Milano, cronache di una città violenta. Contro le donne

Vengono tutte dalle zone intorno Milano queste notizie e decidiamo di pubblicarle insieme, in un unico articolo. Perché la violenza sessista non sembri sempre, ogni volta, un fatto isolato da capire, comprendere e contestualizzare. Sono tre episodi diversi. Di stalking, di aggressioni, di molestie sessuali.

Proviamo a far ordine, primo episodio. Accade a Milano in via Savona, all’altezza del civico 99. Ad essere aggredita a calci e pugni in strada è una donna di 52 anni, italiana. Il personale del 118 ha riscontrato un grave trauma alla testa con un ferita aperta e varie, rilevanti, lesioni al viso. Ricoverata al Fatebenefratelli non corre pericolo di vita, la Polizia di Stato ha già ricostruito i fatti e identificato l”aggressore, un siciliano 37 enne ora ricercato che la vittima aveva conosciuto su Facebook e poi ospitato a casa. Nello scorso settembre la donna però aveva sporto denuncia per stalking, cosa che evidentemente non lo ha convinto a desistere.

Altro episodio che risale a due settimane fa ma che ora ha avuto un epilogo diverso. Questa è la storia di una donna più volte aggredita, fino alla morte. Le sue ultime parole sono al telefono, con voce flebile: “Correte, sto male, mi ha picchiata ancora…”. Era il 13 febbraio.

E i Carabinieri accorrono a casa sua, insieme al personale sanitario. Sembra un infarto, la donna dal corpicino esile appare debolissima, la mano stretta al petto fa pensare alla crisi cardiaca, certamente dovuta all’ennesima lite con l’ex compagno dal quale ha avuto anche un figlio. Era il 13 febbraio, pochi minuti prima con lei c’era l’ex compagno, l’ultimo ad averla vista. Antonia Bianco aveva 43 anni, chiedeva solo di vivere tranquillamente. Invece dalla separazione era solo un susseguirsi di denunce per aggressioni e stalking.

Si incontrarono, come sempre su richiesta di lui, per “parlare fra amici e chiarire una volta per tutte”. Poi la chiamata ai Carabinieri, la corsa verso l’ospedale di San Donato, dove però Antonia arriva già cadavere. I medici intuiscono che c’è qualcosa di strano in quella morte, uno di loro controlla meglio il corpo, all’altezza del cuore nota il segno di una puntura. Dalla quale comunque non esce sangue. Saranno poi i dubbi dell’avvocato della donna (che aveva seguito le sue denunce nei confronti dell’ex compagno) e di un Carabiniere a dissipare i dubbi rimasti. Arriva la seconda autopsia che precisa meglio il senso di quella puntura. Antonia è stata infilzata da uno spillone, in pratica è stata uccisa da una stilettata. I Carabinieri proseguono le indagini, sull’ex si abbattono per ora soltanto le accuse di lesioni aggravate e stalking, ma a breve -probabilmente- si abbatterà un’accusa più pesante: omicidio. Che definiamo ormai “femminicidio”.

L’ultimo episodio riguarda delle bambine, molestate nella palestra della loro scuola elementare da un addetto alle pulizie di 75 anni, accade a Monza. L’indagine è nata dalla denuncia dei genitori di cinque bambine. Stando alle indagini, il primo episodio risale al 30 gennaio scorso, l’ultimo al 6 febbraio. Secondo quanto denunciato l’uomo, dipendente non della scuola ma di una cooperativa di servizi, con precedenti penali alle spalle, sarebbe entrato negli spogliatoi mentre effettuava le pulizie all’interno della palestra dove si svolgeva un corso extrascolastico di pallavolo. Anche questo arresto è stato eseguito dai Carabinieri. In questo caso della Compagnia di Monza.

Tre episodi in apparenza distinti, con diversa tipologia, diverso esito, diverso reato. Un unico comune denominatore: l’assoluta mancanza di rispetto dei più elementari principii, la sconoscenza (maschile) di Valori e Virtù, termini ormai vetusti che troppe donne (o femmine per dirla alla “lor maniera”) piangono silenziosamente addosso, sperando forse d’esser comprese.

Luigi Asero

 

 

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