Procura Firenze indaga Berlusconi e Dell’Utri per “concorso in strage”

I pm avrebbero raccolto nuovi elementi sui possibili mandanti esterni

Dopo quattro archiviazioni, la procura di Firenze avrebbe raccolto nuovi elementi sui possibili mandanti esterni dietro le stragi mafiose del 1992-93: Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, considerati con tanti distinguo in precedenza come “mandanti altri” o “concorrenti esterni”, sarebbero stati inseriti nel registro degli indagati “per concorso in strage”. E’ quanto rivela il “Domani” in un articolo pubblicato oggi, sostenendo che “le indagini sugli attentati di Firenze e Roma e Milano sono a un punto dove non erano mai arrivate”.

L’ultima indagine sulle stragi è stata aperta nel 2017 dopo gli “obliqui messaggi” lanciati dal carcere dal boss Giuseppe Graviano che colloquiava con il suo compagno d’aria Umberto Adinolfi. E nelle ultime settimane si sarebbe registrata, scrive sempre il “Domani”, un’intensità di attività investigative fra Firenze e la Sicilia, “inseguendo tracce lasciate dai soldi, il pretesto per indagare sui massacri”.

Di questo impegno particolarmente gravoso dei pubblici ministeri fiorentini vi è testimonianza anche all’inaugurazione dell’anno giudiziario del capoluogo toscano del gennaio scorso, stralci di relazioni dedicati alle incombenze degli uffici requirenti: “La distrettuale antimafia di Firenze, è tuttora impegnata nella complessa e delicata attività di indagine volta a chiarire i punti ancora oscuri delle stragi di mafia”. Alla procura nazionale antimafia a Roma, precisa il “Domani”, “c’è una riunione dopo l’altra, c’è un via vai di procuratori delle distrettuali coinvolte nell’inchiesta”: quelli di Caltanissetta competenti per territorio su Capaci e via D’Amelio, quelli di Palermo investiti della trattativa Stato-mafia, quelli di Reggio Calabria che hanno già portato a giudizio il siciliano Giuseppe Graviano e il calabrese Rocco Santo Filippone ottenendone la condanna in Corte d’assise.

L’inchiesta in cui sono indagati il leader di Forza Italia e l’amico ed ex braccio destro Dell’Utri è stata aperta dal procuratore capo della repubblica di Firenze Giuseppe Creazzo, dal sostituto Luca Turco e dal procuratore aggiunto Luca Tescaroli, un pm che ha “il sapere” sulle stragi del ’92 e del ’93.

Alle “dichiarazioni” di Graviano, confidate ad Adinolfi, seguono indagini. Ma cosa dice, in sostanza, di così clamoroso dal 2016 al 2017 durante l’ora di socialità in carcere? Primo: “Lo volevano indagare… Berlusca mi ha chiesto questa cortesia.. per questo è stata l’urgenza”. Secondo: “Lui voleva scendere, però in quel periodo c’erano i vecchi e lui mi ha detto ci vorrebbe una bella cosa”. La decifrazione che ne fanno gli inquirenti è questa. “Voleva scendere” rimanderebbe all’idea di Berlusconi di scendere in politica già prima del 1994. “Ci vorrebbe una bella cosa” rimanderebbe all’idea di una strage per destabilizzare, in modo da favorire l’arrivo dell'”uomo nuovo”. La “cortesia” rimanderebbe al “colpo di grazia” di cui parla anche il pentito Gaspare Spatuzza. Il “colpo di grazia” sarebbe un’altra strage.

Alla fine del 2020 i procuratori di Firenze sono andati ad interrogare il pentito Gaspare Spatuzza. E per analizzare l’ipotetico triangolo Graviano-Dell’Utri-Berlusconi, si sono concentrati su una settimana decisiva per il destino di quest’inchiesta. È quella che va dal 21 al 28 gennaio 1994. Spatuzza incontrò il 21 Giuseppe Graviano al bar Doney di Roma; in quegli stessi giorni, a Roma, c’era anche Dell’Utri, in attesa della convention nella quale sarebbe stata annunciata la nascita del partito di Forza Italia e la famosa “discesa in campo” di Berlusconi. Graviano dimora in una villa a Torvaianica, vicino alla capitale.

C’è poi un altro pentito che conferma la versione di Spatuzza. È Antonio Scarano (morto nel 2004), che ricordò di avere accompagnato Spatuzza al bar Doney e di averlo visto parlare con uno che Spatuzza chiama “Madre Natura”. Scarano disse anche che, lui e Spatuzza, andarono anche a Torvaianica. Tutte coincidenze rilevate dalla nuova indagine.

L’ultima parte del racconto di Spatuzza riguarda l’attentato finale, il “colpo di grazia” per destabilizzare il paese in vista dell'”uomo nuovo”. Il 23 gennaio del 1994, davanti allo stadio Olimpico, c’era un’autobomba “per uccidere un bel po’ di carabinieri… non tre o quattro… almeno cento” in servizio d’ordine pubblico. Qualcosa non funziona, “un problema tecnico”, l’auto non fa la strage. Tre giorni dopo, il 26 gennaio, Silvio Berlusconi annuncia la sua discesa. L’ultima settimana del gennaio ’94 finisce il giorno 27, a Milano. Quella sera, Giuseppe e Filippo Graviano vengono arrestati al ristorante “Gigi il Cacciatore”.

Chi fa la “soffiata” per far scivolare nella rete i Graviano e proprio in quel momento? E’ questo uno dei punti centrali della vicenda delle stragi. La procura di Firenze ha delegato la Dia, la direzione investigativa antimafia, di indagare sulla cattura dei Graviano a Milano. (AdnKronos)

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