Lo squalo bianco del Mediterraneo o pescecane catanensis

Nell’immaginario collettivo il mar Mediterraneo non è l’habitat tipico del grande squalo bianco, chiamato anche carcarodonte o talvolta semplicemente pescecane. Ma da sempre qualche particolare esemplare vive nel nostro mare. In particolare un grande pescecane vive da molti anni nel tranquillo e protettivo mare catanese.

Appartiene alla famiglia dei Affaristidis ed è l’unico rappresentante vivente del genere Adranudonte: questo squalo è uno tra i più grandi predatori.

Il più antico fossile conosciuto di questa famiglia di squali è stato datato come risalente alla comparsa dell’uomo sulla terra, ma questa specifica specie di squalo bianco sembra essere apparsa a Catania poco dopo la seconda guerra mondiale.

Secondo alcuni biologi lo squalo Affaristidis adranudonte, meglio conosciuto come squalo catanensis, potrebbe discendere da un gigantesco squalo preistorico, il Carcharodon megalodon, perché, anche se le dimensioni sono molto ridotte, la somiglianza dei denti hanno spinto molti studiosi a ritenere che essi siano la diretta evoluzione di quelli dell’animale preistorico.

Il Megalodon è stato dunque inserito nel genere Carcharodon, ovvero nello stesso genere a cui appartiene anche lo squalo Affaristidis adranudonte. Tuttavia, altri biologi ritengono che, nonostante l’indiscussa appartenenza di entrambi all’ordine dei DiCi-formi, lo squalo Affaristidis adranudonte, in realtà, sia più imparentato con il progenitore del Malaffaristidis occidentalis e assegna il Megalodon al genere Carognocharocles. La somiglianza tra i denti del Megalodon e quelli dell’Affaristidis adranudonte sarebbe, quindi, soltanto il frutto di una convergenza evolutiva non dovuta ad un legame genetico diretto. Ma su questo punto il dibattito tra i biologi è ancora in corso.

Il pescecane catanese, che potrebbe oltrepassare anche i 100 anni di vita, è particolarmente presente al largo del centro storico della città. È tuttavia possibile trovarne traccia anche nelle acque più calde di alcuni centri commerciali. Vi sono aree diventate particolarmente interessanti per l’elevato numero di avvistamenti, come Mineo, dove vi è una colonia di immigrati clandestini che attirano numerosi grandi esemplari di pescecani per ragioni tuttora poco chiare.

Lo squalo catanese è presente anche in un’area di riproduzione nel mar Mediterraneo che comprende Sicilia, Malta e Tunisia. Un recente studio, effettuato sul patrimonio genetico dello squalo bianco presente in Sicilia e pubblicato sulle riviste specializzate, ha ipotizzato che il pescecane catanese sia uno squalo urbanizzato, ma si avvicina agli ambienti affollati particolarmente nelle zone degli amministratori pubblici corrotti o corruttibili con molta cautela ed ha un fiuto notevole per le aree particolarmente ricche di potenziali prede. Non tollera le acque dolci ma può frequentare aree vicino ad emittenti radio e televisive, e penetrare all’interno di partecipazioni azionarie nonché in aree dove sono presenti affari loschi e scarichi di rifiuti i cui profitti attirano l’attenzione dei sensi dello squalo.

Tende a restare in profondità. Evita le zone nelle quali si manifesta la presenza eccessiva di umani onesti che inquinano le acque in cui vive, tuttavia sembra che persista anche in alcune aree densamente abitate come Palermo, Messina e Reggio Calabria.

Di tanto in tanto, questa specie può raggiungere la superficie e farsi vedere, ma solo raramente.

È una specie tozza di corporatura. Usualmente le sue dimensioni superano di poco il metro e mezzo di lunghezza. Ha occhi scuri e rotondi, è privo di membrana nittitante e ha delle fessure branchiali, le quali possono pompare intrallazzi soltanto se è in movimento. La pinna dorsale è grande e gibbosa. Il colore della sua livrea ha sempre una tonalità variabile dal grigio al blu, talvolta ardesia. Possiede quella che probabilmente è la più potente mascella tra gli esseri viventi, dotata di varie file di denti triangolari e seghettati, sia sulla parte superiore che inferiore.

Grazie alla rete mirabile di amicizie, connivenze e servitù, che gli consente di sfruttare al meglio le informazioni, riesce a raggiungere una empatia, che permette ai suoi organi di essere particolarmente reattivo e prestante durante la caccia.

Il peso dipende da quello che lo squalo ha o no “mangiato”: se ha “mangiato” bene il peso può aumentare temporaneamente anche di centinaia di chili.

Gli squali sono animali prevalentemente solitari, tuttavia capita che in certi periodi di caccia vi siano assembramenti di molti esemplari in certi circoli ristretti. Dato che queste situazioni possono generare conflitti, gli squali hanno elaborato una modalità di comunicazione che avviene tramite segnali che hanno lo scopo di creare una gerarchia che risolva i conflitti in modo non violento. Si è allora scoperto che in queste situazioni lo squalo catanensis, che vuole prevalere nei confronti dei sui simili, compie particolari azioni che segnalano intenzioni aggressive: intimidazioni politiche, nomine di personaggi non graditi, licenziamenti, articoli calunniosi e quant’altro possa  arrecare danno al rivale. Spesso l’interazione si risolve con la sottomissione di uno dei due “animali” ma talvolta possono esservi scontri violenti, anche mortali. I gruppi che si vengono a formare possono essere paragonati a dei “clan”, simili ai “comitati d’affari” degli umani, dove vi è uno squalo dominante su altri squali del gruppo, e dove gli scontri avvengono tra capi e membri di clan rivali.

L’affaristidis adranudonte è tra gli squali giudicati pericolosi per l’uomo. In effetti lo squalo catanensis è pericoloso per l’uomo qualora egli ne entri in contatto, dato il suo morso micidiale e la sua abitudine di attaccare qualsiasi tipo di contestatori, e in generale tutti coloro che si pongono di traverso ai suoi progetti.

Lo squalo catanensis rientra tra le specie protette. Leggi specifiche di tutela sono state deliberate dallo Stato e dalla Regione siciliana che lo hanno inserito nella “lista rossa” classificandolo come “soggetto da tenere buono”. Ma anche altri Stati, in Europa oppure oltre Oceano si sono mostrati disponibili ad annoverarlo fra le specie protette.

Da un vecchio studio effettuato si riteneva che lo squalo catanensis fosse un animale fondamentalmente stanziale. Solo recentemente, però, un altro studio dei centri di ricerca ha evidenziato che lo squalo catanensis compie da tempo immemorabile migrazioni all’estero per cui ultimamente s’ipotizza che l’esemplare si stia preparando a cambiare l’habitat alla sua progenie.

Lo squalo catanensis è un predatore all’apice della catena alimentare e allo stato attuale è privo di predatori naturali. Altri recenti studi condotti dai biologi hanno dimostrato (con spettacolare documentazione) che qualunque intrepido baleniere abbia tentato di catturarlo non è riuscito nell’intento: lo squalo bianco è riuscito sempre a sfuggire alla caccia perché nelle reti, come è noto, c’è sempre una falla compiacente che gli consente di scongiurare i pericoli.

Francis Drake

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