Osservatorio Icsa per la sicurezza nel Mediterraneo

La Fondazione Icsa (Intelligence Culture and Strategic Analysis), think thank attivo dal 2009 nella ricerca sui temi della difesa e dell’intelligence, annuncia la costituzione dell’Osservatorio Icsa per la Sicurezza nel Mediterraneo (OisMed), che perseguirà l’obiettivo di monitorare l’attuale situazione di instabilità nella regione del Mediterraneo e gli intrecci terroristici e criminali presenti nell’area nordafricana. Un’area, osserva Leonardo Tricarico, presidente della Fondazione Icsa, “su cui auspichiamo da decenni l’adeguata attenzione”.

“Negli ultimi 30 anni -osserva il Prefetto Carlo De Stefano, Vice Presidente della Fondazione Icsa- e in particolare dalla caduta del muro di Berlino, vi sono stati vari tentativi di definire un livello condiviso di sicurezza nell’area del Mediterraneo, mediante una serie di iniziative politiche importanti e di largo respiro (si pensi al Dialogo 5+5 tra i Paesi delle due sponde del Mediterraneo, lanciato nel 1990; il Dialogo Mediterraneo inaugurato nel 1994 ad iniziativa della Nato; il Partenariato Euromediterraneo, avviato nel 1995 su impulso della UE; l’Unione per il Mediterraneo, nata su iniziativa della Francia, della Spagna e dell’Italia): tentativi che tuttavia non si sono mai concretizzati in programmi chiari e definiti, a motivo della estrema divergenza dei punti di vista e della mancanza di una visione sistematica delle problematiche del Mediterraneo”.

Nel frattempo, si sono manifestate, a livello globale, emergenze che hanno modificato il tradizionale concetto di sicurezza: i cambiamenti climatici, gli spostamenti delle popolazioni, l’instabilità economica, la criminalità organizzata, il terrorismo etnico e religioso, la pirateria informatica e, non ultima, la pandemia da Covid-19. Fenomeni che interessano profondamente ed endemicamente l’area del Mediterraneo e le regioni confinanti, come quella del Sahel, e che attraversano i confini tra gli Stati in una osmosi continua e inarrestabile.

“L’Osservatorio Icsa per la Sicurezza nel Mediterraneo nasce proprio con la finalità di gettare sull’area in questione uno sguardo sinottico e grandangolare -afferma Giancarlo Capaldo, Consigliere della Fondazione Icsa- e considererà l’area mediterranea come un intero, ossia come un sistema le cui criticità sono correlate e interrelate, con ampie e continue ricadute sulla vita politica ed economica di tutta l’Unione Europea. L’intento dell’OisMed è infatti quello di superare le visioni parcellizzate e improntate sull’analisi dei singoli Paesi dell’area mediterranea, adottando una prospettiva d’insieme anche sul modo in cui le dinamiche extra-regionali impattano sul Mediterraneo”.

“L’OisMed mira a colmare due vuoti significativi nel panorama italiano della ricerca sulla sicurezza nel Mediterraneo allargato -spiega il Professor Andrea Beccaro, Direttore di OisMed- da un lato, l’assenza di un gruppo di ricerca coeso e strutturato, appositamente costituito per lo studio della regione del Mediterraneo intesa come sistema, per quanto “caotico”. Dall’altro lato la cronica assenza, in Italia, di analisi approfondite della strategia e della sicurezza nel Mediterraneo. La fusione di questi due aspetti è la base dell’Osservatorio e il suo elemento distintivo e unico nel panorama italiano”.

Uno dei punti programmatici dell’OisMed sarà quello della costante verifica della capacità e della volontà dei paesi del Nord-Africa di cooperare fattivamente nel campo della sicurezza con gli altri Paesi del Mediterraneo. In precedenti studi, la Fondazione Icsa ha più volte affrontato i problemi derivanti dalla integrazione o dalla commistione fra terroristi, in special modo jihadisti, ed elementi appartenenti ad organizzazioni criminali: le loro azioni mescolano business e ideologia, assumendo anche le caratteristiche di reti transnazionali. Nel recente passato, infatti, gruppi di combattenti jihadisti in fuga dai teatri di guerra si sono aggregati a gruppi di trafficanti per lo smistamento di immigrati, per trasportare partite di droga o per contrabbandare petrolio.


Attualmente in ampie zone del Nord-Africa, come nella fascia del Sahel e nell’Africa sub-sahariana, si registra la presenza di gruppi criminali-jihadisti alla ricerca di spazi ove posizionarsi e consolidare la loro presenza e la loro capacità di penetrazione nelle sfere economiche ed organizzative. “Il Sahel -spiega Alessandro Locatelli, ricercatore OisMed- è anche una regione ricca di risorse minerarie preziose, come oro, uranio, metalli rari, che fanno gola a molti attori dell’economia globale e a molti gruppi di potere locali. Per tutte queste sue caratteristiche il Sahel diventa una regione chiave per il transito dei traffici illeciti che arrivano in Europa, e non solo, attraverso il Mediterraneo. I traffici che si sviluppano nel Sahel finanziano gruppi criminali e terroristici dando ossigeno all’ala militare dei gruppi armati di stampo jihadista. Le dinamiche internazionali, le rotte di transito e le modalità di trasporto delle merci e delle persone mostrano una struttura organizzativa transnazionale tutt’altro che improvvisata e una flessibilità operativa unita ad una logistica che pongono in difficoltà le forze di polizia europee”.

Tra il Nord-Africa e la fascia sub-sahariana, sono varie le formazioni criminali-jihadiste affiliate allo Stato Islamico o al suo competitor, al-Qaeda. “Pur richiamandosi a reti terroristiche internazionali -spiega Elettra Santori, ricercatrice OisMed-. queste formazioni hanno soprattutto carattere di insorgenze. Adottano una retorica jihadista internazionale, richiamandosi ad al-Qaeda o all’Isis, soprattutto per rafforzare la propria immagine e per incrementare la loro capacità di reclutamento sul posto. Se i governi locali enfatizzano la caratura ideologica transnazionale di questi gruppi, rischiano di adottare un’inefficace strategia di contro-insurrezione, favorendo abusi sulle popolazioni in nome della lotta al jihadismo. Queste aspre controffensive non fanno altro che esacerbare il malcontento popolare, sollecitando l’emigrazione (per chi dispone di denaro a sufficienza) oppure, paradossalmente, favorendo proprio la radicalizzazione e il reclutamento terroristico che i governi dicono di voler combattere”.

Nella prospettiva sistemica con cui OisMed intende affrontare l’emergenza della sicurezza nell’area mediterranea, non può mancare “l’attenzione per lo studio del fenomeno bellico nelle sue varie forme -come spiega il Direttore di OISMed, Andrea Beccaro- un fattore chiave per comprendere l’attuale instabilità geopolitica del Mediterraneo. Quest’ultima non è solo dovuta agli intrecci di interessi, attori e tensioni tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente, ma anche al tasso di conflittualità che caratterizza la sponda sud della regione mediterranea, e che si manifesta in varie forme: l’estremismo jihadista, i conflitti civili, l’instabilità strisciante, fino alle più classiche tensioni tra Potenze”. Per questa ragione -continua Beccaro- l’OisMed non potrà prescindere dal monitoraggio della strumentazione bellica e tecnologica utilizzata nelle aree di tensione da attori statuali e non statuali. Si pensi ad esempio all’impiego dei droni in Libia da parte di Ankara, una metodologia bellica già testata dalla Turchia nel contesto siriano”. (AdnKronos)

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