare) Fidel Castro, bolscevico e pericoloso “catalizzatore” per centro e sud America e poi recitano il mea culpa per il fallimento della spedizione “bellica” più che per pentimento relativo  al tentativo di coarcire uno stato sovrano. L’occidente “nicchia”, ma non rimprovera l’alleato – padrone.

   Anno 1962: missili a testata nucleare a Cuba. Scatta il blocco navale, giustificabile, perché non si schierano i missili nella “piscina” dei gringos  per spararli contro di loro. Il mondo trepida. Gli antagonisti (si badi bene antagonisti non nemici) raggiungono l’accordo, che in certo senso li vede entrambi vincitori. L’occidente inneggia all’alleato-padrone vincitore.

   Giorni nostri: Viktor Yanukovich regolarmente eletto  presidente dell’Ucraina in regolari elezioni, però grande peccatore perchè  “filorusso”   (una volta si sarebbe detto “bolscevico” o filosovietico) per salvare la vita deve  riparare in Russia. E non solo salva la vita:  forse (pur essendo grande peccatore secondo le dottrine finanziarie-economiche-politiche occidentali) si risparmia anche le (im)meritate fiamme (non quelle dell’inferno ma quelle che hanno arsi vivi a centinaia i “russofoni”).

   Sinceramente ci viene difficile credere nella “spontaneità” della rivolta popolare: altri governi riconsiderano il loro avvicinamento alla U.E. (e quindi alla B.C.E., al F.M.I., alla Commissione Europea, alla NATO, ecc.) e non vanno incontro a rivolte popolari; e tra gli aderenti non mancano certo contestazioni e sommovimenti che, ove fossero alimentati e pilotati, diventerebbero rivolte.

    Ma ci sembra proprio strano e assurdo il destino: un popolo che è tenuto fuori  dai suoi governanti si rivolta spontaneamente per entrare(in tutte quelle sigle), mentre altri popoli che sono dentro (tenuti a “forza” di chiacchiere di governanti e disinformanti) si agitano sempre più per liberarsi dall’abbraccio soffocante (e mortale) di UE, BCE, FMI, NATO, ecc.! E guardano lontano, a oriente.

   Nel frattempo poi tra rivolte e controrivolte la Crimea (dono ed errore di Kruscev) è voluta tornare alla madrepatria Russia, con la benedizione di Putin che vuole tenere lontani i missili NATO (non meno pericolosi di quelli di Nikita).

   Apriti cielo: i ragazzi e i non nati al tempo dei grandi con l’accompagnamento di trombe, tromboni, violini e tutti gli strumenti hanno fatto proprio lo spartito e le stonature (le sanzioni per esempio) dell’alleato padrone che vide la luce a quei tempi ma non conobbe i grandi.

   Se fu corretta la reazione di J.F.K. , con la  minaccia di fronte alla sua casa, dispose il blocco navale totale in danno di Cuba, cosa avrebbe potuto e dovuto fare V.V.P. con l’incombente minaccia di basi NATO in Ucraina (proprio a filo di casa sua)? Un grandioso blocco aero-terracqueo?

   Crediamo proprio che da troppo tempo ormai l’occidente gioca con la doppia morale,  assegna patenti di bontà    e lancia anatemi a discrezione e convenienza. Il mondo ci osserva  e potrebbe rivoltare contro di noi le nostre falsità e ipocrisie. Potrebbe anche presentarci il conto comprensivo di interessi.

   I nostri vertici (economici-finanziari-politici) vessano e perseguitano le formichine massacrandone e divorandone parecchie: quindi di conseguenza sono visti (e noi con loro) come “formichieri” e non come “leoni” (quali si atteggiano i vertici). Bene: per le formiche il formichiere è un pazzo criminale omicida; il leone è un signore; proprio l’opposto della nostra visione.

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