Figlio di Gheddafi: “Libia violentata e in ginocchio”

I libici che hanno preso il potere dopo la caduta del regime di Gheddafi “hanno violentato il paese, che è in ginocchio. Non ci sono soldi, né sicurezza. Non c’è vita qui. Vai alla stazione di servizio: non c’è diesel. Esportiamo petrolio e gas in Italia – stiamo illuminando metà Italia – e qui abbiamo blackout. È più di un fallimento. È un fiasco”. Lo ha dichiarato Saif al-Islam Gheddafi, figlio del defunto Colonnello libico, in una lunga intervista rilasciata al New York Times in cui ha ricordato il periodo della rivolta, la cattura ed il periodo vissuto da prigioniero e ha parlato dei suoi programmi futuri in vista delle elezioni previste in Libia il 24 dicembre.

Nell’intervista rilasciata di persona a Robert F. Worth lo scorso maggio a Zintan, Gheddafi ha dichiarato di essere un uomo libero e di lavorare per un suo ritorno in politica. I ribelli che lo avevano catturato 10 anni fa sono rimasti delusi dalla rivoluzione, ha spiegato, e alla fine si sono resi conto che poteva diventare un loro potente alleato. Seif sorride mentre descrive la sua trasformazione.

“Riesci a immaginare? – ha affermato – Gli uomini che erano le mie guardie ora sono miei amici”. I ribelli, ha aggiunto Seif, erano decisi a distruggere lo Stato, e senza uno Stato – ha evidenziato – una società tribale come la Libia è persa. “Quello che è successo in Libia non è stata una rivoluzione – ha proseguito – Si può chiamare guerra civile o giorni di malvagità. Non è una rivoluzione”.

Seif ha sfruttato la sua assenza dalla vita pubblica, osservando gli sviluppi della politica mediorientale e riorganizzando in silenzio la forza politica di suo padre. Non ha chiarito se si candiderà alla presidenza, ma crede che il suo movimento possa ripristinare l’unità perduta del paese. Nei mesi scorsi alcuni suoi collaboratori al ‘Times’ avevano parlato di una sua probabile candidatura. Saif al-Islam non è più apparso in pubblico da quando nel 2011 venne catturato nel deserto libico dai ribelli in seguito alla rivolta contro il padre. Nel 2015 era stato condannato a morte, ma due anni dopo era stato liberato. Tuttavia, qualsiasi tentativo di rientrare nella vita pubblica rischia di essere complicato dai mandati di arresto in sospeso emessi sia in Libia che dalla Corte penale internazionale. (AdnKronos)

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