Italia disoccupata, ma si parla solo di art. 18

Mai così alta la disoccupazione in Italia, mai così sconfortanti i dati diffusi dall’Istat sulla situazione del lavoro in Italia. A febbraio il tasso di disoccupazione è stato del 9,3% in ulteriore rialzo rispetto a gennaio e ben più alto (+1,2%) rispetto allo stesso mese del 2011. I disoccupati sono aumentati del 16,6% pertanto in appena un anno, tradotto in numeri rispetto al febbraio 2011 ci sarebbero 355 mila nuovi disoccupati. E la recessione, finalmente ammessa dal Governo, non lascia certo ben sperare.

Se poi si focalizza l’attenzione sulla popolazione giovanile che va dai 15 ai 24 il tasso è abnorme: 31,9%, aumentata del 4,1% rispetto al febbraio 2011. Mirando ancora di più scopriamo che il 49,2% delle giovani donne del Mezzogiorno d’Italia sono senza lavoro. E delle 29 mila unità lavorative in meno, solo nel corso del periodo gennaio-febbraio 2012 la percentuale di donne neo-disoccupate sfiora il 100%.

Ma è tutta l’Eurozona a soffrire il peso della recessione, così la disoccupazione totale sale al 10,8% in febbraio, che è poi il massimo in 15 anni. Con Paesi come Grecia (21%) e Spagna (23,6%) che spingono al rialzo questa che è ormai una vera e propria “guerra fra poveri” innescata dalla crisi e dallo strapotere di taluni soggetti.

Le imprese -che dovrebbero investire in Italia creando occupazione e sviluppo- sono invece penalizzate da una lacerante burocrazia, da un carico fiscale senza precedenti, da oneri aggiuntivi mai così alti, da quel che si ama definire il “credit crunch” (ossia la stretta bancaria del credito), dalla mala-Giustizia incapace di risolvere un enorme contenzioso fra Imprese-Stato o Imprese-debitori. Politicamente però tutta l’attenzione è focalizzata invece sulle modifiche all’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Modifica che, come già ripetuto da svariati imprenditori, non aiuterà le imprese a crescere o investire perché la maggioranza degli imprenditori, seppur l’ormai ex presidente di Confindustria non vuol ammetterlo, non ha necessità di licenziare, ma soltanto di esser aiutata a stare sul mercato mantenendo i propri target e se possibile migliorandoli. Cosa che non avverrà certo con gli accordi di cui si è fatto carico il premier Monti con il suo viaggio in Asia, soprattutto alla ricerca di investimenti cinesi in Italia.

La politica sembra a sua volta aggrovigliata in queste modifiche all’art. 18 e oggi è il segretario PdL, Angelino Alfano, ad aprire a Bersani, cercando un accordo purché la Cgil “non insista con i suoi diktat“, naturalmente Alfano sottolinea che “il nostro obbiettivo non è la Cgil, ma ciò che rappresenta il bene comune per gli italiani” …

Alfano cerca di ammorbidire la questione parlando anche di legge sulla corruzione e legge sulle intercettazioni. “La nostra proposta è chiara: siamo a favore di una legge contro la corruzione, che punisca severamente i corrotti e che sia efficace, siamo per fare una legge sulle intercettazioni che crei un punto di equilibrio tra la necessità delle indagini e la tutela della privacy e siamo per mantenere la responsabilità civile dei magistrati”. La riforma della legge elettorale secondo Angelino Alfano deve prevedere “due principi chiari: restituire ai cittadini la possibilità di scegliere i parlamentari e conoscere in anticipo i candidati alla premiership. Questo accade ovunque nelle democrazie occidentali. Una volta definito il premier, all’interno del Parlamento si forma la maggioranza“.

Mostrano sintonia Casini e Bersani, essendo ben d’accordo sulla necessità di votare la riforma del lavoro prima dell’ingresso del mese di maggio.

Ma l’Italia, come tutta la zona Euro, crolla in tutte le Borse preoccupate dai dati sulla disoccupazione. In avvio Milano perdeva l’1,3%, con lo spread a quota 322 punti. Instabilità in tutte le Borse europee. Considevole il calo dei titoli bancari (Ubi, Unicredit, Banco Popolare, Mediobanca e BMPS). In rialzo le quotazioni del petrolio con consegna a maggio, cosa che fa prevedere possibili variazioni sul costo di carburante ed energia.

L’Italia è ferma, diremmo in coma, l’Eurozona non si sente nemmeno molto bene. Intanto “lor signori” discutono amabilmente di un articolo che aiuterà forse il 3% degli imprenditori. Forse quelli più abili a manovrare la crisi.

Luigi Asero


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