Una storia nostrana, una storia di migranti Siciliani

di Salvo Barbagallo

Una storia appresa per caso che magari, con i tempi che corrono, interesserà solo a coloro che vedono la realtà in positivo, oppure a quanti non si lasciano turbare dai fattori negativi che il Coronavirus ha portato con sé, stravolgendo il comune vivere civile.

Filippo Piccicuto nel 1956 lascia con l’intera famiglia – moglie e sei figli –  la nativa Pietraperzia per emigrare in Belgio: già a quella data un flusso notevole di migranti  aveva abbandonato la cittadina dell’Ennese diretto in parte nei Paesi d’Europa, in parte Oltre Oceano. Dalla Sicilia si espatriava per mancanza di lavoro: c’era la speranza che fuori dall’Italia le condizioni fossero diverse. Si espatriava con tanto di passaporto e non clandestinamente: con le carte in regola, con l’obbiettivo di cercare lavoro e con la consapevolezza che non sarebbe stato facile ricrearsi una nuova vita in una terra sconosciuta.

La famiglia Piccicuto si diresse in Belgio e si stabilì a Charleroi, una cittadina che già ospitava una “colonia” di Siciliani. Charleroi, a pochi chilometri da Marcinelle, una località che eventi tragici faranno conoscere in tutto il mondo. In quell’estate del 1956, infatti,  nella miniera di carbone Bois du Cazier si verificò una delle più terribili tragedie di lavoro:

la mattina dell’8 agosto un incendio sviluppatosi inizialmente nel condotto d’entrata d’aria principale, riempì di fumo tutte le gallerie sotterranee. All’interno della miniera perirono 262 minatori, dei 275 presenti. 136 vittime furono italiane, la maggior parte siciliane.

Piccicuto nei meandri di quella miniera si addentrò un solo giorno e, risalito all’esterno, giurò che non sarebbe più sceso nelle viscere di quella terra. Si adattò a tutti i mestieri e portò avanti la famiglia. Uno dei figli, Rocco, che già da adolescente lavorava in fabbrica, ebbe l’opportunità a 16 anni di frequentare una scuola pubblica e apprendere il mestiere di sarto. Per la famiglia Piccicuto fu la svolta: non solo fortuna, ma professionalità che venne riconosciuta dalla comunità di Charleroi. Da operai a manager, i componenti della famiglia si sono portati avanti negli anni, hanno avuto successo economico e riconoscimenti per la loro attività. Le radici con la Sicilia sono rimaste solide.

Uno dei figli di Rocco, Filippo, è ritornato in Sicilia da imprenditore: quattro anni addietro: Filippo Piccicuto ha aperto sul lungomare di Giardini Naxos un lussuoso albergo a quattro stelle, il “Nautilus”: un “richiamo” per i Belgi, ma non solo.

La Sicilia non si dimentica – afferma Filippo Piccicuto –. Tutta la mia famiglia viene spesso a Pietraperzia dove abbiamo ancora parenti. Pietraperzia non è più come una volta: prima contava ventimila abitanti, ora appena seimila: quasi tutti sono emigrati ed hanno trovato altrove il lavoro che qui non c’è. A Charleroi c’è una comunità di oltre cinquemila Siciliani, la maggior parte provenienti da Pietraperzia. Mia moglie è originaria di Trapani, manteniamo vive le nostre tradizioni, il nostro dialetto come era più di cinquant’anni addietro: a Pietraperzia, però, non si parla più quel dialetto, lo hanno dimenticato e i giovani non lo conoscono”.

La famiglia Piccicuto ha investito energie economiche con la realizzazione di quest’albergo perché crede nelle grandi potenzialità della Sicilia. “Dove la trova una baia come quella di Giardini Naxos? – evidenzia Filippo Piccicuto – Non si trova da nessuna parte lo splendore di quest’isola! Bisogna andare all’estero per capire cosa è la Sicilia?

Interrogativo emblematico che dovrebbe essere posto soprattutto a chi governa l’isola.

Filippo Piccicuto ha inaugurato il “suo” albergo quattro anni addietro: ha avuto delle belle stagioni prima che esplodesse la pandemia, ma il Covid (ed ora le sue “varianti”) non lo ha scoraggiato: il “Nautilus” non ospita solo turisti che vengono da fuori Italia, ci sono anche Siciliani che lo preferiscono alle grandi strutture alberghiere presenti nel territorio.

A Charleroi la nostra comunità è ben voluta, apprezzata: noi Siciliani abbiamo avuto lavoro, spesso molto duro, abbiamo dato tanto e con tanto sacrificio…”, sostiene Filippo Piccicuto, e fa ascoltare sul cellulare cosa dichiara il Sindaco Paul Magnette.

Una storia come tante? Forse una lezione per chi parla dei migranti che giungono in Sicilia dall’altra sponda del Mediterraneo…

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