La paura che passa, le minacce che restano

turkey-syria-border-conflictDi Salvo Barbagallo

Non dimenticati in Francia gli attentati di Parigi e le vittime che hanno provocato i terroristi, altrove gli avvenimenti del quotidiano li hanno posti da parte: la paura, in un certo senso, è passata, si cerca di non dare troppo peso alle minacce, in caso contrario la vita civile diventerebbe un inferno. Le minacce, comunque, restano e l’orrore che provocano le azioni nefande dell’Isis obbligano tutti a non abbassare la guardia.

L’orrore. Quando l’orrore si verifica lontano dalla porta di casa, fa inorridire, disgusta, non suscita però il timore che può tramutarsi in paura. L’orrore è lontano, non percepibile come lo avvertono coloro che, invece, sono vicini, non si può comprendere (né tantomeno condividere) la reazione “occhio per occhio…”, che normalmente si reputa altrettanto “incivile” e non si giustifica. C’è una guerra in atto, a poca distanza da casa nostra, ed anche se, “marginalmente”, gli effetti di questa guerra sono stati conosciuti sul territorio che abbiamo ritenuto sino a ieri intoccabile, ancora non ci allarma. Eppure dovrebbe essere il contrario.

Non ci allarma, semmai ci incuriosisce, la notizia che proviene da una fonte autorevole (FBI) degli Stati Uniti che l’Isis in quel Paese recluta giovanissimi per trasformarli in “baby-terroristi”. il capo della divisione antiterrorismo dell’agenzia federale americana, Michael Steinbach, ha parlato chiaro: “L’Isis si rivolge soprattutto a donne e adolescenti. Vanno in vacanza in Europa, poi da lì alla Turchia e alla Siria il passo è breve…”, e avverte che si tratta di “Una minaccia tanto più pericolosa quanto più è mutevole. Difficile da fronteggiare e molto insidiosa da combattere. Soprattutto quando la partita si gioca all’interno dei confini dell’Occidente”.

Forse (ed anche questo è comprensibile) non si vuole dare eccessivo peso alle “minacce” per non impressionare la collettività, ma è bene e opportuno, in ogni modo parlarne: mettere la testa, come fa lo struzzo, sotto la sabbia non serve e non cambia la situazione. Il quotidiano The Malta Independent è in stato di massima allerta per una possibile minaccia terroristica contro l’isola. Malta, infatti, insieme all’Italia e alla Spagna, si legge sul sito The Indipendent”, potrebbe essere il bersaglio dei missili che lo Stato Islamico potrebbe lanciare dalle coste dei Paesi nordafricani. L’Isis avrebbe un nuovo obiettivo, stavolta nel Mediterraneo: le piattaforme petrolifere che distano poche miglia dalle coste siciliane. Allarme confermato dal comandante della Capitaneria di Porto di Gela Pietro Carosia: “Abbiamo ricevuto un´ordinanza antiterrorismo ed antintrusione. In ogni caso, esiste già l’ordinanza che obbliga alla distanza di mezzo miglio dalle piattaforme. Per cui noi interveniamo a seconda del rischio”.

Rischio o pericolo? Forse c’è troppa disattenzione, forse gli Italiani e i Siciliani hanno altro a cui pensare, forse sono troppo distratti dalle problematiche giornaliere, forse chi governa il Paese è fin troppo occupato nelle beghe per la conquista di leadership che alla collettività nazionale non interessano. Ci sono troppi “forse” per mettere sul tappeto anche la minaccia jiadhista: dire dopo “Noi non sapevamo” non assolverà nessuno. Il passato dovrebbe insegnare qualcosa…

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